Google? Farà l’amministratore del condominio

Parla, o mio padrone. Io? Prima registro, poi eseguo
Parla, o mio padrone. Io? Prima registro, poi eseguo
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 02/07/2014
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BigG controllerà tutto lo smartphone, anche solo a voce. Farà cercare tutto, anche nelle app. Perciò saprà ancora, ancora, ancora. Di più.

Google ha intenzione di appropriarsi completamente di ogni smartphone Android. Per gestirlo, da cima a fondo, app comprese, anche solo con comandi vocali. E risultati prelevati dalle app stesse compresi.

Cosa vuol dire? Qualcosa di simile a Facebook Home, ve lo ricordate? Se lo si abilita, l’app di Facebook (su Android, si intende) si appropria completamente dell’apparecchio, quasi “nascondendo” Android stesso, ed è essa a gestire tutto, naturalmente infarcendo l’interfaccia utente di funzionalità social di ogni foggia.

Be’, grosso modo è questo che vuol fare Google. È dallo scorso anno che ci lavora, spiega Technology Review, con partner del calibro di Pinterest, Tumblr e IMBD. Alla scorsa Google I/O Conference ha vuotato il sacco: «sarà un’esperienza senza soluzione di continuità», ha detto Lawrence Chang, product manager di BigG. «Per la prima volta stiamo trattando le app che voi avete installato sul vostro device allo stesso livello dei siti Web».

Il concetto è abbastanza semplice: il sistema agisce un po’ come fosse GoogleBot (il “robot” di scansione che Google ha costruito per mandarlo in giro in Rete a scandire i siti da indicizzare, ndB). Esso scandisce tutto lo smartphone, tutti i dati, tutte le app, ed è in grado di cercare risultati ovunque, naturalmente Web compreso ma compreso anche tutto, proprio tutto ciò che c’è nello smartphone.

In particolare, tra i risultati sarà capace di fornire anche quelli che le app stesse hanno trovato, mediante la tecnica dei c.d. “deeplink”. In altre parole, se – ad esempio – una ricerca è indirizzata a una frase contenuta in un articolo leggibile solo in una app a pagamento o dedicata, relativa a una determinata pubblicazione, Google potrà “chiedere” il risultato a quella app e lo mostrerà, assieme a tutti gli altri ritenuti pertinenti.

Dulcis in fundo, tutto questo sarà possibile farlo non soltanto mediante ricerche digitate sulla tastiera, ma anche attraverso la funzionalità di ricerca vocale di Google.

Per questo Chang, alla conferenza, ha caldamente incoraggiato gli sviluppatori a far sì che le loro app aderiscano allo schema e mettano a disposizione il “deep linking”: se le app non “collaborano”, quest’ultimo dettaglio non riesce.

Tutto questo, sotto il profilo dell’usabilità, è certamente molto intrigante e molto interessante. Però non possiamo non osservare che una simile funzionalità significa, metaforicamente, lasciarsi… denudare completamente da Google, lasciare che BigG – casomai gli mancasse ancora qualcosa – sappia tutto, ma proprio tutto, niente escluso e tutto compreso, di ciò che facciamo, leggiamo, scriviamo, memorizziamo, cerchiamo, inoltriamo, condividiamo. Tutto, tutto, tutto.

Non ci sarà, per caso, qualche piccolo rischiuccio – minimo, eh – per la privacy?

Marco Valerio Principato

(Versione redazionale in formato PDF)

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Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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