Il BIOS esce dall’ombra con HyperSpace di Phoenix
Roma – Lavora in silenzio, sempre, ogni volta che si accende il PC. È il BIOS, che svolge il suo lavoro completamente all’ombra dei lustri e lustrini del sistema operativo. Ma ora dice basta, vuole uscire fuori, rendersi utile direttamente, far usare il computer per l’essenziale senza lanciare né Windows, né Linux, né Mac OS-X: è HyperSpace di Phoenix Technologies, uno dei maggiori costruttori di BIOS per computer, che è pronto per servire l’utenza di un Personal Computer 3.0.
L’obbiettivo? Permettere alle persone un accesso veloce ai compiti principali per i quali adoperano i propri computer, racconta a Technology Review Woody Hobbs, CEO di Phoenix. “Il nostro standard, per capire come un PC dovrebbe funzionare, è quello di guardare agli smartphone“, spiega. “Essi sono quasi sempre accesi, non eseguono il boot poi così spesso e, soprattutto, si accendono pressoché istantaneamente”.
Dunque, niente più BIOS: ora Phoenix lo chiama core system software, un nome più consono per la messe di funzioni svolte. Costruito su Linux e relativa tecnologia di virtualizzazione, consente di far funzionare appieno vere e proprie applicazioni. Con tutti i vantaggi della protezione offerta da una simile architettura.

HyperSpace di Phoenix Technologies
Rob Enderle, analista di tecnologie, illustra alla rivista che questo genere di prodotto mira ad un’audience diversa da quella incontrata sinora. “(Phoenix, ndB) Sta cercando di creare un mercato nuovo, poggiandosi su concetti appetibili come un avvio velocissimo e una piattaforma di elevata sicurezza, su cui la gente possa lavorare pur restando fuori da Windows”, dice Enderle.
La caratteristica più evidente, com’è ovvio, è la velocità: niente driver, niente utility, niente add-on. Grazie a questo ambiente snello, le prestazioni ne guadagnano smisuratamente, mettendo a nudo la vera potenza di calcolo della CPU, pura raw power. E non risente, come accade di solito, di rallentamenti dovuti all’invecchiamento, anzi, al riempimento smisurato di certi registri… “Tanti mi dicono del loro nuovo PC: è velocissimo a partire. E io gli rispondo semplicemente: aspetta…“, racconta Enderle.
Andando alla pratica, due sono le versioni disponibili: quella completa, che consente addirittura l’hot-swap tra il sistema operativo e HyperSpace. Se non c’è abbastanza potenza di calcolo e memoria, niente da fare: o parte uno, o l’altro. Oppure, può svolgere questa funzione con ritardo, un sistema progettato per funzionare proprio su quelle macchine con capacità di calcolo inferiore, come i netbook.
L’azienda si dichiara estremamente soddisfatta: ha lavorato sodo per arrivarci ed ha rilevato che il nodo cruciale per crearla, prima ancora dell’engineering, è stato l’ascolto delle user experience, un fatto importantissimo per creare un prodotto che risponda alle aspettative.
Ciò nonostante, spiega Enderle, inutile nascondere la testa nella sabbia: l’obbiettivo è molto ambizioso e convincere oggi chi ha già un computer a farne impiego è davvero impresa ardua. “Potrà divenire una piattaforma nativa per i netbook, ma ritengo debba maturare molto prima che la gente lo prenda in considerazione come prodotto a sé stante”, spiega.
Di certo c’è che, come testimonia l’immagine qui di seguito, riesce benissimo nel suo scopo. Occorrerà solo dargli il tempo di entrare nel novero dei fatti noti di ogni computer.
Marco Valerio Principato

HyperSpace di Phoenix Technologies, con in funzione un foglio elettronico




HyperSpace di Phoenix Technologies, con in funzione un foglio elettronico









