Lo SPAM? Lavora dalle 9 alle 17, non oltre

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La Redazione
Di La Redazione
Pubblicato il: 05/06/2009
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Roma – Senza alcuna distinzione di indirizzi, per la gioia degli internauti nel mese di maggio scorso lo spam che ha invaso le caselle di posta elettronica ha superato il 90 per cento della posta totale.

Lo dichiara Symantec in uno studio, da cui emergono tra l’altro le ultime… tendenze in materia, evidenziando che l’ultima moda è stata quella di servirsi di botnet – di cui c’è stato più di qualche rigurgito – e di social network.

Guadagnando un buon 5 per cento rispetto al mese precedente, oltre il 57 per cento è giunto alle caselle proveniente da varie botnet. In particolare una, chiamata Donbot, è stata individuata come la più attiva e responsabile di più del 18 per cento dello spam totale, mentre tutto il resto sembrerebbe essere provenuto da botnet minori.

Nonostante l’automazione (se così si può definire senza offendere il termine), sembra proprio che la maggior parte delle inondazioni avvengano nelle ore di lavoro del fuso orario statunitense, lasciando quindi supporre almeno in parte la zona d’origine, ovvero che i reali estensori abbiano individuato ed accalappiato involontari collaboratori dislocati negli States.

“Gli spammer trovano che questo vasto target individuato online e più incline a rispondere alle email-spazzatura sia molto profittevole per i loro loschi scopi”, scrive l’azienda. E precisa, al contempo, che di domenica l’attività subisce un notevolissimo calo, in virtù del molto più elevato numero di computer compromessi lasciati spenti.

Symantec fa anche notare, secondo la propria ricerca, che “l’assunzione ormai comune è che la maggior parte del malware risieda su siti minori, di solito sponsorizzando contenuti per adulti”. Quanto invece al malware particolarmente insidioso e pericoloso, secondo lo studio quest’ultimo si annida più spesso in nomi a dominio molto noti e ben conosciuti, in particolare in quelli facenti capo alle reti sociali o in quelli che vivono grazie agli UGC, user generated content (i contenuti generati dagli utenti).

Il rapporto precisa anche che lo spam basato su immagini sembra stia vivendo una certa rinascita, il che confermerebbe un rapporto di IBM della scorsa primavera, in cui si annunciava un rifiorire dell’attività. IBM non dava per certo trattarsi proprio di immagini, ma di fatto lo spam con all’interno delle immagini ad aprile scorso è lievitato del 22 per cento.

Come spesso accade, non c’è accordo tra i big sulle quantità: poco tempo fa Microsoft aveva addirittura misurato qualcosa come il 97 per cento. Ma una cosa è certa: si tratta di un fenomeno che sovrasta in larghissima parte il numero di email legittime. E per chi si serve di smartphone, spesso questo costituisce un problema serio, vista l’indisponibilità di tariffe realmente forfettarie, perché consuma traffico che va inevitabilmente sprecato.

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