Anonabox, Wi-Fi e rete «quasi» anonime

Aspetto dell'Anonabox
Aspetto dell'Anonabox
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 15/10/2014
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(UPDATE) – Uno «scatolino» in grado di alzare moltissimo il livello di sicurezza del proprio impiego di Internet. Per di più, ultra-facile da usare. Ed economicissimo.

(UPDATE in calce) Piccolo, facile, immediato e senza bisogno né di configurazione, né di credenziali di accesso, nulla: basta attaccare et voilá, online in maniera non proprio sicura al 100 per cento, ma quasi. Si chiama Anonabox ed è prodotto da una startup del circuito Kickstarter, dedito al lancio di idee innovative.

Il funzionamento è di una semplicità disarmante: si attacca la connessione al proprio modem/router mediante un normale cavo Ethernet, si collega l’alimentatore alla presa micro USB e… fine: da quel momento in poi è in funzione un router Wi-Fi al cui interno opera TOR, il noto software “della cipolla”, in grado di rendere abbastanza sicura la propria attività online con un discreto (ma non totale, ricordare…) livello di anonimizzazione.

La grossa differenza rispetto all’impiego di TOR sul proprio PC la fa un’altra caratteristica: quella di non aver bisogno di toccare una sola virgola della configurazione del proprio computer, tablet, smartphone. Anonabox è infatti in grado, trovandosi nel classico ruolo del man in the middle (“l’uomo nel mezzo”), di obbligare al transito via TOR qualsiasi connessione – da quella FTP a quella di Skype, da quella di Facebook a quella di WhatsApp, pubblicità, tracker e spioncini vari inclusi – rendendo così la propria vita online decisamente meno esposta.

L’uso pratico è straordinariamente facile e si adatta a moltissimi scenari: anonimizzazione di una connessione Ethernet resa da un albergo, nella propria stessa casa (o ufficio, bed and breakfast, affittacamere, case estive) per offrire connettività agli ospiti senza che eventuali loro attività online “troppo esplicite” mettano a repentaglio la propria identità, o anche semplice metodo facile e risolutivo per garantirsi l’accesso a punti della Rete e relativi servizi non accessibili per via di censure o altre limitazioni. Qualora non si desiderasse utilizzare la connessione Wi-Fi come nel caso di impiego di un computer, Anonabox dispone di una seconda presa Ethernet a cui, con un altro cavetto LAN, può essere connesso il proprio PC: le funzionalità di protezione sono identiche.

L’apparecchio, se riuscirà a riscuotere il livello di crowdfunding prefissato, sarà commercializzato a partire da gennaio 2015 con un costo di 45 dollari (meno di 40 euro). Chi è interessato, può effettuare dei back, dei pagamenti di supporto (o anche, semplicemente, aiutare il team concretamente con il proprio know-how di programmazione, oppure attrezzature, strutture, tutto fa brodo): il “supporto” va da un dollaro in poi, se si vuole essere una sorta di finanziatori, “a proprio buon cuore”.

Parere personale? Un’ottima idea. Se ben fatto, dovrebbe avere successo senza alcuna difficoltà, tenendo presente che per realizzare qualcosa di simile “in casa” bisogna servirsi di apposite versioni di software come DD-WRT PRIVACY e simili, che richiedono di possedere un router domestico basato su Linux (niente paura: moltissimi lo sono, anche se non si sa) e modificarlo in profondità, cosa non certo alla portata di tutti.

Anonabox invece non richiede nulla di tutto ciò: il suo impiego è decisamente alla portata di tutti, come dimostra il filmato esplicativo qui di seguito, che ne illustra in maniera più che esauriente il funzionamento.

Update

A proposito di questo dispositivo, Dario Bonacina ha segnalato che su Reddit un utente sostiene che si tratti di una sorta di truffa. In breve, l’utente fa notare che le quattro fasi di sviluppo descritte dagli sviluppatori di Anonabox comprenderebbero una piastra Alix che appare essere pressoché la stessa usata nella fase iniziale dello sviluppo (Alix è una specie di mini-PC cablato su una piastra da sviluppo). Questo significherebbe poco: è semplicemente un modo intelligente per effettuare lo sviluppo di un apparecchio del genere prima dell’ingegnerizzazione.

In secondo luogo, l’utente di Reddit sostiene che il prototipo di Anonabox sarebbe identico a un mini router Wi-Fi prodotto da Aliexpress. In effetti sono molto simili, ma quest’ultimo è progettato per fare tutt’altro (lo si vede anche dalla presenza di una presa USB laterale: nasce come sistema per rendere wireless o condivisibili in rete Ethernet degli hard disk USB).

Infine, l’utente cita altri utenti che, a suo dire, dimostrerebbero – per farla breve – che August Gramar, ideatore della Anonabox, avrebbe in pratica ideato una truffa, avendo semplicemente applicato il nome a un prodotto hardware esistente ed essendo anche in corso una raccolta di fondi per sovvenzionare il progetto. Su Reddit, volendosi divertire, sul tema stanno volando parole pesanti.

In realtà, se si osservassero le cose con più calma – e, direi, anche con maggiore competenza – probabilmente si concluderebbe che gli ideatori di Anonabox, anche ammesso abbiano impiegato un hardware già esistente, non hanno compiuto – finora – alcun illecito: anche se si fossero limitati a progettare una specifica versione di BusyBox (la versione di Linux specializzata nel gestire apparecchi del genere), non avrebbero fatto nulla di diverso dal prendere DD-WRT PRIVACY (vedi articolo in alto), installarlo in un hardware già esistente come il LinkSys WRT54G e proporlo come sistema pronto all’uso. Cosa, questa, tra l’altro, che chi scrive ha a suo tempo già fatto a proprio uso e consumo e funziona perfettamente, ma non è certo alla portata di tutti.

Al di là, dunque, di considerazioni sul prezzo, sulle politiche di marketing e sulla consistenza del progetto, forse è il caso di mantenere la calma ed esaminare le cose un po’ più a fondo prima di lasciarsi andare a ingiurie, diffamazioni e ogni ben di Dio linguistico che si rileva sulla celebre piattaforma di discussione.

Come dice il proverbio: “se sono rose, fioriranno”, l’idea in sé è buona e consente anche al più disinformato degli internauti di impiegare uno strumento che, innegabilmente, alza il livello di sicurezza. (MVP)

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Marco Valerio Principato (2078 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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