Il Wi-Fi sull’Appendino, anzi, l’Appendino sul Wi-Fi

Figura 1: la sindaca di Torino, Chiara Appendino (M5S)
Figura 1: la sindaca di Torino, Chiara Appendino (M5S)
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 23/07/2016
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La stampa, i «giornaloni» e le pubblicazioni inesperte in materia hanno travisato le buone intenzioni della sindaca di Torino. Alla quale, tuttavia, qualcosa va suggerito.

Roma – È di questi giorni la notizia della volontà della sindaca pentastellata di Torino, Chiara Appendino, di voler operare alcuni cambiamenti in tema di Wi-Fi, inteso come mezzo pubblico di connessione a Internet. Sul Web impazzano molte versioni diverse della stessa notizia, più o meno reimpastate a seconda della proprietà e degli orientamenti delle testate che ne parlano. Vediamo di fare chiarezza e anche di fornire alla giovane sindaca qualche idea per non compiere passi falsi, che la esporrebbero a inutili e vacue critiche.

Innanzi tutto partiamo da dati certi: Chiara Appendino ha depositato un programma preciso, scaricabile dal sito del Comune. Lei stessa, su Twitter, ha precisato:

«costruire un sistema a banda larga su tutta la città. Questo dice il mio programma a pag 58. Mai parlato di wifi “nocivo”».

Dunque, tutti i media che hanno parlato di una supposta volontà di “spegnere” i sistemi Wi-Fi o di ridurne inopinatamente la diffusione, non hanno fatto altro che becera strumentalizzazione.

A pag. 58 del programma si legge testualmente:

«Banda wifi: utilizzare al meglio tutte le infrastrutture di rete già esistenti in città, per costruire un sistema wifi a banda larga su tutta la città, attraverso l’installazione di routers e antenne wifi dedicate all’utilizzo da parte di cittadini e imprese;».

Ciò che può aver tratto in inganno è quanto riportato verso la fine di pagina 23:

«Siamo consci anche che quando si parla di inquinamento ci sia da considerare anche quello elettromagnetico. A tale proposito seguiremo tutti i principi di precauzione relativi alle onde generate da ogni impianto di emissione, ancor di più se queste apparecchiature si trovano all’interno di edifici scolastici. Chiederemo, in concerto con le altre amministrazioni pubbliche, di ridurre il tempo e/o la quantità delle emissioni in modo che sia garantita la connettività per lo stretto necessario. Inoltre monitoreremo e saremo attenti in modo costante agli sviluppi degli studi in ambito medico scientifico in merito, perché abbiamo a cuore la salute, l’ambiente ma anche lo sviluppo dei sistemi di connessione alla rete. Ove sarà possibile chiederemo di ridurre il numero di singoli impianti o emittenti, riducendole al numero strettamente necessario a garantire la copertura e/o la connettività dei dispositivi mobili».

Mentre quanto si legge a pag. 58 non lascia alcun dubbio circa la volontà non solo di non spegnere ma, anzi, di incentivare la diffusione del Wi-Fi al fine di agevolare il più possibile l’accesso libero alla Rete, quanto riportato a pag. 23 può sembrare una dichiarazione di senso esattamente contrario.

Da un lato, possiamo dire che senz’altro non c’è nulla da temere in tal senso. Dall’altro – e chi segue queste pagine lo sa bene – ce la sentiamo di offrire un piccolo aggiustamento che, se recepito, permetterà alla sindaca di conseguire perfettamente i suoi obiettivi senza ingenerare timori in coloro che non hanno sufficienti conoscenze tecniche. Diamo, a tal fine, alcune spiegazioni semplici.

Spegnere i router Wi-Fi non occorre. Se mai, aggiornarli.

La tecnologia Wi-Fi di oggi rende assolutamente non necessario ridurre il numero di punti di accesso in radiofrequenza, anzi: più ce ne sono, più è possibile limitare le emissioni. Come spiega più che esaurientemente questo documento del Department of Computer Science della Washington University, oggi tutte le reti Wireless – incluso Wi-Fi – dispongono di sistemi di gestione dell’energia.

In figura 2 (in colonna a sinistra, in coda nel PDF) si può osservare la schermata di un moderno dispositivo di accesso ADSL e Wi-Fi (l’AVM FritzBox 7390) nel quale esiste un’intera sezione dedicata al Power Management. Come si può osservare, il Wi-Fi è il sottosistema meno avido di energia in quanto i tre smartphone che ad esso afferiscono nel momento dello screenshot sono tutti “dormienti”: su di essi non c’è alcuna attività che richiede tanti dati e veloci.

In queste condizioni l’erogazione di segnale da parte del router wireless è davvero minima, come minima è quella impiegata dai dispositivi mobili che, tra l’altro, più sono fisicamente vicini al router, meno potenza impiegano e meno potenza impiega il router per raggiungerli.

Ecco che, paradossalmente, un numero ridotto di router agevolerebbe un più frequente impiego di potenze più alte, sia lato router, sia lato device mobile. Pertanto, la sindaca Appendino farà bene, invece, a:

  1. disporre accertamenti circa l’impiego di modelli di router recenti, dotati di software aggiornato, che comprenda tutti i sistemi di risparmio di potenza (in quelli di quattro, cinque o più anni fa non è presente o lo è difficilmente);

  2. disporre accertamenti circa una copertura puntuale e “fitta” perché, per il principio sopra citato, meno distanza c’è tra router e utilizzatore, meno potenza viene impiegata e siccome il campo elettromagnetico necessario a coprire una determinata distanza varia con la medesima secondo una legge quadratica, l’utilizzatore di un device mobile che impiega un router “lontano” avrà vicino al corpo un dispositivo che emette molta più radiofrequenza che non chi impiega un router molto più vicino.

Quindi, cosa si dovrebbe fare?

Dunque, per quanto paradossale possa sembrare, per conseguire gli obiettivi indicati a pag. 23 e, al contempo, dare impulso alla diffusione del Wi-Fi come si dichiara a pag. 58 occorre un percorso leggermente diverso da quello che, impropriamente, può essere evinto dal documento.

Le scuole, ad esempio, invece di preoccuparsi di “spegnere”, dovrebbero curare che ogni aula abbia il proprio router, naturalmente di tipo recente, configurato correttamente per sfruttare tutte le caratteristiche di Power Management e – neanche a dirlo – ciascuno collegato al servizio Internet mediante il proprio cavo di rete Ethernet, e non come “ripetitore”.

Nulla c’è da temere per quanto concerne i dispositivi mobili, per un semplice motivo: trattandosi di apparecchi a batteria, già per configurazione predefinita sono impostati per salvare più energia possibile e, dunque, se sono serviti da un router Wi-Fi ben configurato e vicino, sfrutteranno una potenza infinitesima per dialogarci, consumando meno batteria ed emettendo campi elettromagnetici contenutissimi.

E poi non c’è solo il Wi-Fi

Va tenuto presente che l’azione della sindaca si limita ai punti di accesso “pubblici”: nelle scuole, per strada, ecc.. Ma quando le persone tornano a casa, si può star certi che le sarebbe impossibile controllare il corretto impiego della tecnologia Wi-Fi negli ambienti domestici o aziendali. Il vantaggio, dunque, sarebbe limitato e, se mai, la promozione di un’adeguata cultura in materia può fare molto di più.

Inoltre, occorre ricordare che laddove il Wi-Fi non “agganci”, quasi tutti i dispositivi mobili ricorrono alla connettività cellulare, molto più potente e, sotto quel profilo, produttrice di emissioni elettromagnetiche molto più forti. A maggior ragione una rete Wi-Fi capillarmente diffusa e correttamente impostata avrebbe ancor più motivo di esistere.

Conclusioni

Tutto ciò chiarito, i titoli “ad arte” come quello di Giornalettismo (Torino, Appendino e il M5S vogliono davvero tagliare il wi-fi?, qui) o, peggio ancora, quello di Repubblica (Torino, la Appendino taglia il wi-fi: “Abbiamo a cuore la salute”. Poi spiega con un tweet, qui) sono da un lato il frutto di una scarsa – a volte nulla – conoscenza dei temi tecnici riguardanti il funzionamento di tali sistemi e della fisica delle onde radioelettriche in genere e, dall’altro, delle strumentalizzazioni di bassa lega volte a procurarsi traffico e, non ultimo, a screditare l’opera di una ragazza come Chiara Appendino, che ha di fronte a sé una realtà storicamente legata ad altri orientamenti politici e un’opposizione che non aspetta altro che presunti passi falsi per darle addosso.

Ma la Rete, per fortuna, serve anche a “svergognare” certe modalità di approccio mediatico, delle quali i lettori faranno bene a dubitare sempre prima di darle per oro colato.

Marco Valerio Principato

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Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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