RemoteIE, il PC a distanza per provare applicazioni

Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 04/11/2014
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Internet Explorer diventa «remoto», con opportune ottimizzazioni al punto da permettere, anche via Internet, l’impiego di una Virtual Machine Microsoft a distanza.

Già da tempo Microsoft offre delle macchine virtuali Windows volte ad agevolare gli sviluppatori nel testare diverse versioni di Internet Explorer. Adesso ha introdotto una novità: con RemoteIE (ossia “Internet Explorer remoto”) è possibile provare le applicazioni senza alcun bisogno di installare localmente alcuna macchina virtuale.

La macchina virtuale necessaria viene quindi fatta girare direttamente da Microsoft, che sfrutta allo scopo il RemoteApp Service di Azure.

L’accesso avviene attraverso il RemoteApp Client, che attraverso una pagina “sensibile” al browser che la richiede, è possibile scaricare direttamente in versione giusta per il device in uso, sia esso un PC Windows, Mac OS o altri dispositivi iOS e Android.

Qualcosa, argomenta Ars Technica, che ricorda da vicino la normale applicazione di Desktop Remoto, anche se in questo caso vi è una diversa “distribuzione di intelligenze” che permette una fluidità d’uso e una velocità molto più elevate. Le sessioni sono limitate a 60 minuti e pur essendo presenti i tool di debugging non è ovviamente possibile installare alcuna estensione sul browser remoto.

Attualmente il sistema funziona sulla Technical Preview di Windows 10 e lavora con una versione “post-IE11” che deve ancora essere battezzata. Secondo quanto riferisce la casa di Redmond, presto dovrebbero essere inserite altre versioni di IE “remoto” per poter effettuare ulteriori test.

Quegli sviluppatori che avessero assoluto bisogno di Internet Explorer 6 non hanno troppo da star tranquilli, dice Ars: la RemoteApp di Azure gira su Windows Server 2012 R2, dunque non può “allontanarsi” molto da Internet Explorer 11.

Esauriti gli aspetti più tecnici, resta qualche ineludibile riflessione tecnologica da fare. La tendenza a privilegiare così tanto l’impiego di risorse a distanza – la tipica filosofia cloud – deve far riflettere su diversi fattori. A cominciare dal costo dell’hardware, che per essere potente quanto oggi si desidera diviene meno alla portata di tutti. Di qui la volontà di farne un impiego, per usare un termine della vecchia informatica, in “Time Sharing”.

La prospettiva, dunque, potrebbe essere quella di orientare il mercato verso computer che smetteranno di essere dei veri e propri centri di calcolo autonomi, trasformandosi piuttosto in una sorta di “terminali”, dotati di elevate intelligenze specializzate (grafica, suono, compressione dati, telecomunicazioni) ma non più di una elevata potenza di calcolo generale.

Se da un lato questo rende più economico l’acquisto, dall’altro rappresenta un vincolo non più scindibile con quell’entità alla quale simili “terminali” fanno riferimento: senza la “Microsoft della situazione”, che mediante la Rete mette a disposizione la “vera” capacità di calcolo, l’utente finale di quel “terminale” non se ne fa nulla. E naturalmente per poter usufruire di quella “vera” potenza di calcolo occorrerà pagare, possibilmente “abbonarsi”, così da foraggiare periodicamente l’azienda erogatrice del servizio.

Altra nota dolente sarà la tutela della riservatezza. I dati non si troveranno proprio più presso il computer dell’utente finale, perché questo, essendo un “terminale”, difficilmente avrà la possibilità di gestire delle periferiche di memoria di massa. L’orientamento del mercato dunque verrà forgiato verso una sempre maggiore “fiducia” nel riporre i propri dati nella nuvola, che le grandi multinazionali stanno preparando a diventare parte integrante e irrinunciabile della vita delle persone.

Ognuno, poi, tragga le proprie conclusioni.

Marco Valerio Principato

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Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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