Luce a LED? Calda, fredda, tiepida, come si vuole

Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 19/05/2009
Commenti 1 commento | Permalink

Invece di agire direttamente sui LED, una novità nanotecnologica consente di ottenere una luce calda a piacere, con la massima precisione. Ma anche luce di diversa temperatura, che si mantiene stabile nel tempo

Roma – Grazie a dei particolari punti quantici, l’unione tra QD Vision e Nexxus Lighting ha sfornato nuovi metodi di creazione di apparecchi di illuminazione ambientale a LED, la cui caratteristica principale è quella più desiderata: scegliendo il modello opportuno, emettono luce color bianco caldo, con precisione e stabilità nel tempo.

Di lampade a LED a tonalità bianca non bluastra ne esistono già, ma hanno due difetti: il primo è quello di essere costose, il secondo è quello di essere costruite con artifici complessi e poco precisi per ottenere la luce nella temperatura desiderata.

Due sono infatti i metodi sinora adottati per liberarsi del tipico colore bluish (come lo chiamano gli anglosassoni, che potrebbe tradursi in bluoso, ma bluastro rende meglio l’idea): il primo è quello di creare dei LED tripli, uno blu, uno verde ed uno rosso. Miscelando tra loro le intensità si ottiene il bianco, esattamente come nei display. L’altro metodo consiste nell’applicare ad un LED blu un fosforo selezionato che, eccitandosi, miscela al blu un pò di giallo, fornendo come risultante una luce whitish, cioè biancastra, spiega Technology Review.

Niente a che vedere con il bianco caldo e gradevolissimo di una bella alogena, ovviamente: che però consuma anche una bella quantità di energia e produce un’altrettanto bella quantità di calore.

Lampada PAR30 ad array di LED con strato nanotecnologico per la temperatura di colore

Lampada PAR30 ad array di LED con strato nanotecnologico per la temperatura di colore

Ed ecco l’idea di Seth Coe-Sullivan, l’inventore dietro a QD Vision, che insieme a Nexxus ha affrontato il problema in modo completamente diverso. L’inventore aveva infatti progettato un particolare display, dove il colore della luce dei punti non era determinato dalla fonte, bensì dalle dimensioni di alcuni nanocristalli di semiconduttore. Questi, a seconda delle dimensioni, si eccitano emettendo una luce proporzionale alle loro dimensioni, con la massima precisione: 2 nanometri producono blu, 4 nanometri producono verde e 6 nanometri producono rosso.

Grazie alla precisione con cui tali nanocristalli possono essere prodotti, con altrettanta precisione è possibile miscelare i colori, ottenendo esattamente la temperatura desiderata. Il bello è che la fonte retrostante, normali LED, possono essere tutti uguali e di colore anche sgradevole: la luce finale sarà comunque quella desiderata. Che non è affatto detto debba essere bianco caldo: a questo punto è chiaro che dipende da come si miscelano tra loro i nanocristalli.

La trovata funziona talmente bene che ne è scaturita un’intera linea di prodotti basata proprio su questa tecnica: si chiama Array Lighting, il cui prodotto top è la PAR30. Essa – come peraltro tutti gli altri modelli basati sulla stessa tecnologia – è l’equivalente di un’alogena da 75 Watt ma ne consuma solo 8. La si può avere a luce bianca fredda (6500K), oppure bianco naturale (5000K) o bianco caldo (3000K). L’angolo illuminato può essere da 60-70 gradi oppure da 25-30 gradi. Può essere impiegata con un normale dimmer (il regolatore di luminosità), non contiene né piombo né mercurio ed ha una durata prevista di 50mila ore, garantita 3 anni.

Per il momento, in Italia di questa casa non v’è traccia, dunque non è possibile acquistarla localmente. Quelle prodotte per gli Stati Uniti, ovviamente, sono costruite per essere alimentate a 120 Volt 60 Hz, come si evince dall’opuscolo, quindi non sarebbero comunque adatte ad essere usate in Italia.

Manifestando però all’azienda il proprio interesse con una email cortese e garbata, potrebbe mettersi in moto il meccanismo della produzione per l’estero, evento assolutamente non improbabile in funzione del maggior pregio e della notevole economia d’esercizio di questo tipo di lampade, senza contare il notevole vantaggio per l’ambiente.

Marco Valerio Principato


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Sezione in lettura: Tecnologie

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Commenti (locali)
  1. Paolo Ceccherini scrive:

    La tecnologia descritta (chiamata anche a fosfori remoti: remote phoshor coating) è già presente in Italia ad esempio nel prodotto Fortimo di Philips. Le temperature di colore, ma soprattutto la resa cromatica, degli apparecchi LED è oggi assolutamente comparabile a quella di sorgenti più tradizionali.
    http://www.unsimplegeste.com/global/lighting/fortimo




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