Sarebbe bello un chip a 100 GHz? Tra poco
Roma – 100 GigaHertz: in altre parole, la capacità di passare da zero a uno o viceversa per ben 100 miliardi di volte al secondo. Questa la velocità che tra breve sarà possibile osservare nei transistor e, di conseguenza, nei microprocessori.
Si tratta di una delle possibilità offerte dal grafene, un materiale su cui fortunatamente anche l’Italia si sta dando molto da fare per produrlo artificialmente.
Sul fronte della ricerca specifica nella materia, invece, si sta muovendo IBM: dopo il suo recente studio sulla possibilità di rivelare (anche) la luce, i ricercatori IBM del Watson Research Center di Ossining (NY) hanno perfezionato nuove tecniche per la produzione di transistor che sfruttano il grafene invece del silicio.
Ci avevano già provato in precedenza, racconta Technology Review. La tecnica impiegata era quella dell’esfoliazione che, pur con tutte le difficoltà, aveva permesso la produzione di prototipi in grado di lavorare fino a 26 GHz.
Adesso però il metodo individuato è decisamente più percorribile, anche commercialmente, spiega Phaedon Avouris, direttore del laboratorio IBM. Su un apposito wafer al silicio i ricercatori hanno fatto sviluppare lo strato di grafene. Riscaldandolo, il silicio evapora e lascia sotto di sé un sottilissimo strato chiamato grafene epitassiale.
Il metodo in sé era già parzialmente conosciuto: IBM ha però migliorato anche lo strato isolante e proprio grazie a questo è stato possibile arrivare al risultato.
“Le proprietà del grafene risentono molto dell’ambiente che lo circonda”, afferma Yu Ming Lin, altro ricercatore del laboratorio IBM. L’aggiunta di un particolare polimero tra il dielettrico e il grafene ha migliorato le performance e i risultati non si sono fatti attendere, pubblicati immediatamente sulla rivista Science.
Walter de Heer, docente di fisica del Georgia Institute of Technology, personaggio pioniere nei metodi di lavoro con il grafene epitassiale, sostiene che stavolta non si tratta di un semplice “nuovo risultato”, ma di una via percorribile anche con la fabbricazione pratica. Secondo il luminare, neppure IBM stessa si rende del tutto conto del gran passo fatto.
Dunque, le velocità delle CPU espresse in GHz con una singola cifra intera prima della virgola potrebbero avere, se non i giorni, almeno gli anni contati: certamente – ricorda la rivista del MIT – verranno prima le applicazioni militari, ma subito dopo il trasporto nel mondo consumer sarà inevitabile.
Marco Valerio Principato





Struttura del grafene









