I virus tra i profili Facebook… per sciocchi

Su Facebook? Ci sono molti meno rischi di quanto si creda.
Su Facebook? Ci sono molti meno rischi di quanto si creda.
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 08/04/2015
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A causa della superficialità e imprecisione con cui certi media tentano di spiegare come difendersi, a volte i rischi – anziché diminuire – aumentano.

Media

Fig. 1: cosa deve accadere con un tag «normale».
Fig. 1: cosa deve accadere con un tag «normale».
(Cliccare l'immagine per ingrandire)
Fig. 2: come verificare i tag prima di cliccarli.
Fig. 2: come verificare i tag prima di cliccarli.
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Roma – Nella cosiddetta “informazione di massa” sta circolando una notizia fuorviante, scritta in modo da essere dannosa forse più del fatto stesso che riferisce: «È di questi giorni la segnalazione di un nuovo ‪virus‬ che si diffonde tramite i profili ‪Facebook‬. Vi ritrovate taggati in un video o in una foto da un vostro amico (si tratta quasi sempre di pornografia) solo che il vostro amico non ne sa nulla e se, incuriositi, cliccate sul link, il vostro pc sarà infettato da un virus», titola tronfio il sito Retenews24.it.

Non è impossibile, ma è assai difficile che si verifichi una cosa del genere. Il semplice atto di taggare (applicare un’etichetta, bisognerebbe dire) non può portare alcun virus se l’operazione si svolge restando all’interno del portale di Facebook.

C’è una, una sola cosa a cui occorre fare attenzione quando si esamina un tag sul computer: quando si passa il mouse sul tag si deve aprire un box in cui compaiono le informazioni relative alla persona taggata, senza bisogno di cliccare (vedi fig. 1 in colonna). Inoltre, nella barra di stato in basso sul browser, per chi ne dispone1, deve comparire qualcosa come

https://www.facebook.com/pagina-della-persona-taggata

(nel caso di chi scrive: https://www.facebook.com/principato)

ma nient’altro. Se si vede comparire altro – ossia un indirizzo che non inizia con www.facebook.com, allora allarme: è un tag contraffatto e, cliccando, l’infezione può arrivare in quanto inoculata da un sito esterno, ma non da Facebook (vedi fig. 2 in colonna).

Qualora non si disponga della barra di stato nel browser, occorre cercare – se possibile – di attivarla (magari chiedendo a un esperto come fare), così da poterne fare impiego. In alternativa, cliccare il tag sospetto con il tasto destro e non con il sinistro, quindi utilizzare la voce “Copia indirizzo” del menù contestuale e verificare, eseguendo un “incolla” su un programma inoffensivo come il Blocco Note, qual è l’effettivo indirizzo verso cui si sarebbe diretti.

Se poi si vuol montare un antivirus, nulla vieta. Ma occorre ricordare, durante la propria vita in Rete, che il primo e più efficace antivirus siamo noi stessi, la nostra intelligenza e il ripudio vivo e forte dall’appartenere a quella categoria di beoti, purtroppo amplissima, di cui certi nullafacenti si servono quando distribuiscono virus e altre amenità del genere, con grande onta di Sir Tim Berners-Lee.

  1. Molti produttori di browser, incluso Mozilla, oggi si ostinano a toglierla, una colpa gravissima perché non c’è modo di conoscere l’indirizzo a cui punta un link senza cliccarlo, se non con manovre meno semplici e meno intuitive.  [Torna al testo]

Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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