Opa, il linguaggio cloud del futuro. Open Source
Codice PHP: diventerà "vecchio"?
Fondere tutti i linguaggi di programmazione web in un unico linguaggio, più sintetico, facilmente gestibile e pienamente compatibile. È ciò che avverrà con OPA, il linguaggio cloud del futuro, con tutto ciò che ne deriva
Roma – Da qualche tempo si comincia a parlare di Opa, un nuovo linguaggio di programmazione nato con l’intento di fornire uno strumento valido per tutte le soluzioni web: un primo sguardo può servire per capire, a grandi linee, di cosa si tratta e come influirà sul futuro.
Oggi anche le più semplici applicazioni su piattaforme web, quali un modulo email o un semplice guestbook per gli ospiti, richiedono conoscenza di vari linguaggi e tecnologie per essere realizzati: ad esempio, JavaScript, PHP o .NET, senza trascurare la necessità di una buona conoscenza nella progettazione di database relazionali.
L’arrivo di Opa non solo permetterà di ridurre la quantità di righe di codice nella programmazione ma – e non è poco – risolverà tutti i problemi riguardanti i plug-in, il cui impiego frequentemente non è indolore e la cosa è ben nota a chi fa prevalentemente uso di Flash o Silverlight.
L’ Ambiente di programmazione Opa, invece, decodificandosi in codice JavaScript, permette in pratica di non utilizzare plug-in: le funzioni da essi realizzate potranno essere prodotte direttamente, ad altro livello. Tramite un’unica interfaccia, Opa permetterà anche di gestire contemporaneamente tutti gli script, inclusi quelli normalmente dedicati ai database.
Sotto il profilo della licenza, Opa è rilasciato con GNU Affero General Public License e ciò lascia a chi ne avesse voglia e capacità la piena libertà di contribuire al progetto. L’unico “ostacolo” per chi entrerà in contatto con questo nuovo strumento sarà quello di imparare ben due “nuovi” linguaggi, in quanto sia la sintassi sia il motore sul quale si appoggia Opa (scritto in OCaml), sono differenti tra loro e poco noti, il che non farà altro che ritardarne il “battesimo”.
Opa, con ogni probabilità, sarà dunque la nuova generazione delle piattaforme di sviluppo per contenuti web. Nuovo linguaggio, nuovo database, nuovo web server che girerà solo su Mac e Linux in grado di produrre con facilità soluzioni e applicazioni web.
Purtroppo la sua adozione è destinata a risuonare molto nel mondo di coloro che hanno fatto prolungata esperienza e svolto attività con le tecniche attuali: per certi versi, la sua presenza – affiancata a un presumibile elevato grado di adozione – finirà per “togliere lavoro” a chi si è già formato.
Ma, come sempre accade nelle nuove tecnologie, non è certamente non parlandone che si può risolvere quel problema: si tratta dell’ennesima occasione in cui i professionisti del settore dovranno, di nuovo, “reinventarsi” e… rimettersi a studiare.
Mario Schiano






























