Il display è troppo corto, ma basta allungarlo

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Marco Valerio Principato
Di Marco Valerio Principato
Pubblicato il: 14/05/2009
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Roma – Un display indossabile, deformabile, allungabile. Che si possa avvolgere intorno a qualsiasi cosa, magari fissandolo con una striscia di velcro. È grosso modo questo il risultato ottenuto da un team di ricercatori dell’Università di Tokio, capeggiato dall’Ing. Takao Someya.

Il team ha costruito un display che Technology Review definisce  stretchable, allungabile. Infatti le connessioni tra i vari OLED e i transistor sono state realizzate con un conduttore gommoso, fatto di nanotubi di carbonio.

Risultato? Il display può essere arrotolato come un poster, stiracchiato su una superficie rotonda, piegato a metà e in quattro quarti come fosse un foglio, senza per questo arrecargli alcun danno o comprometterne le prestazioni.

Un DRAPPO di display: i nuovi conduttori stampabili di nanotubi di carbonio permettono di produrre display OLED allungabili. Photo Credit: Takao Someya, the University of Tokyo

Un DRAPPO di display: i nuovi conduttori stampabili di nanotubi di carbonio permettono di produrre display OLED allungabili. Photo Credit: Takao Someya, the University of Tokyo

Il materiale impiegato per l’interconnessione non è proprio una novità: il team lo aveva impiegato  già in precedenza, per costruire un circuito elettronico flessibile e allungabile. L’innovazione apportata con l’ultimo impiego, cioè quello di costruirci un display, è un’altra: questo particolare circuito, essendo fatto di nanotubi, può essere stampato (con apposita stampante, ovviamente), dunque la produzione viene ad avere costi e tempi inferiori ad un normale display.

Inoltre, fa notare la rivista del MIT, pur non essendo una novità i circuiti stampati flessibili, il fatto di essere allungabile gli conferisce una caratteristica inedita, cioè quella di poter essere applicato su oggetti tridimensionali, anche irregolari.

La stampa avviene depositando delle righe conduttrici larghe 100 micrometri su un nastro di gomma. Su queste righe vengono poi stampati gli OLED. Il risultato è un’allunagbilità neanche trascurabile, perché arriva al 50 per cento della sua lunghezza originale.

Altro aspetto positivo è che non necessariamente la seconda stampa deve depositare OLED: può benissimo applicare altri tipi di elettrodi/sensori. Una delle applicazioni possibili è la creazione di una sorta di pelle artificiale ad uso robotico, con cui trasmettere sensazioni di pelle al robot. La cui naturale e successiva applicazione pratica è quella delle protesi e degli arti artificiali, che potrebbero con questo sistema acquisire una sorta di sensibilità.

Ci sono già aziende interessate, spiega Technology Review: una di queste è la giapponese Dai Nippon Printing che è convinta il prodotto possa divenire commerciale in cinque anni. Nel frattempo i ricercatori vogliono… alzare la risoluzione: il prosieguo dello studio è orientato, infatti, a stampare righe più piccole di 100 nanometri.

Marco Valerio Principato

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