Microsoft Cloud, ora standard ISO. Ma basta?

Nuvole Microsoft... nonostante ogni garanzia, sempre nuvole sono.
Nuvole Microsoft... nonostante ogni garanzia, sempre nuvole sono.
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 19/02/2015
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L’adozione di uno standard ISO non deve far supporre la decadenza dei rischi per la tutela della riservatezza delle informazioni. L’atteggiamento «critico» resta necessario.

Microsoft, per i propri servizi cloud, ha annunciato l’adozione dello standard ISO/IEC 27018, nato per offrire ai clienti alcune garanzie in più nel conferire alla casa di Redmond la fiducia necessaria.

Secondo l’azienda lo scopo fondamentale di questa novità è quello di innalzare i livelli di tutela nei confronti del cliente, con particolare riguardo alle cosiddette PII (sigla di Personally Identifiable Information).

La novità consente, vista dall’utente, di controllare meglio i propri dati e di essere informati qualora questi vengano spostati da un server a un altro o vengano impiegate per scopi diversi, come ad esempio la consultazione da parte delle autorità o dei governi.

Questo, tuttavia, non deve trarre in inganno e far supporre che, una buona volta per tutte, il gigante di Redmond sia stato contagiato da un buonismo inusitato e abbia deciso di non far uscire neanche un bit dai confini dei propri data center.

Come spiegano con estrema chiarezza V. Mayer-Schönberger e K. Cukier nel loro libro Big Data1, l’espressione Big Data «designa delle cose che si possono fare solo su larga scala, per estrapolare nuove indicazioni o creare nuove forme di valore, con modalità che vengono a modificare i mercati, le organizzazioni, le relazioni tra cittadini e governi, e altro ancora» (p. 16).

Si può star certi che l’adozione dello standard ISO/IEC 27018 non comporta alcun obbligo di sottrarsi dalla contribuzione al mare magnum dei Big Data, operazione che per Microsoft – come per altri big – è una notevole fonte di profitto. Il fatto che le PII di cui sopra vengano rese anonime prima di concederle in pasto a tale mare magnum non costituisce alcuna garanzia di non-identificabilità: quelle informazioni possono, con l’aiuto dei Big Data, tornare non anomime in qualsiasi momento.

Dunque, restano sempre validi i consigli che abbiamo già dato su queste pagine qualche tempo fa: il cloud computing e il cloud storage non sono il diavolo, non occorre rifuggirli con disprezzo e sdegno solo perché tali. Tenuto però conto della tendenza dei big a orientare i mercati verso soluzioni decisamente troppo cloud-based, il miglior atteggiamento – come sempre – è quello “critico”, nel senso squisitamente filosofico del termine, l’unico che consente di confrontarsi con qualsiasi novità e qualsiasi risorsa senza rischi o, almeno, riducendo questi ultimi a quote accettabili.

Nel caso specifico, non si ritenga – con la novità introdotta da Microsoft – di aver trovato finalmente la panacea in grado di sollevare da qualsiasi preoccupazione: è evidente che così non è e simili “promesse” diffuse attraverso gli organi di stampa fanno parte di una ben precisa strategia di marketing, che ha come primo obiettivo quello di agevolare l’azienda nella propria attività di vendita.

Marco Valerio Principato

  1. Mayer-Schönberger V. e Cukier K., Big data – Una rivoluzione che trasformerà il nostro modo di vivere e già minaccia la nostra libertà, Garzanti, Milano, 2013.  [Torna al testo]
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Marco Valerio Principato (2079 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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Commenti (locali)
  1. Alessio ha detto:

    Da un certo punto di vista se prendiamo l’offerta compresa in Office 365 di spazio finchè si vuole può essere una ottima soluzione per essere sicuri di avere un backup dei propri file personali (foto e documenti) magari criptandoli prima dell’upload. Penso ad un eventuale furto in casa, di cui tra l’altro sono già stato vittima senza fortunatamente grosse conseguenze. Avendo dei backup personali e dei backup su Onedrive la sicurezza di non perderli aumenta considerevolmente.
    Da un altro punto di vista invece una certa preoccupazione sulla riservatezza di questi file c’è: penso ad esempio alle foto mie da piccolo, avendo avuto la fortuna di avere un padre appassionato di fotografia. Molte sono le foto fate “come mamma mi ha fatto” magari nella piscinetta di casa o durante il bagnetto! Ecco…se questi software “intelligenti” che scansionano i file scambiano queste innocenti e simpatiche foto per qualcosa di ben più grave sbagliando…quali sarebbero le conseguenze?




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