Internet: collasso in otto anni? Per via dei video?

L'apertura dello studio in questione.
L'apertura dello studio in questione.
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 04/05/2015
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Notizie dal tono allarmistico annunciano altri «otto anni di vita» prima che Internet giunga al collasso. Abbiamo contattato l’autore dello studio per chiarire.

Roma – Da ieri è in circolazione una notizia dalla quale si apprenderebbe che la rete Internet si starebbe approssimando al collasso ed entro pochi anni non sarebbe più in grado di crescere. Ci siamo preoccupati di accertarcene alla fonte e vogliamo tranquillizzare gli internauti: le cose non stanno esattamente così. Si tratta di un dibattito accademico scientifico, volto ad anticipare gli scenari e indirizzare l’attività di ricerca per compensare l’approssimarsi teorico della saturazione, ma non è previsto alcun “collasso generale”.

Inizialmente la notizia sembra essere stata diffusa dal quotidiano Il Mattino: è quella con la data e ora di pubblicazione più recenti. Visto il tono sensazionalistico e la conseguente possibilità di sollevare interesse, è stata ripresa da diverse altre fonti: Articolotre, Il Gazzettino, Il Messaggero, Impronta Unika, Quotidiano di Puglia, Centro Meteo Italiano, ZZ7, Altopascio.info e qualche altro (questa è l’aggregazione di Google News).

Cominciamo con il precisare che si tratta, innanzi tutto, di una notizia ricavata da uno studio dello scorso anno e, dunque, non brilla certo per tempestività. Abbiamo infatti interpellato il professor Andrew Ellis, docente della Scuola di Ingegneria e Scienze Applicate dell’Istituto di Tecnologie Fotoniche presso la Aston University, per avere chiarimenti.

Il docente, con estrema gentilezza, ha chiarito trattarsi di un dibattito scientifico accademico, la cui ultima edizione si è tenuta lo scorso anno a Birmingham in occasione della sessione 2014 del British Science Festival, che quest’anno si terrà a Bradford dal 7 al 10 settembre 2015 (è un evento che si svolge sin dal 1831, come risulta da questo documento).

Nell’edizione dello scorso anno la Aston University ha contribuito in molti dei dibattiti e delle tavole rotonde svoltesi e, nell’occasione, il professor Ellis ha preparato una presentazione nella quale sono riassunti gli studi e le ricerche in corso: lo chiarisce egli stesso nella propria pagina di docente.

«L’aspetto riguardante la massima capacità della fibra è reale», ha chiarito il docente in un’email, spiegando di osservare la slide n. 21 della presentazione che egli stesso ha preparato (vedi Fig. 1 in colonna). «I punti verdi – continua il docente – sono risultati di laboratorio, quelli rossi sono i sistemi degli operatori, quelli blu sono i sistemi disponibili per i clienti finali».

Ellis chiarisce che le tre linee hanno viaggiato parallele sin dal 1970 e che, intorno al 2014, si è reso necessario cambiare medium di distribuzione (ecco perché ora anche in Italia si comincia a parlare di fibra, sia pure in modo improprio). Chiaramente, al contempo debbono evolvere anche i media impiegati per la circolazione delle informazioni (le c.d. dorsali) e gli strumenti impiegati per l’interconnessione delle reti (i famosi router e tutte le strutture necessarie per far si che vi sia interoperabilità tra le varie reti).

Ciò che il docente si chiede e che ha evidenziato al termine della linea rossa, dove ha scritto Major Problem (problema grave), è: quando la necessità di velocità della capacità della Rete supererà i 100 Terabit al secondo, velocità che oggi per la fibra è prossima a non essere superabile, cosa accadrà? E prospetta tre possibili soluzioni.

«Possiamo inventare nuovi metodi per incrementare la capacità (le nostre ultime ricerche sono già oggi in grado di consentire un incremento del 50 per cento), possiamo cambiare l’architettura della Rete (le linee blu e rossa non viaggiano più parallele) oppure i clienti posssono accontentarsi della connettività che hanno (la linea blu smette di crescere). Sono tutti scenari possibili, dunque non è “la fine del mondo” come alcuni commenti e articoli vorrebbero far credere», ha precisato il docente nella nota.

Si tratta, dunque, di scegliere «se vogliamo davvero costruire una nuova rete capace di continuare a crescere, o se accontentarci della capacità limitata. È questo il dibattito che stiamo cercando di stimolare e ha a che fare con l’economia, i comportamenti sociali, la politica e molte altre questioni che non hanno nulla di scientifico», ha chiuso il docente, lasciando all’immaginazione e all’intelligenza di chi legge quali possano essere le ultime a cui fa riferimento.

Appalti? Commesse? Lobby? Ciascuno può ragiornarci sopra e leggere, così, con maggiore attenzione gli altisonanti annunci a cui gli Internet Service Provider, nostrani e non, si lasciano andare quando presentano al pubblico i loro prodotti.

Resta il fatto che, esattamente come fino a oggi ci siamo “accontentati” di ADSL presentate come “da 7 Mega” ma con banda garantita di livelli infimi (alcuni provider garantiscono 32 Kilobit al secondo: figurarsi), così, in futuro, potrà accadere per la fibra. Sempre ricordando che, nel frattempo, la ricerca va avanti e non è affatto detto che quel limite della fibra, individuato dalla Aston University, non venga superato dai risultati di una nuova ricerca molto prima del suo raggiungimento.

Quanto è stato recentemente realizzato proprio per Facebook è solo un esempio di superamento dei limiti. Dunque, è possibile dormire sonni (quasi) tranquilli: nessun collasso.


Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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