La migliore dottrina su BitTorrent arriva dalla fredda Norvegia

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Marco Valerio Principato
Di Marco Valerio Principato
Pubblicato il: 10/03/2009
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Roma – “Il modo migliore per controllare (la diffusione, ndB) dei propri contenuti è quello di esserne il miglior provider”.

A pronunciare questa emblematica e sconcertante frase – non per questo non densa di significati – è NRK, la più importante stazione radio e televisiva norvegese, che ne ha fatto la propria dottrina e che già fin dallo scorso anno ha iniziato a distribuire, in via sperimentale, parte dei propri contenuti tramite BitTorrent, vale a dire in rete Peer To Peer.

Tra i segnali positivi raccolti dalla sperimentazione – racconta NRKBeta – vi è stato quello di uno show, distribuito tramite BitTorrent, i cui episodi sono stati scaricati in tutto ben 100mila volte dai propri utenti. “Gratuitamente, senza alcun DRM, nessuna restrizione di zone di fruizione. Un successo sbalorditivo, con 100mila episodi scaricati, citato su BoingBoing e su Digg. E con Eirik Solheim di NRK subito intervistato dal sito tedesco Tagesschau“, si legge sul sito di NRK.

BoingBoing in effetti non solo ha citato la notizia, ma ha fornito anche i dettagli del file. E se i media mainstream non gli hanno dato gran che rilievo, molto è dovuto alla lingua: il norvegese, certamente, non fa parte di quelle lingue a grande diffusione.

Oggi, a distanza di circa un anno, la Norvegia ha prima di tutto un Ministro per l’Innovazione e la Ricerca che sostiene la causa del Peer To Peer e si dichiara addirittura convinto che il File Sharing dovrebbe essere legale. Forte di questo e di una mentalità – evidentemente – più aperta e possibilista, la stazione radiotelevisiva NRK si è lanciata in un’operazione destinata quasi certamente a sollevare attenzione e preoccupazione presso le major: ha varato un proprio tracker BitTorrent, perfettamente analogo a quello impiegato da The Pirate Bay.

Una decisione radicalmente diversa da quella intrapresa da alcune emittenti nazionali, non ultima anche la RAI che, spinta da eventi particolari, ha tentato di avvicinarsi alla Rete in modalità 2.0 con relativo successo e notevoli critiche.

Nell’augurarsi che questa novità spinga ad analizzare, rivalutare e riconsiderare uno scenario come quello del Peer To Peer, troppo spesso usato come scudo per difendere interessi di altro genere, non resta che sperare che il caso NRK «faccia scuola».

Ci scusiamo con i lettori per aver dato la notizia vera e propria alla fine, anziché – come normalmente si fa – all’inizio, ma trattandosi di un fatto non molto pubblicizzato era indispensabile predisporre uno scenario iniziale che portasse a comprendere meglio la portata della decisione intrapresa dall’emittente NRK.

Marco Valerio Principato

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