6 milioni di foto al secondo, si può

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La Redazione
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Pubblicato il: 05/05/2009
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Con un tempo di otturazione rapidissimo, questa fotocamera può riprendere anche oggetti ultraveloci o molto piccoli. Una promessa per le fotocamere del futuro?

Roma – Un tempo d’otturazione pari a 440 trilionesimi di secondo. 6,1 milioni di foto scattate nell’arco di un secondo. Questi i due numeri più importanti che delineano la più veloce fotocamera mai costruita prima d’ora.

La novità viene dalla mente di Keisuke Goda , specialista in optoelettronica presso l’Università della California, e relativo team. “Abbiamo inventato un nuovo sistema di imaging grazie al quale si supera il limite principale nella ripresa, costituito dal compromesso tra sensibilità e velocità di esposizione”, ha detto lo specialista. Ad oggi, “è la fotocamera più veloce del mondo”.

Come gli esperti e gli appassionati avranno già intuito, il vantaggio di una simile fotocamera è quello di poter riprendere anche oggetti in rapidissimo movimento. Ovviamente, la quantità di luce che entra con un così breve tempo di otturazione è pochissima, ed è proprio qui che è intervenuta la novità.
“C’è un particolare amplificatore di immagine all’interno, specificamente deputato a risolvere il problema del rapporto tra velocità e sensibilità”, spiega il luminare. “Potrebbe essere utilissimo anche nel campo della microscopia. In meta-microscala, anche oggetti in minimo movimento richiedono tali prestazioni, a causa del campo visivo ridottissimo”.

Come funziona, dunque, questo sistema? Battezzato STEAM (Serial Time Encoded Amplified Microscopy, cioè microscopia amplificata e codificata in serie temporali), il sistema illumina i soggetti da riprendere con una speciale luce laser ad infrarosso, che cicla su diverse lunghezze d’onda, una per ogni singolo pixel del sensore. 

Quando la luce riflessa colpisce il sensore, ogni pixel preleva la propria lunghezza d’onda dedicata, preventivamente e selettivamente amplificata. Il risultato complessivo è un’illuminazione virtualmente molto maggiore di quanto sia in realtà: la luce catturata, a quelle velocità, è davvero costituita da appena una manciata di fotoni.

La tecnica, contrariamente a quanto si potrebbe supporre, non è applicabile ad una normale fotocamera elettronica, in quanto il sensore non sa quali siano le differenti lunghezze d’onda eventualmente amplificate, né potrebbe saperlo.

Al momento il nuovo sensore riesce a recepire immagini composte da «solo» 3mila pixel. In pratica, anni-luce di distanza dalle attuali fotocamere, tutte ornate da scritte inneggianti risoluzioni multi-mega-pixel. Ma il team dell’Ateneo ha proprio questo come oggetto di prosecuzione dello studio: svilupparne un modello che non abbia nulla da invidiare – o quasi –  alle mega-risoluzioni delle fotocamere odierne.

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