Flash e AIR sposano il P2P

L'idea di base: il multicast in P2P, utilizzato da Flash e AIR
Roma – Multitouch? Interessantissimo, ma c’è di che ben distrarsi: Adobe, la scorsa settimana, ha pensato bene che il P2P non deve necessariamente essere un mezzo per piratare, piuttosto un utile strumento multicast. Proprio questo è ciò che si vedrà nelle nuove versioni di Flash e AIR. Da notare: anche, anzi, soprattutto per gli smartphone.
Cosa succede, in breve? Che, con il consenso dell’utente, la diffusione di contenuti multimediali non graverà solo e direttamente su un unico server che “trasmette”. Si avvarrà, invece, della possibilità di agganciarsi ad una trasmissione multipla, effettuata appunto in multicast, eseguita da alcuni dei client stessi.
Per raggiungere questo obbiettivo Adobe si è servita praticamente in toto della tecnica di BitTorrent: costruire, quindi, delle soluzioni groupware vere e proprie, in larga scala, basate sul P2P che funzionino dentro al browser e trasmettano video a milioni di spettatori, senza dover pagare una fortuna in banda Internet, spiega NewTeeVee.
Si tratta di una tecnica a cui Adobe lavora già da parecchio. L’ha presentata il project leader di Adobe, Matthew Kaufmann, in un video dai contenuti piuttosto tecnici ma con parecchi aspetti interessanti.
C’è stato molto lavoro per rendere questo progetto davvero scalabile e affidabile, combinando tra loro un gran numero di meccanismi. Chi pubblica, ad esempio, può distribuire un video in multicast IPv6 ed avere una sorta di backup distributivo con il supporto del multicast P2P. Oppure, può iniziare uno streaming da un server, come fatto finora, e sospingere la distribuzione verso questa nuova tecnica. Kaufmann ha anche precisato che la latenza dell’implementazione Adobe in P2P è nettamente inferiore a quella adottata da altri sistemi (si pensi a Vuze, ndR).
Ma non è finita: gli sviluppatori potranno creare vere e proprie applicazioni all’interno dei browser, capaci di sfruttare questa novità. Un esempio è la replicazione degli oggetti, che è semplicemente una definizione più accademica di quanto accade con il file sharing.
Insomma, una piccola grande rivoluzione. Per vederla in azione, però, ci vorrà ancora qualche mese. Non sarà neppure facile convincere chi produce contenuti a servirsi di uno strumento in cui aleggi il solo acronimo, P2P, che da sempre è l’etichetta della pirateria. Ci sono, però, dall’altra parte, grosse economie di scala sotto il profilo della banda, che potrebbero spingere tanto i produttori quanto (anzi, soprattutto) gli ISP a guardare la soluzione con altri occhi.
Lo scenario effettivo, dunque, è ancora tutto da decidere, ma le promesse ci sono e, dove sono economicamente allettanti, certamente sono destinate a non passare inosservate.
Marco Valerio Principato















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[...] allettanti, certamente sono destinate a non passare inosservate. Marco Valerio Principato Fonte: http://nbtimes.it/tecnologie/informa…no-il-p2p.html Licenza CC [...]
[...] di là di impieghi tecnologicamente evoluti o a quelli più intelligenti del P2P, quale posizione assumere? Quella più democratica possibile. [...]