BlackBerry si imbelletta, vuole scalzare iPhone. Ce la fa? No

The New Blog Times
La Redazione
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Pubblicato il: 20/12/2008
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Rob Pegoraro del Washington Post fa la radiografia «pratica» ai due nuovi BlackBerry di RIM: il Bold e lo Storm, venduti in Italia da Vodafone

Roma – Il BlackBerry di Research In Motion è sempre stato il rozzo camion degli smartphone, racconta Rob Pegoraro sul Washington Post. Brutto ma utile, per il compito che gli era assegnato.

Poi qualche anno fa sono comparsi modelli più accattivanti, come il Pearl e il Curve, che hanno portato un po’ di stile all’offerta. Ora vi sono due nuovi camera phone, il Bold 9000, uscito a novembre, e lo Storm 9530, che ha debuttato qualche settimana dopo ed ha già avuto un aggiornamento software per risolvere un bug, portanto un po’ di “finiture” al software incluso nel pacchetto.

Questi due esemplari – continua Pegoraro – rappresentano già un notevole progresso rispetto ai modelli di due anni fa, per non parlare della competizione di apparecchi basati su Palm OS e su Windows Mobile.

Il problema che resta è che sia Palm che Microsoft non rappresentano più, per RIM, alcun competitor. L’iPhone di Apple (e sia il Bold, sia lo Storm sia altri competitor sono ben lontani dallo standard che il melafonino ha impostato) rappresenta un po’ l’Android di Google della situazione.

Il Bold, venduto negli States da AT&T Wireless a 399 dollari, può anche dare più soddisfazione, ma dimostra meno creatività. Lo Storm, venduto da Verizon Wireless in esclusiva a 249 dollari, può essere più frustrante da usare, tuttavia si mostra più promettente (i due prezzi sono legati ad un contratto biennale e, se si è già clienti, costa di più).

Con ognuno dei due, in ogni caso, la cosa di cui più si sente il bisogno è un aggiornamento al software di RIM. Ora, anziché con una manciata di piccole icone quadrettate e testo a bassa risoluzione, entrambi hanno un bell’Home screen, con pulsanti grandi, puliti e visualizzati bene, benché cliccarci sopra porti ancora a menù troppo ricchi di voci.

RIM ha anche aggiornato i programmi fontamentali per Internet e multimediali. I loro browser possono visualizzare pagine intere senza problemi. Le loro applicazioni di posta elettronica possono finalmente mostrare messaggi HTML così come sono scritti e sono distribuiti con utility in grado di editare documenti di Microsoft Office allegati ai messaggi. Hanno anche programmi decenti per la riproduzione multimediale, sia video che audio.

Con lo Storm, tuttavia, RIM ha voluto aprire un nuovo capitolo, eliminando la tastiera fisica. Al suo posto il touch screen SurePress, che si comporta diversamente a seconda se viene lambito con le dita (per selezionare qualcosa) o spinto a fondo (per dare un comando).

Questo schermo lo rende un miglior telefono ma uno sgradevole sistema per Internet, in gran parte a causa della scelta di RIM sul tipo di interfaccia di tastiera.

Quando si toccano i pulsanti sullo schermo, lo Storm si rivela sorprendentemente semplice. Piuttosto che far girare una trackball per scrollare tra i menù, basta poggiare un dito su un’icona e premere: lo schermo risponde con un click appena udibile. Per esempio, accendere il viva voce sullo Storm richiede soltanto la pressione di una grossa icona con un altoparlante; sul Bold, occorre scegliere quell’opzione in un menù da 14 elementi.

BlackBerry Bold, Curve e Storm

BlackBerry Bold, Curve e Storm

Scrivere in questo modo, tuttavia, è fastidioso e inaccurato: e parliamo di quando la tastiera si visualizza come tastiera standard QWERTY, cosa che accade tenendo lo Storm in orizzontale. Se lo si rimette in verticale, si commuta in una modalità a due valori per tasto, chiamata “SureType”, tipica dei modelli Pearl, che spesso provoca numerosi errori di battitura.

L’aggiornamento inviato da Verizon la scorsa settimana può aver dato una certa velocità in più, ma il modello esaminato non era poi così stabile. Il software è andato in crash ed ha richiesto il riavvio – un processo che dura due minuti e mezzo – per ben due volte in due giorni. Bisogna sperare che non sia l’ultima release di sistemazione bug.

Il Bold, invece, con la tradizionale combinazione di minitastiera e trackball adottata da RIM non richiede addestramento per i veterani del BlackBerry e un apparato in prova si è dimostrato privo dei problemi di cui è affetto lo Storm.

Tra l’altro, il Bold può entrare nelle reti WiFi oltre ad usare il servizio 3G di AT&T, ed ha la stessa porta USB degli altri BlackBerry e non quel connettore strano e “compresso” montato sullo Storm, in modo da poter utilizzare facilmente qualsiasi caricabatterie o cavo USB di altre persone, se necessario.

Purtroppo però il browser del Bold si è rivelato inspiegabilmente lento a visualizzare le pagine, al confronto con quello dello Storm o ad un iPhone 3G con lo stesso segnale AT&T. Anche le impostazioni email sono “meno ovvie” di quelle dello Storm. La sua batteria si è scaricata dopo 4 ore e mezzo di conversazione, al confronto delle 6 ore dello Storm, il miglior tempo finora visto di qualsiasi apparecchio 3G.

Gli utenti, poi, a casa si troveranno a confrontarsi con un ulteriore problema: il goffo e stupido programma di sincronizzazione di RIM. Su un laptop con Microsoft Windows Vista, il programma ha richiesto conferma per ogni singolo cambiamento su calendario, contatti e memo dello smartphone. Ha un brutto e scomodo programma di gestione multimediale della Roxio e uno strumento separato di sincronizzazione con iTunes che non ha funzionato sino all’aver caricato un nuovo driver, ben nascosto sul sito di RIM.

Su un MacBook, il programma PocketMac non ha neanche “visto” il BlackBerry finché non si è installato un nuovo driver da un sito indipendente da RIM.

In definitiva, gli sviluppatori di RIM devono rimettersi al lavoro sul browser del Bold e sulla tastiera touch dello Storm. Ma faranno cosa ancora più gradita ai clienti se faranno qualcosa per rendere migliore quel programma di sincronizzazione, la cui inettitudine è imbarazzante.

Vivere con la tecnologia o… provarci?

Rob Pegoraro

email robp@washpost.com

Trad. e adatt. a cura di Marco Valerio Principato

(fonte: The Washington Post)

Sull'autore:

La Redazione (3148 articoli)

Nucleo redazionale del sito a cui lavorano i responsabili, ossia Marco V. Principato e Dario Bonacina, su articoli scritti da altri collaboratori o da essi stessi. Vedere le rispettive bio.



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