Canonical metterà una x sulla X

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 08/11/2010
Commenti 2 commenti | Permalink

Un’altra rivelazione da Canonical: presto dirà basta con il server grafico X, quello che ha animato i pixel di milioni di computer in ambiente *nix. Con perplessità e qualche incertezza, ma anche notevole coraggio

Roma – Non è bastato il terremoto provocato dall’annuncio della sostituzione di Gnome Shell con Unity: adesso arriva un altro fulmine a ciel sereno, con Canonical che vuole spodestare lo storico server grafico X e sostituirlo con Wayland, per ricavarne prestazioni altrimenti impossibili da ottenere.

Dunque, almeno limitatamente a Ubuntu e correlati, potrebbe essere ormai prossimo il momento di applicare una bella x rossa sulla grande X che, per lunghi anni, ha rappresentato il simbolo, l’icona del server grafico X contrapposta – diciamolo pure – all’interfaccia grafica di Windows.

Ripresi dallo choc? Anche chi scrive confessa di aver appreso la cosa con non poco sbigottimento, non fosse altro per aver visto “quella X” sin dall’inizio e aver usato quel server grafico in una letterale infinità di ambienti Linux e in ambienti Unix veri e propri.

Perché questo passo? Stando a quel che spiega Mark Shuttleworth, fondatore di Canonical, le ragioni ci sono e sono anche abbastanza valide.

Tutti desiderano un server grafico efficiente, efficace, fluido, morbido nel visualizzare la grafica in movimento, senza alcuna esitazione, capace di sfruttare ogni possibile risorsa del computer, ogni libreria grafica. Purtroppo X, un software che nel tempo si è certamente allineato ma ha pur sempre origini che risalgono ad almeno trenta anni fa, per Shuttleworth non sembra capace di tenere il passo con i tempi odierni.

Il problema principale, si evince chiaramente dalle parole di Shuttleworth, sarà quello di fronteggiare l’assoluta necessità di nuovi driver software. Ad oggi, pur non esistendo per proprio tutte le piattaforme, X è capace di girare bene su moltissime. E diverse case, anche superando qualche iniziale riluttanza, hanno prima o poi concesso al mondo Open Source le proprie specifiche grafiche. Oppure – è il caso di Nvidia – si sono impegnate rilasciando delle versioni del server grafico non Open Source ma proprietarie: una filosofia non facilissima da accettare per chi è un Open Source Addict, ma che offre comunque un risultato.

All’atto dello switch a Wayland – un’opportunità che Canonical intende cogliere, da quanto si legge – tutto, su questo piano, ricomincia: o le case produttrici di hardware grafico si concedono, o dovranno rilasciare codici specifici per Wayland sui loro chip. Potrebbero volerci anni.

Ciò nonostante, Shuttleworth sembra ugualmente determinato a proseguire in quella direzione e si lascia sfuggire che, forse, qualcosina di concreto potrebbe iniziare a circolare in un periodo stimabile intorno ai sei mesi.

Che le promesse di Wayland siano buone non sembra avere dubbi: secondo il dirigente, è l’unica strada percorribile a breve/media scadenza per conferire a Ubuntu Linux e simili una fluidità grafica che indubbiamente sarebbe raggiungibile anche con X ma, a suo parere, al costo di molto altro lavoro, tutt’altro che facile.

Al contrario, Wayland offre già di per sé integrazione piena con OpenGL e questo secondo Shuttleworth facilita molto il lavoro, specie tenendo conto che la sua implementazione avverrebbe proprio a fianco di Unity, con un processo di trasformazione, dunque, ancora più radicale.

Il fondatore di Canonical tiene a precisare che verrebbero studiati dei modi di compatibilità, grazie ai quali non sarebbe richiesto all’utenza di gettare al fiume tutte le proprie applicazioni scritte per X. Naturale, però, che una volta spodestato X dall’ecosistema, necessariamente si avvierebbe un processo di graduale rimpiazzo, operazione che di certo non può esaurirsi in poco tempo.

Insomma, non c’è due senza tre: quale altra sorpresa starà riservando Canonical? Le aziende, a quanto spiega Shuttleworth, farebbero cosa gradita nel fargli sapere cosa ne pensano. Vista la base utenti di Ubuntu, ormai non più proprio trascurabile, non è escluso che qualche nome importante si faccia vivo: da questo dipenderà molto del futuro di questa scelta.

Che per caso ci si trovasse di fronte a un novello Steve Jobs, dalle scelte “coraggiose”, specie quando si tratta di dare un taglio al passato?

Marco Valerio Principato

Sull'autore:

Marco Valerio Principato (1864 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureando in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.



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Sezione in lettura: Informatica

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  1. Programmatori COBOL, eh? Be’, eccone uno: IO.

    Mi ci sono fatto le ossa, sul COBOL. Ho cominciato a studiarlo nel 1980, per poi programmarci per anni, a partire dall’Univac 1100 per finire al PDP-11 Digital (vestito Olivetti, ma era quello), con sistema operativo RSX-11M e ambiente transazionale THS Olivetti.

    Eppure… eccomi qua. Vedremo, dai: non è detto che il futuro sia plumbeo, potrebbe anche “essere ora” di cambiare. Se il passo fosse “falso”, del resto, Ubuntu non è l’unica distribuzione del mondo, no?

    Ciao

  2. marco scrive:

    Trent’anni sono un abisso, ci sono persone che sono cresciute programmando con X11. Per questo manipolo di esperti si preannuncia il destino che è già toccato i programmatori FORTRAN e COBOL. Verranno impiegati in lavori sempre più di nicchia, fino alla scomparsa. Nel mondo dell’informatica, dove gli scenari cambiano ogni 6 mesi (ed a volte in modo radicale) sembra impossibile che siano sopravvissuti dei dinosauri del genere così a lungo (io sono uno di quelli). Allora vi dirò un segreto se già no lo sapete: ci sono ancora in giro i programmatori COBOL.