iCloud: Apple cliente Google (ed altri)?

Insomma ora Apple ha «ceduto» al «nemico-concorrente»?
Insomma ora Apple ha «ceduto» al «nemico-concorrente»?
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 21/03/2016
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Alcuni sono perplessi: Apple che impiega servizi cloud di Google per ospitare i contenuti di iCloud? Possibile? Sì, certo, ma non c’è da preoccuparsi. Ecco perché.

Roma – Da qualche giorno circola la notizia secondo cui Apple, per ospitare parte dei contenuti del proprio servizio di cloud storage iCloud, avrebbe siglato un accordo con Google al fine di sfruttarne lo spazio di memorizzazione1.

Molti sono rimasti perplessi. Ma come: io sfrutto (e pago, in certi casi) iCloud per avere un servizio di cloud storage indipendente da altri “giganti”, e Apple – anche se in parte – delega Google per alloggiarne i contenuti? Ebbene, come sempre occorre risalire alle origini della notizia per tranquillizzarsi e comprendere come stanno davvero le cose, a prescindere da quanto racconta la stampa locale.

Innanzi tutto va ricordato che Apple sta costruendo il proprio data center in Irlanda. Si tratta di un edificio con un’area di base di 2,5 ettari, pianificato fin dallo scorso anno, con un investimento di quasi un miliardo di euro2. Lo scopo non può essere altro che quello di ottimizzare il traffico in ambito europeo (aderendo, tra l’altro, alle normative in tema di travaso estero di dati di utenti europei), nonché di sgravare le proprie strutture oltreoceano da una sostanziosa fetta di spazio di memorizzazione.

In secondo luogo, all’inizio di febbraio di quest’anno pare che i cittadini della zona in cui dovrebbe sorgere il nuovo data center di Apple (ad Athenry, nella contea irlandese di Galway) siano preoccupati per l’impatto ambientale3. Ciò avrebbe prodotto un certo ritardo nell’attuazione del progetto. Ma “ritardo” – nota bene – non significa “divieto” né “diniego”.

Inoltre è bene ricordare che buona parte dei servizi iCloud già adesso poggiano sia sui servizi di Amazon Web Services (AWS, il servizio di cloud storage di Amazon), sia su Azure, l’analogo servizio commercializzato da Microsoft4.

Queste scelte sono nient’altro che il frutto di:

  1. una semplice politica di differenziazione del rischio, che in un’azienda come Apple – dove il marketing è davvero “di casa” senza eccezioni – è d’obbligo;

  2. una politica di tutela, in quanto simili operazioni non consistono, semplicemente, nel “copiare” integralmente i dati dell’utenza sui dischi del fornitore di servizi cloud, bensì nell’impiego di questi ultimi secondo protocolli e architetture propri di iCloud, il che significa che tali dati, segmentati e suddivisi con metodi e tecniche noti solo ad Apple, non “consegnano” ai fornitori “terzi” alcun valore perché, per questi ultimi, del tutto privi di senso.

Dunque, la sottoscrizione della proposta di Google da parte di Apple ha solo una spiegazione realmente plausibile: conseguire una ulteriore differenziazione di rischio e garantirsi, nelle more del varo del nuovo data center irlandese, un incremento di spazio di memoria di massa cloud capace di ospitare tutti i contenuti della propria clientela senza “intoppi”.

Sotto il profilo della tutela della riservatezza, quindi, nulla da temere: i dati memorizzati dai propri clienti in iCloud sono, per l’azienda di Cupertino, innanzi tutto sede di un dovere sancito contrattualmente nei confronti della clientela e, in secondo luogo, grandi portatori di valore per Apple proprio in forza della tutela che quest’ultima può offrire nella loro custodia (nonché nel loro impiego a fini analitici).

Apple, in conclusione, non avrebbe mai potuto siglare alcun contratto con nessuno, laddove questo la avesse obbligata a qualsiasi genere di “cessione di sovranità” su quei dati: come recita il detto popolare, si darebbe la zappa sui piedi da sola letteralmente regalando valore, oltre che pagando profumatamente le risorse di storage acquistate.

Marco Valerio Principato

(Articolo in formato PDF)


2 Connacht Tribune, Apple plants the seeds for massive Galway data centre, 23/04/2015, in http://connachttribune.ie/apple-plants-seeds-massive-galway-data-centre-048/.

3 Business Insider, Apple’s €850 million Irish data centre is on hold after locals said it will threaten bats and badgers, in http://uk.businessinsider.com/apples-850-million-irish-data-centre-is-on-hold-2016-2.

4 CRN, Cloud Makes For Strange Bedfellows: Apple Signs On With Google, Cuts Spending With AWS, in http://www.crn.com/news/cloud/300080062/cloud-makes-for-strange-bedfellows-apple-signs-on-with-google-cuts-spending-with-aws.htm.


Marco Valerio Principato (2067 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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