Email su Yahoo! (ma non solo)? CHIUDETE L’ACCOUNT

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 05/10/2016
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È ormai noto che Yahoo! ha consegnato agli 007 USA centinaia di milioni di email di ignari utenti. Ma è etico, è morale continuare a usare simili servizi, infischiandosene delle conseguenze?

Roma – Come ormai noto, «Yahoo ha scannerizzato centinaia di milioni di email dei propri utenti senza chiederne il consenso per metterle a disposizione degli 007 Usa». Questo il titolo del Fatto Quotidiano, ma a questo punto poco importa: la notizia è certa, viene dall’Agenzia Reuters.

A questo si aggiunge il suggerimento di Edward Snowden (trad. di chi scrive): «usate Yahoo? Hanno secretamente scansionato qualsiasi cosa abbiate scritto, ben oltre ciò che la legge consente. Chiudete il vostro account oggi».

Quale responsabile di questo sito, non posso che confermare, ma anche espandere la raccomandazione. Anche chi ha la posta elettronica su Google, su Microsoft o su altri grandi provider di questo genere – se ci tiene – può fare due cose:

  1. cancellare tutti i messaggi custoditi nell’utenza (o scaricarli sul computer prima di cancellarli) e, d’ora in poi, usare quell’utenza email solo per sciocchezze, ma non per cose serie e personali; oppure
  2. dotarsi di un proprio nome a dominio e crearsi un servizio di posta elettronica proprio, chiudendo definitivamente quello sul grande provider.

La seconda opzione è molto più semplice da attuare di quanto si creda. La maggior parte dei provider italiani dispongono di pacchetti semplicissimi da acquistare e da impostare per farlo.

Ad esempio, il provider italiano Ehiweb – di cui mi fido, per questo lo pubblicizzo – offre un pacchetto a 29,95 euro l’anno (al primo anno, dal secondo in poi 39,95 dunque niente affatto dispendioso) con cui si ha, con il proprio nome a dominio, fino a «cinque caselle di posta da 1 GB l’una, ampliabili fino a 10 GB». Alla sottoscrizione di quel pacchetto è sufficiente dotarsi del proprio nome a dominio, che verrà registrato dallo stesso provider per una cifra una tantum a partire da 7,95 euro.

Questo vi consentirà non solo di avere un indirizzo di posta “decente”, come mario@mariorossi.it, ma anche di garantirvi che nessuno, se non – eventualmente – le autorità italiane, andrà a ficcare il naso nelle vostre email. Tenente presente, tuttavia, che quando corrispondete con qualcuno il cui indirizzo finisca per (cito i principali “pericolosi”):

  • …@outlook.com
  • …@live.com
  • …@live.it
  • …@hotmail.com
  • …@hotmail.it
  • …@gmail.com/…@googlemail.com
  • …@yahoo.it/…@yahoo.com
  • (e diversi altri)

siete senz’altro al rischio di essere ugualmente intercettati, semplicemente perché è il vostro corrispondente a essere intercettato. Stessa cosa per coloro i quali, credendo alla Befana o a Babbo Natale, hanno sottoscritto con Google contratti di servizio per cui, pur utilizzando un proprio nome a dominio, sfruttano ugualmente i server di Google (di questo c’è modo di accertarsi preventivamente, ma non è un metodo alla portata dell’utente medio). O, come diverse Università, inclusa quella che frequento io, la quale – ahimé – ha anch’essa creduto alla Befana e a Babbo Natale e si è consegnata mani e piedi nelle grinfie di Microsoft. Purtroppo non è la sola, come ho già scritto su queste pagine.

Qualcuno potrebbe obiettare: «ma se ho tutti questi rischi di essere ugualmente intercettato, chi me lo fa fare a sobbarcarmi la spesa e il carico cognitivo di gestire la posta in questo modo per me nuovo e per di più a pagamento?». L’interrogativo è, di per sé, sensato. Il problema è che è proprio per aver lasciato fare ai big finora, se adesso siamo in questa situazione incresciosa.

Dunque, da un lato è un problema di “coscienza”: continuare a lasciar fare e, quindi, “alimentare” il meccanismo, oppure alzare la testa e dire: “voi fate come vi pare, io no, io decido di essere fuori e chi corrisponde con me sappia che io so, dunque non mi lascio fregare e, se i vostri indirizzi sono a rischio, sappiate che non vi risponderò né mi lascerò sfuggire alcun argomento che io ritenga delicato”. Un problema di scelte, etiche e morali, prima ancora che economiche e tecniche.

Etiche perché ciascuno di noi, in coscienza, quando sfrutta un servizio gratuito come quello di Google Mail sa benissimo che, non pagando, si rende disponibile ad “essere lui/lei il prodotto” e sa altrettanto bene che è un comportamento egoistico, opportunista e menefreghista. Morali perché se ciascuno di noi abbassa il livello di quelle convenzioni e valori per i quali vale la pena di vivere in società e fidarsi uno dell’altro, ottiene il solo risultato di peggiorare la qualità della convivenza sociale.

A voi la scelta.

Marco Valerio Principato

(Articolo in formato PDF)


Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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  1. Vico ha detto:

    Mi fa sempre piacere leggere questi suoi articoli, se non altro perché mi fa pensare che non sono l’unico. Sono un utente BlackBerry e aldilà della sicurezza ormai SOLO leggendaria,sa qual è il maggior cruccio della comunità della mora? Che non sono stati implementati i GOOGLE SERVICES (proprio così in inglese, poveri noi) . Ancora : un avvocatino in carriera, amante di BlackBerry, disperato della fine di WhatsApp, mi rispondeva di non cominciare con le SOLITE MENATE (!?!), :” lo usiamo in studio per comunicare”. Va da sé che in quello studio legale non mi vedranno MAI(immagino che usino anche i Google services ah ah).
    Da par mio ho chiuso, non senza difficoltà, 2 account Google, uno Microsoft, uno WhatsApp, una nuvola: il prossimo sarà proprio Yahoo, devo completare solo il trasloco dei dati. Tanto hanno già ormai letto tutto quindi la prendo comoda.
    Al suo già valido consiglio aggiungo una segnalazione per i servizi di posta : TUTANOTA. Un provider tedesco che fornisce criptaggio già sul device e registrazione senza numeri di telefono, indirizzi o altro. Semplicemente perché non servono (la bufala del doppio controllo tramite numero telefonico meriterebbe un suo articolo). Tutto GRATIS! Ovviamente per un servizio di posta base, ma che io uso tranquillamente per tutto come può vedere dal mio indirizzo. Per avere alias o dominio personale si spende qualcosa come 12/15 euro l’anno! (Non lavoro per loro, ma mi sembra una bella alternativa e cerco di farlo conoscere).
    Nella speranza che si diventi sempre più numerosi, poiché le istituzioni sono immobili e si fregano le mani al solo pensiero di depositi di dati, la saluto cordialmente. Come sempre.
    Vico

    • Caro Vico,
      inutile ribadirle che sono d’accordo. Purtroppo tra l’alfabetizzazione telematica reale e quella teorica, non solo qui ma in tutto il mondo, c’è un divario incolmabile. Ed è proprio su questo che fanno affidamento i colossi.
      Poi su BlackBerry ormai si è già detto tutto: lei ormai ha capito quanto e più di me che si tratta di un’azienda morta, che ancora respira con la bombola ma non ha alcuna chance di sopravvivere. E di questo, il loro CdA deve ringraziare sé stesso, per aver scelto un manager come John Chen che, se in passato ha raggiunto obiettivi importanti, in BlackBerry ha dimostrato di essere l’uomo sbagliato al posto sbagliato.
      A presto
      MVP




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