Facebook, stretta di freni sulle ricerche interne?

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 03/10/2014
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Sembra che il social network intenda rivedere le procedure con cui attuare ricerche interne su campioni della propria utenza. Conflitto di coscienza o… paura di sostanziosi esodi?

Eventuali future ricerche condotte su campioni della propria utenza da parte di Facebook d’ora in poi saranno condotte sotto la stretta e diretta sorveglianza dei top manager e con opportuna fase addestrativa.

Lo ha comunicato l’azienda stessa nelle scorse ore, a seguito del notevole clamore sollevato lo scorso giugno per l’esperimento condotto sugli status degli utenti. L’esperimento è consistito nella manipolazione della percentuale di status “positivi” (o “negativi”), fatti comparire nelle bacheche di un campione d’utenza, rilevandone la “contagiosità”.

In relazione al trascorso episodio e al clamore sollevato il CTO di Facebook Mike Schroepfer, pur declinando il contatto con la stampa, si è scusato online riconoscendo parte dell’imbarazzo e ha colto l’occasione per delineare le modalità con cui tali ricerche dovranno svolgersi in futuro.

Tali nuove modalità prevedono una opportuna fase pre-indagine di carattere formativo ed etico rivolta ai ricercatori impegnati, in cui – secondo quanto appreso dal New York Times – essi dovranno tra l’altro rispondere a domande come “Quali sono i benefici di questo test?”, “Quali utenti riguarderà?”, “Come vi sentireste se foste voi i soggetti dell’esperimento?”, “Ci sono altri metodi per ottenere lo stesso risultato?”.

Molti esperti sul tema, interpellati dai media statunitensi, ritengono tale passo non ancora sufficiente. Oltre a maggior trasparenza nei confronti dell’utenza sarebbe necessario che tali studi e, soprattutto, i loro risultati venissero evidenziati e pubblicati dallo stesso social network e non – come accaduto la volta scorsa – appresi per essere stati pubblicati sul portale della National Academy of Sciences e poi discussi da un docente della Cornell University.

Alcune malelingue sostengono che questa “apertura” sia dovuta più che altro al timore di una “fuga” da Facebook, che avendo già adottato da tempo strategie volte alla massimizzazione dei profitti – dall’alterazione della qualità e salienza dei post in bacheca alla recente ristrutturazione del sistema pubblicitario Atlas – “sente” di rischiare, di tirare un po’ troppo la corda.

Di qui la prospettiva di una parziale rivisitazione dei criteri con cui gestire chi non impiega la propria identità reale, sul cui sfondo si colloca la nascita di Ello, il nuovo social network che si dichiara “l’anti-Facebook”, il “paladino della privacy”, disposto ad accettare pseudonimi senza riserve, pur non convincendo del tutto sotto il profilo delle scelte concrete in tema di privacy.

Marco Valerio Principato

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Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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