Integrazione Facebook-WhatsApp: ecco la verità

Integrazione? Fusione? Calma, ragioniamoci un attimo.
Integrazione? Fusione? Calma, ragioniamoci un attimo.
Marco Valerio Principato
Di
Pubblicato il: 09/02/2015
Commenti Commenta | Permalink

Sulla scoperta del sottodominio «alpha.whatsapp.com» sono state fatte molte ipotesi, compresa la fusione tra le due realtà. Ma, ragionando, forse le idee sono altre.

La scoperta di un nuovo sottodominio sul Web, “alpha.whatsapp.com”, diffusa la scorsa settimana da parte dell’edizione tedesca di Focus, ha scatenato la curiosità di molti e ha fatto ipotizzare l’idea che Facebook e WhatsApp possano avere in itinere una qualche forma di integrazione o fusione.

Si tratta di semplici supposizioni perché, ad oggi, non esistea alcuna conferma ufficiale. Gli unici fatti rilevabili sono legati al comportamento dell’indirizzo connesso con “alpha.whatsapp.com”, il quale, per la verità, dà origine a una pagina Web pur funzionale ma decisamente anomala e fuori standard.

Mancano, in essa, i tag standard che la definiscono come tale e al suo interno l’unica cosa che vi si trova è la codifica HTML di un collegamento ipertestuale:

Log in via <a href="https://www.facebook.com/v2.2/dialog/oauth?client_id=278681952341630&redirect_uri=http%3A%2F%2Falpha.whatsapp.com%2F%3Fnext%3D%252F&state=8037085731ced447071d2acfbd66be46&sdk=php-sdk-4.0.12&scope=">Facebook</a>

La forma di tale collegamento lascia pensare a un’applicazione esterna a Facebook che “chiede” al social network di autenticare l’utente che vuole usarla e, in effetti, se si segue quel collegamento – come hanno provato a fare in molti – si viene indirizzati all’interno di Facebook, sul cui sito una non meglio identificata applicazione “WhatsApp SSO” chiede l’accesso al proprio profilo. Che poi tale autorizzazione, anche se concessa, al momento non produca nulla è altra questione.

SSO, lo ricordiamo, è la sigla di Single Sign On, ovvero procedura unificata di autenticazione, quella, cioè, che viene normalmente impiegata quando siti e servizi Web esterni a Facebook danno la possibilità di autenticarsi attraverso la propria utenza social.

Dunque, il “messaggio” è chiarissimo: si tratta di una procedura per cui Facebook (nel quale l’utente si è già autenticato e fatto riconoscere) si pone come “garante” nei confronti di WhatsApp, il quale lascerà che l’utente così riconosciuto possa impiegare servizi di quest’ultimo senza doversi a propria volta far riconoscere dall’App di instant messaging.

Sono circolate molte ipotesi dall’osservazione di questa novità: si va da quella di fusione alla “collaborazione”, dall’unificazione tra WhatsApp e Facebook Messenger all’idea di vedere pubblicati in bacheca i messaggi scritti in instant messaging.

Tutto è possibile, ma ragionando attentamente sul meccanismo di fronte al quale ci si trova – l’unico che, in assenza d’altro, non lascia dubbi – la possibilità sembrerebbe essere solo una: consentire l’uso di WhatsApp anche se disgiunto da un’utenza telefonica cellulare (supplirebbe, appunto, l’autenticazione offerta da Facebook).

Se a questo si somma l’insistente ipotesi di lancio della conversazione vocale all’interno di WhatsApp, il risultato sarebbe un’App con oltre 700 milioni di utenti, a cui andrebbero ad aggiungersi tutti gli utenti Facebook, con i quali diverrebbe possibile dialogare. E diverrebbe, a sua volta, “automatica” la possibile soppressione di Facebook Messenger in quanto, a quel punto, non solo rappresenterebbe un inutile duplicato meno ricco (avrebbe un sottoinsieme delle funzioni di WhatsApp) ma avrebbe il “limite” di non essere impiegato da coloro che, pur utenti di WhatsApp, non lo sono di Facebook, e non sono pochi.

Un’ipotesi derivabile è anche quella di permettere l’impiego della versione Web di WhatsApp senza dover autenticare la sessione attraverso il QRCode all’interno dell’App sullo smartphone: ciò consentirebbe di essere autenticati su web.whatsapp.com attraverso Facebook, anziché attraverso il proprio smartphone.

Parrebbe, dunque, piuttosto semplicistico e superficiale parlare di “fusione”, anche perché dal punto di vista formale WhatsApp già appartiene a Facebook: l’unica vera “fusione” realizzabile è solo tecnica e le due aziende, se vogliono, possono realizzarla in qualsiasi momento.

Le conseguenze, come abbiamo sempre sottolineato su queste pagine, sono di due ordini: sociale e di privacy. Sociale perché in linea di massima nessuno sarebbe “scontento” di una simile novità, a patto che WhatsApp lasci la possibilità di continuare a essere impiegato così come è stato finora (e nell’ipotesi qui fatta così sarebbe); di privacy perché a questo punto l’intero parco utenti di WhatsApp e le relative reti sociali risultanti andrebbe a integrarsi con l’intero parco utenti di Facebook, costruendo nel complesso una gigantesca rete sociale intorno – spicci più, spicci meno – ai due miliardi di utenti, di cui almeno la metà risultano essere identità personali certificate, grazie alla concessione implicita del rilascio di un dato personale importante, quale è il proprio numero di cellulare.

Un patrimonio di informazioni personali assolutamente enorme e di altrettanto enorme interesse per il mondo dei Big Data e dell’advertising, al quale Mark Zuckerberg potrebbe così offrire un valore di proporzioni altrettanto enormi, altrettanto remunerativo. Una schedatura senza precedenti della quale, a modesto parere di chi scrive, forse non dispone neppure Google.

In tutto questo, continua l’ampia e assoluta sottovalutazione da parte del grande pubblico, che pur di non rinunciare al giocattolino e pur di non affrontare la notevole complessità dei fatti da comprendere, lascia che i propri dati siano manipolati e trattati da un ecosistema del quale non ha – e non desidera avere – la benché minima percezione, né della consistenza, né degli effetti.

Marco Valerio Principato

COMMENTI (FACEBOOK)

Marco Valerio Principato (2078 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


Abbiamo parlato di:
, , , ,

Commenti (locali)




Nota: La moderazione in uso potrebbe ritardare la pubblicazione del commento. Non è necessario reinviarlo.

*