WhatsApp nel mirino del Garante Privacy italiano

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
Di
Pubblicato il: 28/02/2013
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Dopo la sventagliata diretta a Skype (ancora da soddisfare appieno), ora il Garante Privacy italiano mira a WhatsApp. Era ora: Dio solo sa finora, quanto ha rastrellato quell’App.

Roma – Fa piacere constatare che il Garante Privacy italiano, dopo le sapienti mosse indirizzate a Microsoft/Skype (e peraltro ancora da esaudire appieno), si stia ora indirizzando a WhatsApp, l’applicazione più cool del momento, specialmente tra i giovani, quella che tutti vogliono e che ha persino prodotto lamentele all’atto in cui, superato l’anno iniziale, ha teso la mano destra per continuare a funzionare.

Come fa piacere constatare che proprio su queste pagine, da molti mesi, si è avuta cura di parlare di questo problema: la privacy, questa sconosciuta, su cui qui c’è tanto di etichetta di argomento. Ma non in Italia, nè – men che meno – in Europa. Qui in Europa la privacy la conosciamo bene, tanto è vero che c’è in atto una riforma della normativa europea sulla privacy proprio perché quella attuale è vecchia.

Riforma che ai giganti del Web a stelle e strisce, ovviamente, non va a genio. In particolare, neanche a dirlo, a Google. Ma dovranno farsene una ragione, prima o poi, così come la vecchia politica dovrà farsi una ragione dei numeri ricavati dalle ultime elezioni politiche, che siano o meno state affrontate con intelligenza questo è altro discorso.

Resta il fatto che «adesso Whatsapp inc. deve spiegare quali tipi di dati personali degli utenti vengono raccolti e usati al momento dell’iscrizione e nel corso durante l’utilizzo dei servizi di messaggistica e condivisione file; come vengono conservati e protetti questi dati; le misure adottate (es. cifratura, generazione di credenziali etc.) per limitare il rischio di accesso da parte di soggetti diversi dagli interessati e, in particolare, se siano stati previsti sistemi contro gli attacchi tipo “man in the middle”, che vengono condotti per acquisire illecitamente il contenuto dei messaggi scambiati mediante l’applicazione», scrive La Repubblica. Non solo: il produttore deve far sapere come utilizza quei dati che rastrella, come e per quanto tempo li conserva.

Molto bene. Lentamente, sommessamente, ma inesorabilmente, il bubbone comincia a scoppiare.

Era ora.

Marco Valerio Principato

Sull'autore:

Marco Valerio Principato (1876 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureando in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.



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