Inbox per l’email di Google: chi è smart?

Inbox di Google
Inbox di Google
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 24/10/2014
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Squillino le trombe: Google rivoluzionerà la posta elettronica, trasformandola in un fratello gemello di Google Now. E nessuno che pensi al «retroscena».

Avete presente Google Now? Bene. Inbox, la nuova concezione dell’email che Google sta mettendo a punto, non è altro che un estendere Google Now specificamente alla posta elettronica. Un gingillo che legge le vostre email, “capisce” cosa c’è scritto e vi propone comportamenti conseguenti.

Per il momento è solo su invito (si può scrivere a inbox@google.com per “mettersi in coda”). «La posta elettronica si trasforma in un’assistente personale che organizza i messaggi per argomenti e li aggiorna con le ultime informazioni», recita il catenaccio dell’articolo di La Stampa.

«Inbox è stato pensato dalle stesse persone che vi hanno portato Gmail, ma non è Gmail: si tratta di un tipo completamente diverso di posta in arrivo, progettato per concentrarsi su ciò che conta davvero» scrive sul blog Sundar Pichai, senior vice president di Google.

Certo, infatti è una posta gestita con la stessa filosofia di Google Now. Al quale, come esso stesso spiega in apertura, bisogna dare fiducia perché accede a tutto, assolutamente tutto: contatti, calendario, appuntamenti, traffico telefonico, SMS, Instant Messaging, GPS, cronologia Web, cronologia spostamenti, e chi più ne ha più ne metta.

Se prima Google si sgolava a sostenere che le email vengono “lette automaticamente” al solo fine di inserire pubblicità pertinente, adesso – con Inbox – tale lettura è senz’altro ancora automatica, ma non più “stupida”: ora deve essere “intelligente”, perché deve “capire” quali sono le nostre esigenze, la nostra attività, i nostri spostamenti, i nostri appuntamenti, così da farci un raggruppamento e una prioritizzazione “intelligente”, altrimenti non servirebbe a nulla.

Google non dice, però, che dietro tutta questa “intelligenza” c’è un siphoning (una “sifonatura”, una aspirazione a mo’ di aspirapolvere) di tutte le nostre attività che serve prima di tutto a Google per completare le già ricchissime “schede personali” che ha su ciascuno di noi.

E avrà pieno successo, perché oggi c’è una tale ignoranza sui processi che stanno dietro a simili proposte, da vedere tranquillamente in giro fior di esercizi commerciali che impiegano la posta di Google; ci sono fior di studi medici, come ho già avuto modo di sottolineare, che utilizzano Gmail per interloquire con i propri pazienti.

Consegnare a Google un registro pressoché integrale della propria vita privata (o di lavoro) è un atto assolutamente folle, privo di qualsiasi barlume di intelligenza, sconsiderato e irresponsabile, lesivo non soltanto della propria privacy ma anche – anzi, soprattutto – della privacy degli altri, di tutti coloro con cui ci relazioniamo.

Proprio per questo, proprio perché Google sa benissimo quanto beota è la popolazione della Rete (salve le debite eccezioni), avrà pieno successo. Forza, cosa aspettate: scrivete a inbox@google.com per “mettervi in coda”, tanto quel cretino di Marco Valerio Principato è un complottista e dice un sacco di sciocchezze.

Marco Valerio Principato

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Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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