Linux e Microsoft a passeggio insieme: incredibile ma (quasi) vero
Roma – Nell’informatica cosa c’è di più atavico, di più viscerale del contrasto tra i sostenitori del Pinguino e quelli della Finestra più nota del mondo? Eppure stavolta i titoli vanno tutti contro, i fatti sembrano dire il contrario, gli accordi paiono proprio far tirare il vento da un’altra parte. Per dirlo Business-2-Business del Sole 24 ore, che esordisce con «Microsoft: 20mila righe di codice per l’interoperabilità», qualcosa di “sodo” deve pur esserci.
Ma, in soldoni, cosa bolle in pentola? Si potrebbe cominciare da una premessa: oggi comincia a essere difficile affermare senza tema di smentita che “Windows è più facile”. Affermarlo fa rischiare, oltre l’accensione dell’atavica acredine, di scontrarsi con i fatti: non è un caso se un giovane teenager, stimolato dal padre, ha detto “non c’è nessuna differenza tra Vista e Ubuntu”. Certo che, invece, le differenze ci sono, eccome: ma leggendo l’articolo si comprenderà che, dal punto di vista del ragazzo, effettivamente poco e nulla cambia.
Questo, a Redmond, è un fatto che non passa inosservato, di questo si può star certi. Eminenti uomini politici hanno già insegnato che “se non puoi annientare il tuo nemico, fattelo amico”. Ed è questo che ha fatto Microsoft: per l’esattezza, ha contibuito fornendo direttamente alla community di Linux 20mila righe di codice sorgente, rilasciandolo sotto licenza GPL2.
In altre parole – spiega Tom Hanrahan, direttore dell’Open Source Technology Center di Microsoft – è stato rilasciato il codice sorgente, necessario per scrivere i cosiddetti driver, alla community di Linux. Una pietra miliare, perché è la prima volta che Microsoft rilascia codice direttamente. Ugualmente significativa è la scelta della licenza GPL2, che attualmente è la preferita anche dalla community di Linux.
Inizialmente – continua il dirigente – l’obbiettivo era sviluppare codice in grado di rendere Linux capace di funzionare come macchina virtuale in Hyper-V, l’implementazione di Microsoft di supervisione e gestione della virtualizzazione.
Grazie al rilascio del codice, Linux potrà girare in enlightened mode, usufruendo delle risorse ed offrendo gli stessi device che può offrire una macchina virtuale Windows fatta girare su Hyper-V. Senza questo codice Linux può senz’altro girare virtualizzato, ma mai con le stesse performance. Microsoft ha lavorato a fondo con il team Hyper-V per ottenere questo risultato.
Dunque, una piccola grande rivoluzione, che sembra aver trovato spazio nelle menti – fino ad oggi, per la verità, orientate in tutt’altra direzione – di personaggi di rilievo all’interno dell’azienda. Lo conferma ciò che ha riferito al quotidiano Punto Informatico Pierpaolo Boccadamo, direttore strategia di piattaforma di Microsoft Italia: innegabilmente oggi l’Open Source è un pezzo di mercato. Dunque, “Occorre far maturare Microsoft attorno a ciò che rappresenta e può rappresentare per noi, razionalizzare gli sforzi: innovare costa molto, non ci si può sempre reinventare da zero tutto, bisogna capire dove ha senso investire, dove vivere di open source. Oggi l’apertura a open source – continua Boccadamo con Punto Informatico – è diventata parte del DNA di engineering di questa azienda”.
Una risoluzione che sembrerebbe avere energie sufficienti forse non per tacitare del tutto ma, almeno, per attenuare i bollenti spiriti di contrasto (per questo il “quasi” vero nel titolo), all’insegna di un’informatica che deve essere al servizio dell’uomo, e non il contrario.
Qui di seguito, l’incontro tra Sam Ramji, senior director delle strategie di piattaforma di Microsoft USA, e Tom Hanrahan, direttore dell’Open Source Technology Center della stessa azienda (occorre SilverLight per visualizzare).
Marco Valerio Principato
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