Cinque cose da fare per passare a Linux

Un "Super-Tux" che prorompe nel mondo Windows
Roma – Quando ci sono terremoti come il cambio generazionale di un sistema operativo proprietary, come sta accadendo in questo periodo con l’uscita di Windows 7, c’è sempre una parte di persone che coglie l’occasione per prendere in esame più da vicino la possibilità del salto nel mare dell’Open Source. Nel farlo, però, ci sono sempre anche dei timori: di compatibilità, di ambientamento, di sentirsi insomma persi in un ambiente nuovo. Ecco cinque cosine delle più importanti che possono aiutare a saltare senza… farsi male: le elenca Ghacks ma qui sono riproposte “rivisitate” in chiave più europeizzata.
1: scegliere con attenzione la propria distribuzione
Si tratta del passo fondamentale. Di distribuzioni ne esistono moltissime, delle quali oggi parecchie tentano di imitare la grafica di Windows, e ciò al solo scopo di far sentire l’utente il meno spaesato possibile. Secondo le statistiche, la maggior parte degli ex-utenti di Windows che hanno compiuto il grande passo si sono orientati su tre distribuzioni fondamentali: Ubuntu, Red Hat e SuSE. La ragione principale è che dietro esiste un minimo di supporto, senza il quale l’utente tipico di Windows si sente “perso”. Si potrebbe aggiungere, per chi cerca una distribuzione da usare come server, che la CentOS è molto ben congegnata per svolgere questo tipo di attività: è la scelta di molti. Per il resto, non rimane che studiarsi attentamente i siti delle distribuzioni e fare la propria scelta predisponendosi tanto ad un congruo periodo di prova, quanto alla possibilità di cambiare idea, dopo aver valutato una distribuzione, e provarne un’altra.
2: cercare di eguagliare il software in entrambi gli ambienti
Il passaggio è senz’altro una manovra non indolore ed è quasi sempre caratterizzato da un periodo di convivenza: in questa occasione è bene tentare, per quanto possibile, di impiegare software analoghi in entrambi gli ambienti. Ciò aiuterà a familiarizzare con quello nuovo senza preoccuparsi di dover conoscere anche le nuove applicazioni. In altri termini, se ad esempio non si è mai utilizzato il browser Firefox, installarlo sotto Windows ed iniziare ad usarlo sempre: sarà poi del tutto immediato l’uso sotto Linux, che è identico. Si usi Thunderbird per la posta elettronica, prima su Windows e poi su Linux, che sarà identico. Certo, non tutto può essere proprio uguale ma, in genere, mentre non sempre le applicazioni scritte per Windows esistono anche per Linux, di solito è vero il contario: quelle scritte per Linux oggi esistono quasi sempre anche per Windows.
3: controllare il proprio hardware
Spesso una delle contestazioni fatte dai novizi è l’incertezza sull’usabilità di tutto il proprio hardware a causa della mancanza di driver specifici per Linux. Se è vero che, oggi, questo è un problema che va sempre più assottigliandosi, è comunque bene inventariare tutto ciò che si ha e cosa ci si vuole fare. Quindi, un attento studio sul sito Linux Drivers potrà rivelare in anticipo la maggior parte dei problemi di compatibilità hardware nei quali ci si potrebbe trovare, anche se ormai, come detto sopra, è sempre meno frequente.
4: installazione di software addizionale
Se sotto Windows l’installazione di un programma si esaurisce nel doppio click su SETUP e in una serie di click su “Avanti, avanti, avanti, … Fine”, in Linux si tratta di un processo da gestire in modo più attento. L’uso della c.d. tarball (un file compresso in cui vi sono i sorgenti e gli script che procedono a compilazione ed installazione) non è quasi mai necessario. Piuttosto, si impari a fare uso delle funzionalità (ormai grafiche) di installazione centralizzata. Un esempio è “Aggiungi/Rimuovi”, presente nel menù Applicazioni di Ubuntu Linux: va visto come una sorta di centro commerciale, dove si va, si sceglie del software e si installa (o si rimuove, perché quello installato è presente e risulta che è installato). Il concetto è molto simile a quello dell’Installazione Applicazioni nel pannello di controllo di Windows: va solo usato con maggior “rigore”.
5: ci sono più modi, in Linux, per fare la stessa cosa
Si tratta di uno degli elementi che maggiormente fanno disorientare i novizi: in Windows, una qualsiasi cosa in genere c’è un solo modo per farla, cioè quella prevista da Windows. In Linux, invece, è assari raro che vi sia un solo modo: ce ne possono essere n. Per questo, la lettura di Forum, siti ed altre fonti crea spesso ulteriore disorientamento: ciò è ancor più vero se si tenta di interagire con qualcuno cercando aiuto. Non è raro vedersi rispondere in cinque modi diversi: a quel punto, chi ha ragione? Sbagliano tutti? Nessuno ha capito cosa si voleva? No: è semplicemente questione di essere il più specifici possibile nel porre le domande. E, va aggiunto, “vestirsi” di estrema modestia: si è pur sempre dei novizi e il fatto di aver lavorato anni con Windows in modo autonomo a volte non aiuta affatto. Mettere dunque via la propria (falsa) sicurezza e chiedere, chiedere senza risparmio, confessando candidamente che sino al giorno prima in Windows si faceva in quel tal modo e ora non si sa come ottenere quel risultato. Le risposte ci saranno senz’altro e più si è specifici, più le risposte saranno pertinenti.
Senz’altro non si tratta di suggerimenti esaustivi: ci sono senza meno mille altre cose delle quali un utente potrebbe aver bisogno per sentirsi al sicuro, in qualche modo accompagnato per mano. Dunque, così come ha concluso lo stesso Ghacks, chi dovesse avere suggerimenti e se la senta di elargirli, usi l’area commenti senza risparmio: farà certamente un favore a chi sta decidendo… cosa fare della propria vita.
Marco Valerio Principato















Complimenti, un buon articolo. 1 solo appunto: dalla versione Ubuntu 9.10 che uscirà il 29 ottobre, “Aggiungi/Rimuovi” è stato sostituito da “Ubuntu Software Center”, che ha un’interfaccia ancora più semplice.
ciao, D
Beh, io consiglierei la cosa più semplice:
Provare prima una distro live e solo in seguito passare all’installazione. Io con Ubuntu ho fatto così e mi è venuta subito voglia di installarlo (in dual boot con Windows). C’è da dire che prima di diventare un minimo operativi, ci vuole un pò di pazienza per ambientarsi e dare inizio alle prime configurazioni. Ora che uso anche Ubuntu da un annetto, devo dire che mi ritrovo spesso a voler navigare da qui, perchè trovo l’interfaccia del sistema più pulita e Firefox ha una migliore resa a schermo dei testi e delle immagini. Però, per alcune cose, Windows rimane insostituibile (esempio, il montaggio video è ancora più pratico farlo sul sistema di Microsoft).