Jailbreak, c’è anche per Windows Phone 7

La Redazione
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Pubblicato il: 01/12/2010
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Aperto il lucchetto del sistema operativo mobile made in Redmond: da ora, gli sviluppatori saranno liberi di sfruttare anche le API “non permesse”, potendo così aprirsi a nuove frontiere all’interno dei relativi smartphone

Roma – Poter caricare qualunque applicazione, anche se non… prevista dal relativo costruttore, è argomento di interesse nell’ambito di molti smartphone. Non fa eccezione Windows Phone 7 che, anche se “ultimo nato”, ha anch’esso alcuni lucchetti. Finora, perché adesso tale “limite” è stato superato.

Fresco fresco di stampa, anzi, di hacking, infatti, è stato appena scodellato ChevronWP7, uno strumento che sblocca gli smartphone basati sul sistema operativo mobile di Microsoft, e permette loro di caricare qualsiasi applicazione, anche se fa impiego di funzioni… ehm, “non permesse”.

La schermata di ChevronWP7

La schermata di ChevronWP7

“Dopo molte, lunghe ore di dialogo via Skype della scorsa settimana, abbiamo finalmente aperto la scatola di Pandora”, esordisce lo sviluppatore Long Zheng, che attribuisce – giustamente – il merito anche agli altri due sviluppatori che hanno collaborato, Rafael Rivera e Chris Walsh.

Il risultato è un semplice ed elegante programma per Windows, che oltre a permettere di caricare qualsiasi applicazione evita di doversi registrare sul Windows Phone 7 Marketplace, al costo di 99 dollari l’anno, spiega.

Ogni ulteriore sviluppo, precisano, assieme alle eventuali nuove versioni, sarà presente sul blog ufficiale del gruppo ChevronWP7.

Zheng sottolinea che l’avere un accesso non limitato al proprio apparecchio è vitale per gli sviluppatori: gli consente di testare caratteristiche e possibilità che, con il solo impiego delle API “permesse”, è operazione vietata e un esempio è il personalizzare i colori dei temi, variare la funzione di pulsanti, operare come HotSpot WiFi o personalizzare le suonerie.

La comunicazione si conclude con un invito: “Sviluppatori casarecci, fate partire i vostri motori”. E a buoni intenditori, poche parole: qui, oppure qui.


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