LHC, ancora timori per i buchi neri

Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 13/09/2008
Commenti 2 commenti | Permalink

C’è chi rilancia timori, chi accusa mal di testa, chi pensa alle profezie. Prevale ancora, fortunatamente, il buon senso scientifico. L’appuntamento del CERN per i prossimi lavori

La sala controllo dell'LHC

La sala controllo dell'LHC

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Roma – Non si placano i timori sul Large Hadron Collider, l’acceleratore di particelle avviato il 10 settembre: molte sono ancora le perplessità e le incertezze. 

<p>Paul Davies</p>

Paul Davies

Nel polverone sollevato ha fatto da padrone il Professor Otto Rössler, che con la sua teoria ha sollevato quei dubbi propagatisi rapidamente su stampa e Web. Ora, l’allarme del luminare tedesco viene ripreso dal cosmologo e divulgatore britannico Paul Davies, secondo cui il rischio buchi neri esiste e vorrebbe comprovarlo. Anche Davies, però, riporta La Stampa, “ha chiesto al CERN una conferenza sulla sicurezza, ma le sue paure sono state giudicate infondate”.

Non mancano coloro che intravedono nel funzionamento dell’acceleratore di Ginevra la causa di effetti collaterali in alcuni casi “profetici“, in altri alquanto bizzarri, come mal di testa, pesantezza, cadute di oggetti ed altre simili manifestazioni, di cui si ipotizza la dipendenza dall’LHC. Un’intera associazione (LHC Defense) si lancia con ardimento contro l’LHC ma, in generale, contro tutti gli acceratori di particelle: ne ha spiegato gli intenti il quotidiano L’Unità, lasciandosi andare in ipotesi alquanto fantasiose che, pur coinvolgenti alla lettura, restano prive di basi scientifiche.

Molto più “connesso” alla realtà Il Sole 24 Ore, il cui articolo non si limita a riportare il successo ottenuto, ma illustra con semplicità e completezza una breve storia dell’acceleratore, i dettagli di alcuni episodi che l’hanno caratterizzata, le scoperte ricavate da altre esperienze nel settore e, soprattutto, l’appuntamento in agenda per le prossime sperimentazioni: la prossima settimana, cioè «quando i due fasci di particelle saranno sincronizzati. E per i primi mesi del 2009 la macchina lavorerà a regime», chiosa la testata.

Nonostante le cospicue «correnti contrarie», l’offerta scientifica che il Large Hadron Collider è in grado di regalare non solo al mondo scientifico ma all’intera umanità è davvero vasta. E anche stavolta da Ginevra verrà un’ulteriore lezione per gli informatici: quella che insegnerà come gestire, in tempi ristrettissimi, quantità enormi di dati.

Per chi non lo ricorda, se oggi si impiega il Web così come tutti lo conoscono è grazie al predecessore dell’odierno LHC, che è il LEP del Professor Carlo Rubbia. Il Web ipertestuale, dunque, è nato a Ginevra: “Per esempio – ricorda al Giornale Umberto Dosselli, vicepresidente dell’INFN - negli anni ’90, per far circolare i dati ottenuti con il Lep del professor Carlo Rubbia (il Lep fu il papà dell’odierno Lhc) eravamo ricorsi a una cosa chiamata Web. Qualcosa che ha dato una buona mano a noi, ma che di certo ha anche sconvolto il mondo”.

Per chi desidera approfondire, qui di seguito alcuni filmati di interesse sull’argomento.

Marco Valerio Principato


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Commenti
  1. orlando scarcello scrive:

    Non lasciamoci prendere dal catastrofismo: l’LHC è stato studiato alla perfezione, i soli inconvenienti possibili sono guasti “tecnici” che possono verificarsi ovunque, non di certo squarci spazio-temporali, buchi neri o quant’altro, è solo fantascienza divulgata dai media. NON v’è alcuna possibilità che un buco nero si sviluppi con una massa così bassa come quelle che saranno concentrate nell’LHC, a meno che gli ultimi settanta anni di meccanica quantistica non siano il più grossolano errore della scienza moderna. Puntualizziamo: se anche lo fossero, le stime più attendibili affermano che le possibilità di formazione di un buco nero sarebbero, comunque, di 1/20000000.

  2. mara fioti scrive:

    la troppa voglia di conoscenza dell’uomo lo portera’ all’autodistruzione poiche’non avra’ fine mai purtroppo


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