Facebook è biometrico. Sempre. Anche a volto nascosto

Una foto del genere sarebbe una bella sfida.
Una foto del genere sarebbe una bella sfida.
La Redazione
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Pubblicato il: 24/06/2015
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Volto coperto? Nessun problema: Facebook dice di essere ugualmente in grado di riconoscere biomentricamente le persone. In una percentuale molto alta di casi.

Roma – Oltre ad aver avviato Moments, naturalmente non in Europa, Facebook sta sperimentando con un “approfondimento” della tecnologia di riconoscimento del volto: riesce – dice – a riconoscere le persone anche in quelle foto dove il volto sia in gran parte coperto o “ostruito” da altri dettagli o contingenze della scena.

«In assenza di una foto frontale chiara e ad alta risoluzione, ci serviamo di una quantità di piccoli dettagli di altre parti del corpo, come l’acconciatura, gli abiti, gli occhiali, le pose e altri elementi contestuali. Possiamo agevolmente individuare i baffi, il cappello e il bastone di Charlie Chaplin, o il volume dei capelli ricci di Ophrah Winfrey», ha dichiarato Facebook in un paper (PDF) presentato questo mese. «Tuttavia, esempi come questi sono oltre le possibilità persino dei più avanzati sistemi biometrici».

Ma non per Facebook. L’azienda di Menlo Park dice di riuscire a identificare le persone con un’accuratezza dell’83 per cento utilizzando una metodologia battezzata PIPER, sigla (un po’ approssimata) di Pose Invariant PErson Recognition: è quella che riesce a cavarsela tra dettagli come occhiali, acconciatura e simili.

Che funzioni non c’è dubbio: Facebook l’ha provata servendosi di fotografie presenti su Flickr come foto “pubbliche” e i risultati sono stati pubblicati dalla rivista New Scientist. Per esempio, dice alla rivista Yann LeCun, capo Intelligenza Artificiale di Facebook, «riconoscere Mark Zuckerberg è molto semplice: ha sempre una T-shirt grigia!».

Naturalmente ora è normale che le associazioni di tutela dei consumatori avranno qualcosa da dire, spiega USA Today: aziende come Facebook dovrebbero ottenere l’autorizzazione prima di utilizzare simili tecnologie avanzate, in grado di riconoscere comunque le persone.

Ma non c’è da tranquillizzarsi troppo. Non è detto che, anche stavolta, dopo mesi e mesi di tavoli di confronto, le associazioni non mollino la presa: di fronte a interessi (e lobby) così forti, a prevalere – solitamente – è l’interesse industriale. Il cittadino? Che importa: dal loro punto di vista è semplicemente merce.


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