Nuovo Google Chrome OS: c’è un desktop, si chiama Aura

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
Di
Pubblicato il: 11/04/2012
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Per la prima volta nel corso dello sviluppo di Chrome OS, un vero e proprio desktop compare sullo schermo. Molti plaudono, molti altri criticano, altri sono perplessi. Quale futuro per Chrome OS?

Roma – Sinora chi provava a impiegare Chrome OS, il sistema operativo made in Mountain View nato con l’idea di muovere PC ‘low-end’, datati o specializzati come quello prodotto appositamente (il famoso Chromebook CR-48) notava – rispetto ad altri sistemi – l’assenza di una ‘scrivania’, intesa come la intendono Linux, Windows e Mac OS X. Ora questa mancanza è sparita: la nuova release di prova di Chrome OS ha dato alla luce un proprio Desktop, battezzato Aura.

Insomma, nonostante il riscontro non proprio entusiasmante presso il pubblico non pare che Google abbia tirato i remi in barca sul tema. Le nuove relase continuano a succedersi ogni sei settimane e in Rete come sempre abbondano le descrizioni positive, ma c’è anche più di qualche critica.

L’idea di base, quella di avere uno strumento semplice, sicuro e standard, non è male. Alcuni la definiscono un tentativo di spingere la gente verso il careless computing (intraducibile: uso del computer volontariamente inconsapevole, disinteressandosi di qualunque cosa sia in retroscena – come amano dire i sociologi – in favore di ciò che al momento è in ribalta) ma non c’è solo questo aspetto a preoccupare.

Anche se Google ha fatto sapere a realtà come Wired di voler continuare a “migliorare l’esperienza utente ogni sei settimane”, tutte le perplessità del pubblico in materia di privacy ma, in particolare, di convenienza sotto il profilo meramente economico restano: lo stesso Wired – ma non è il solo – ricorda che in ogni caso avere un Chromebook significa ancora adesso pagare 450 dollari. Già questo, rispetto a un molto meno banale, più flessibile e più personalizzabile Asus EEE PC 1215P (su cui si può montare ciò che si vuole, da Windows 7 a Linux, anche entrambi) e il cui costo non supera i 300 euro, risulta un ostacolo non indifferente. Non a caso, come racconta Digital Trends, va ricordato che Acer e Samsung, ciascuno produttore di Chromebook, hanno tagliato i prezzi prima delle feste nel tentativo di spingere il mercato; alcune biblioteche, negli USA, hanno provato ad adottarlo ma questi computer continuano a restare una ‘rarità’.

Da tempo, su Chrome OS alcune ‘voci’ dicono che nel 2012 Google lo metterà in phase-out (in fuori uso, insomma). Altre sostengono che avverà un merge, ossia una fusione, con Android, che invece va forte sia sugli smartphone che sui tablet. Senza contare che esistono diversi tablet economici molto più accattivanti di qualsiasi Chromebook, molti si domandano cosa c’è oltre l’orizzonte per questa controversa creatura di Google.

E anche se molti, oggi – forse sconsideratamente, ma è questione di punti di vista – dichiarano di non avere alcuna difficoltà nel consegnare in mano a Google la propria rubrica, agenda, documenti, posta elettronica e quant’altro (per poi affermare di temere Facebook sotto il profilo della privacy, magari), che lo si voglia o no, quello è un altro punto focale: quando hai in mano un Chromebook e ci fai “tutto”, hai in mano “tutto e niente”, contemporaneamente. L’unico ad avere in mano davvero tutto è Google.

Chi scrive preferisce, sul tema, restare in terrazza e osservare. Mentre i propri dati risiedono sul proprio NAS privato, replicato a distanza in rete privata, con tanto di dischi duplicati e ogni altro strumento di tutela e sicurezza. Ma è sempre, come appena detto, questione di punti di vista.

Marco Valerio Principato


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