AdBlock venduto ad… AdBlock Plus?

I vari logo AdBlock in circolazione.
I vari logo AdBlock in circolazione.
Di
Pubblicato il: 06/10/2015
Commenti Commenta | Permalink

La più popolare estensione per Google Chrome è stata recentemente acquisita da un anonimo compratore. La storia potrebbe però essere molto più semplice e molto più ingegnosa di quanto si possa pensare.

Roma – Un po’ tutti gli internauti, specialmente i più agguerriti, conoscono AdBlock (AB). Si tratta di un’estensione per browser in grado di “liberare” le pagine Web dalla pubblicità, spesso troppo invasiva e, nei device mobili, anche avida di traffico dati, silenziosamente sottratto al “monte Giga” di cui ormai tutti disponiamo. Ebbene, secondo una fonte fidata del sito inglese The Register, l’azienda “retrostante” sarebbe stata venduta.

L’operazione sarebbe da porre in relazione alle ultime mosse dell’estensione concorrente Adblock Plus (ABP). Infatti sembra sia stata proprio quest’ultima, controllata dalla società tedesca Eyeo GmbH, ad accaparrarsi l’ingente bottino, costituito da un’estensione perfettamente funzionante e un immenso numero di utenti che ne fa uso.

Facciamo un po’ di ordine, però. Innanzitutto in questi ultimi giorni è stata fatta molta confusione a partire dai nomi delle due estensioni. AdBlock, quella che è stata venduta, ha la B maiuscola; Adblock Plus, il possibile compratore, viene scritta con la b minuscola. Il problema del nome non è da sottovalutare per due importanti motivi. Il primo è che moltissimi internauti non sanno nemmeno trattarsi di due estensioni differenti e non dei semplici “fork”1. Il secondo motivo riguarda il fuggi fuggi generale verso nuove estensioni, cosa che spesso succede in questi casi, soprattutto quando le notizie vengono date o da fonti poco affidabili o generando panico per falsi problemi, che analizzeremo in seguito.

In particolare va notato che le estensioni che sono maggiormente circolate in questi giorni, per sostituire AB, sono uBlock Origin e uBlock. Anche in questo caso provenienti da diversi sviluppatori, esse hanno portato moltissimi utenti alla confusione a causa del nome.

Tutti gli applicativi citati fino ad adesso però hanno una cosa in comune: rendere la navigazione internet libera dalle pubblicità, ognuna ovviamente con le proprie caratteristiche. Una breve cronistoria può essere sintetizzata come segue:

2002 – Nasce Adblock (da notare la b minuscola) sviluppata da Henrik Aasted Sorensen;
2004 – Viene sviluppata Adblock Plus, sulla base di Adblock da Michael McDonald;
2006 – Wladimir Palant mantiene lo sviluppo di Adblock Plus, affermato plugin per Firefox;
2009 – Michael Gundlach sviluppa AdBlock (con B maiuscola), il primo plugin del suo genere per Google Chrome;
2010 – Anche Adblock Plus di Wladimir Palant sbarca su Google Chrome;
2015 – AdBlock di Michael Gundlach viene venduto.

Il nocciolo della questione sta soprattutto nel fatto che AdBlock è leader incontrastato su Google Chrome, il browser più utilizzato del mondo. Da notare che la sua uscita coincise proprio con l’apertura da parte di Google alle estensioni di terze parti su Chrome, facendone così non solo uno dei primissimi plugin ad entrarci, ma anche uno dei più utilizzati di sempre. Adblock Plus può vantare gli stessi primati su Firefox.

Ma di cosa vivono queste estensioni e che tipo di falsi problemi hanno generato? Per quando riguarda il primo punto, all’inizio gli introiti sono sempre le donazioni che generosi utenti fanno apprezzando il lavoro degli sviluppatori, i quali tentano di rendere internet un luogo (virtuale) migliore. Negli ultimi anni il modello di business però è cambiato notevolmente. Infatti è ormai noto che il mercato pubblicitario telematico è cresciuto in maniera verticale e per questo, da fine 2011, ABP ha deciso di avviare il progetto “pubblicità accettabili”.

Attraverso questo tipo di programma ABP consente agli inserzionisti di pagare una quota alla stessa società affinchè le proprie pubblicità non subiscano blocchi (entrando in una “whitelist”). Giungiamo quindi al falso problema, visto che numerosissimi siti di informazione hanno deciso di dare la notizia fino a qui. Non è stato detto infatti che gli inserzionisti devono comunque rispettare dei rigidi criteri, che presto non sarà più ADP a dettare, ma una società indipendente e, soprattutto, che gli utenti hanno la possibilità di non aderire comunque al programma e di bloccare tutte le pubblicità come hanno sempre fatto.

In tal senso gli utenti continuerebbero a vedere quelle pubblicità messe manualmente in “whitelist” per supportare solo i siti ritenuti meritevoli, per la qualità dei propri contenuti. In favore di “pubblicità accettabili” si è schierato proprio Michael Gundlach di AB, dichiarandosi favorevole ad aderire al programma del plugin concorrente.

Perciò la fonte di The Register, Bernd Rubel, dice che da tempo ABP avesse messo gli occhi su AB, potendo così raggiungere, attraverso le pubblicità, l’enorme numero di 100.000.000 (cento milioni) di utenti. In ogni caso, premesse tutte le buone intenzioni, non possiamo che prendere atto del volere di molti internauti di cercare nuove estensioni per i propri browser. Come detto sopra, il plugin uBlock Origin (non uBlock e basta) è il più quotato al momento e consigliamo di provarlo.

Per i più attenti alla privacy, che avranno già avuto molte accortezze ben prima della vendita di AB, possiamo consigliare: l’estensione “Privacy Badger” di EFF (Electronic Frontier Foundation), la stessa società dell’indispensabile “HTTPS Everywhere”; e la suite per la privacy di Disconnect.me, società da tempo schierata con EFF per la difesa dei diritti dei surfisti della rete. Non mancheremo di aggiornare i nostri lettori se ci dovessero essere importanti novità.

  1. In campo informatico e, in particolare, in ambito Unix/Linux, per “fork” si intende la replicazione di un progetto software, a partire dai medesimi sorgenti (fattibile perché normalmente Open Source), in un nuovo gruppo di persone che lo sviluppa. “Fork” va inteso, quindi, come “sdoppiamento”: un progetto base esiste e continua a essere sviluppato dal team originario, ma da un certo punto in poi si “sdoppia”: l’originario prosegue per la sua strada, la “nuova copia” si crea la sua strada e, spesso, si può assistere ad evoluzioni parallele che possono produrre risultati tanto sostanzialmente analoghi quanto molto diversi. Un altro esempio sono OpenOffice e LibreOffice.  [Torna al testo]

Riccardo Donini (24 articoli)

Amante della tecnologia, in particolare crittografia e sicurezza. Attento alla discrezione, schivo del frastuono della Rete.


Commenti (Facebook)
Commenti (locali)




Nota: La moderazione in uso potrebbe ritardare la pubblicazione del commento. Non è necessario reinviarlo.