Google OS, la sfida a Windows è pronta

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Marco Valerio Principato
Di Marco Valerio Principato
Pubblicato il: 09/07/2009
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<p>Una schermata della versione 2 di Google OS</p>

Una schermata della versione 2 di Google OS

Roma – Martedì scorso Google ha informato di essere praticamente pronto a lanciare Google Operating System, un sistema operativo che inizialmente mirerà al mercato dei netbook offrendo un veloce, migliore e più sicuro sistema per accedere alle applicazioni basate sul Web, a.k.a. cloud computing.

Da non confondersi con Android, destinato invece ai terminali mobili come smartphone e simili, per Google OS e Android è indubbia un minimo di sovrapposizione nello sviluppo dei due sistemi. Ma Chrome OS è progettato per i computer, spaziando dal piccolo netbook fino al computer piuttosto potente.

Un attacco frontale, dunque, al lucrosissimo quanto vulnerabile Windows. Non è un segreto quanto finora Vista sia poco piaciuto e come Microsoft riponga fiducia nel nuovo nato della casa. Ciò non toglie che, per una cospicua fetta di utenza, quanto Google afferma nel suo blog possa risultare piuttosto goloso:

“Cerchiamo di dare molto ascolto all’utenza ed il messaggio è chiaro – spiegano da Google – i computer debbono migliorare. La gente vuole avere le sue email all’istante, senza attendere che i computer si aviino e i browser partano. Vuole computer che restino veloci come il primo giorno, che i dati siano accessibili da ovunque e che non ci sia da preoccuparsi di smarrire il computer o di dimenticare il backup. Ancora più importante, la gente non vuole scprecare ore di tempo a configurarli per ogni novità hardware, o preoccuparsi di costanti aggiornamenti. Ed ogni volta che gli utenti riescono a fare esperienze migliori nell’utilizzare il computer, Google stesso ne trae beneficio sia circondandosi di utenza soddisfatta, sia perché quest’ultima trascorre più tempo in Rete”.

La schermata di GoogleOS build 1381, tra le prime (click per ingrandire)

La schermata di GoogleOS build 1381, tra le prime (click per ingrandire)

Google, che da sempre propala ai quattro venti le applicazioni cloud nonostante qualche… inciampo, sta portando il gioco a proprio vantaggio, spingendo la nuvola nel computing mainstream, cioè nelle applicazioni informatiche più diffuse. Il suo sistema, un leggerissimo sistema Open Source che funzionerà sia su chip x86 che ARM, è progettato per partire velocissimamente, così da portare l’utente sul Web in pochi secondi, molto diverso dallo scenario a cui l’utenza Windows è abituata.

Sotto il profilo della sicurezza, Google – come ha fatto per Chrome – cerca di attenersi a scenari di base, cercando di progettare le architetture sottostanti in modo tale che “gli utenti non debbano preoccuparsi di virus, malware ed aggiornamenti di sicurezza. Deve solo funzionare”, questa l’idea di BigG, senz’altro appetibile.

Sotto il profilo dello sviluppo, invece, la piattaforma è semplicemente il Web. Tutte le applicazioni basate sul Web dovranno automaticamente funzionare sotto Google OS e le nuove applicazioni dovranno funzionare su qualsiasi tecnologia Web, il che significa che dovranno funzionare su qualsiasi browser standard, sia che funzioni sotto Windows, sia su Mac, sia su Linux.

Sempre martedì scorso Google ha tolto l’etichetta “Beta” da Gmail, Calendario, Google Talk e Documenti, presumibilmente per attrarre di più il segmento business che finora potrebbe aver glissato su di esse ritenendo fossero ancora da terminare, da provare, da verificare. Ma anche queste, riflettendo, sono applicazioni in sfida a Microsoft: Gmail e Calendario, ad esempio, sfidano Outlook. Mentre Google Documenti sfida applicazioni ormai entrate nel DNA, come Word, Excel e PowerPoint.

Quando poi anche il browser Chrome sarà completamente rilasciato in Open Source, ci sarà il mercato dei netbook, con i cui produttori sarà più semplice costruire accordi, il che intaccherà ulteriormente la fetta sinora detenuta dal gigante di Redmond.

Insomma, se Microsoft si prepara a rullare i tamburi per Windows 7, Google non dorme di certo. Ne vedremo delle belle: c’è solo da sperare che la Rete, sotto forma di fornitura di connettività, assista la clientela che, almeno in Italia, non sempre ha vita facile.

Marco Valerio Principato

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