Google non farà più né Buzz, né alcuni altri… rumori
Nella generale revisione delle funzioni messe a disposizione del pubblico, Google sta fissando le date per alcune dismissioni. Tra queste, il celebre “Buzz”, che implicherà la revisione di alcuni siti
Roma – L’annuncio suonerà triste per alcuni, logico e ragionato per altri, in ogni caso tale resta: Google ha intenzione di sospendere alcuni servizi, tra i quali il noto Buzz, a completamento di una serie di dismissioni iniziata subito dopo le vacanze estive.
A inizio settembre, infatti, Google aveva già elencato alcuni servizi che avrebbero presto abbassato la saracinesca. Per citare solo i più noti, Google Desktop, Google Fast Flip, Google Pack e Google Sidewiki, più alcuni altri meno noti ma ugualmente di rilievo.
Ora, a corollario di questa catena di piccole dismissioni, va ad aggiungersi un nuovo annuncio dal quale si apprende che, unitamente ad alcuni altri, anche Google Buzz cadrà presto nel dimenticatoio, in favore di una maggiore attenzione per il nascente Google Plus.
Ad annunciarlo è Bradley Horowitz, VP of Product, che con l’occasione ricorda anche di non dimenticare Google Labs: anch’esso, in sé per sé, è destinato alla chiusura.
In tutti questi annunci, in ogni caso, Google cerca di far luce sul destino sostanziale delle funzioni rappresentate da questi servizi. In sostanza, per ciascuno di essi, si evidenzia che le loro funzioni non sono destinate a scomparire dalla scena, bensì a divenire “caratteristiche” di altri prodotti.
Valga come esempio il destino designato per Boutiques.com, il sito modaiolo lanciato da BigG lo scorso anno, le cui funzioni – assieme a quelle di Like.com – verranno di fatto assorbite dal più generale Google Product Search.
Dunque, “avviso ai sistemisti Web” (incluso chi scrive): bisogna cominciare a rivedere i pulsanti, chi avesse inserito quello di Google Buzz può tranquillamente toglierlo. E, unitamente a quel pulsante, vanno eventualmente riviste tutte quelle porzioni di codice che facessero impiego di API comprese tra i servizi dismessi o di prossima dismissione.
Tra le date più lontane, Google cita il 15 gennaio del prossimo anno, in cui saranno chiuse le Code Search API. Per il resto, ossia per le funzioni più comuni, è bene mettersi al lavoro praticamente subito, così da arrivare a fine anno con il proprio codice opportunamente “depurato”.
Marco Valerio Principato





































Continue tattiche commerciali, studiate.