Skype rassicura, nessun rischio di intercettazione

La Redazione
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Pubblicato il: 26/07/2012
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Le preoccupazioni sollevate in Rete alcuni giorni fa circa il rischio di intercettazioni su Skype sono infondate. Lo chiarisce l’azienda stessa, spiegando: “nulla è cambiato nell’architettura”

Roma – Skype intende fugare ogni timore circa i recenti cambiamenti apportati alla propria posizione dei “Supernodi”: essi non facilitano minimamente l’ascolto o l’intercettazione delle comunicazioni da parte delle autorità, nulla cambia, da questo punto di vista, rispetto al passato.

L’azienda, acquisita lo scorso anno da Microsoft per oltre 8 miliardi di dollari, ha fatto sapere con una nota che le variazioni apportate alla struttura peer to peer della sua rete sono tese solo a migliorare la qualità del servizio.

Ciò che è stato fatto è migrare l’uso dei cosiddetti “supernodi” all’uso di normali data center. I “supernodi”, lavoro in origine svolto da alcuni client scelti automaticamente dall’architettura stessa, erano computer in grado di agire come “directory” e di indicare quindi l’indirizzo di alcuni client.

Skype ha stabilito che tale carico, se svolto da computer dedicati anziché contare sulla presenza di client in grado di farlo, è svolto con maggiore affidabilità. Nel 2010, molti lo ricorderanno, un aggiornamento software del client ha causato un black-out, dovuto al mancato riconoscimento di diversi “Supernodi”.

Per ''ascoltare'' Skype resta necessario ricorrere all'azienda, con un mandato

Per ”ascoltare” Skype resta necessario ricorrere all’azienda, con un mandato

Cambiata quindi la posizione in rete dei “supernodi”, Skype però insiste nel precisare che essi ora hanno esattamente la stessa funzione e nulla in più, rispetto a prima, rende più facile alcuna intercettazione o ascolto da parte delle autorità. “Questo non ha modificato la sottostante struttura nella natura peer to peer di Skype, in cui i supernodi permettono semplicemente agli utenti di individuarsi l’uno con l’altro”, ha scritto in una nota Mark Gillett, Chief Operation e Development Officer dell’azienda. “Riteniamo che questo nuovo approccio comporti unicamente un immediato aumento di performance, di scalabilità e di disponibilità delle funzioni per i centinaia di milioni di utenti che compongono la comunità Skype”, ha ribadito.

Non avendo l’azienda alterato alcun percorso di voce, video e messaggi tra “supernodi”, nulla di sostanziale cambia nella rete riguardo alla privacy, “esattamente come era prima dell’acquisizione da parte di Microsoft”, ha ribadito un portavoce dell’azienda.

Va comunque ricordato che Skype, esattamente come qualsiasi altro operatore di telecomunicazioni statunitense, è obbligato a permettere alle autorità USA l’accesso alla propria rete qualora disposto dalle stesse. Per legge, le autorità dotate di apposito mandato possono chiedere di acquisire i contenuti delle conversazioni e, per farlo, debbono chiederlo all’azienda, la quale è la sola a detenere le chiavi di decodifica dei dati cifrati attraverso i quali circolano voce, video e dati.

Analoga possibilità, in genere, deve essere riservata alle autorità degli altri paesi nei quali l’operatore mette a disposizione il proprio servizio. Nulla di diverso, nulla di meno e nulla di più, dunque, di quanto possa (e debba) fare una nostrana Telecom Italia, di fronte all’ordine di un magistrato. Anche se a volte le autorità hanno esternato vivo rammarico per “dover chiedere” e non poter agire direttamente, ma tant’è.


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