Video in autoplay: la Facebookizzazione di Twitter

Autoplay: sicuro che non dia fastidio?
Autoplay: sicuro che non dia fastidio?
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 18/06/2015
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La nuova prestazione messa a punto da Twitter, nel particolare momento storico che sta attraversando, sa molto di rincorsa, di emulazione di Facebook. I fatti lo confermano.

Roma – «Okay», direbbero gli americani. La notizia è questa, l’Ansa lo dice chiaro: «Twitter come Facebook, lancia l’autoplay nei video, cioè quella modalità per cui i filmati si avviano da soli senza audio».

Per cui, ciò che è “movie” – dunque video, GIF animate, pubblicità, eccetera – partirà da sé. Non solo: se si gira lo smartphone in orizzontale, il video – quale esso sia – si espanderà a pieno schermo. Sì, c’è – o dovrebbe esserci – un opt-out, dice.

Per ora la cosa riguarda Twitter.com, cioè il portale Web di Twitter, e l’App per iOS, mentre per Android c’è da aspettare un po’. Per Windows 10 e per BlackBerry non si sa nulla (per quest’ultimo vi informerà chi scrive, possedendolo).

Ma la notizia NON è solo questa. Mentre Twitter dice di preoccuparsi del fatto che i troppi tap finora necessari per vedere un contenuto video ci/vi «avrebbero fatto perdere qualcosa a cui teniamo», il giorno dopo ha raccontato un’altra versione dei fatti agli inserzionisti.

In quella sede, ben più esplicita, ha detto: «durante le prove di autoplay abbiamo riscontrato un incremento di sette volte nel completamento della riproduzione dei video sponsorizzati», parole di David Regan, Senior Product Manager. Sbrigandosi a precisare «se si pensa che l’autoriproduzione dei video dovesse infastidire o che potesse intaccare troppo il proprio piano dati (i “giga”, ndB), la prestazione può essere disattivata sul Web e sulle impostazioni dell’App».

Dunque, lo scopo sembra essere tutt’altro che evitare di far perdere qualcosa a cui si tiene. Piuttosto, come precisa l’Ansa in apertura, poiché «La funzione autoplay ha permesso a Facebook di competere, per visualizzazioni, con un gigante come YouTube», allora perché “noi no”, vista la situazione poco rassicurante del momento?

Ecco perché possiamo parlare tranquillamente di facebookizzazione di Twitter. Specie se a questo aggiungiamo, come riporta Re/Code, che ora l’attenzione per gli hashtag (le paroline che iniziano con #) sembra rivesta un ruolo non solo secondario, ma addirittura di impaccio per la buona propagazione dei tweet (il sito parla di un 23 per cento di efficacia in più di un tweet senza alcun “#” e alcun “@”), il quadro è completo.

Possiamo dunque concludere che Twitter, come senza troppi peli sulla lingua sostiene The Register, «è ansioso di trovare modi migliori per monetizzare i suoi, pardon, i vostri contenuti». Twitter, a sua volta – esattamente come Facebook – dovrebbe concludere che premendo troppo il pedale, semplicemente, la gente se ne va altrove e rischia, come si diceva già su queste pagine, di trasmettere «messaggi indirizzati a persone che non sono più lì».

Sarà bene che Jack Dorsey, e chi lo rimpiazzerà, ci pensino.

Marco Valerio Principato


Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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