JetPack per Wordpress: pur di darlo via, disposti a tutto

JetPack sì, ma per loro, più che per chi lo usa.
JetPack sì, ma per loro, più che per chi lo usa.
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Pubblicato il: 31/07/2017
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Il ben noto (mega)plugin di Automattic, l’azienda dietro a Wordpress, è ormai l’asset principale su cui giocare i propri profitti. Pagando o no, poco importa.

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Fig. 1: La «graziosa» email inviata da Automattic.
Fig. 1: La «graziosa» email inviata da Automattic.
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Roma – «Sei utente di JetPack Professional? Ci sono più di 200 temi premium per Wordpress pronti per te. Gratis. Non lo sei? Non fa niente: ti facciamo il 50 per cento di sconto sugli stessi temi se digiti PRO come codice promozionale all’atto del pagamento». Questa la sostanza della bella email inviata al proprio indirizzo (riprodotta in figura 1) che si riceve se, almeno una volta, si è fatto uso di JetPack registrandosi (come peraltro obbligatorio per il funzionamento).

Tra essere e non essere “utente” passa una differenza: pagare ad Automattic una cifra di $3,50 al mese (o $39 l’anno), oppure usarlo gratis. In cambio del pagamento, l’azienda fornisce qualche servizio in più rispetto alla “versione gratuita”.

Nell’email, naturalmente, oltre ai temi c’è una proposta allettantissima, specie per chi non ha ancora compreso che la bolla di Facebook potrà resistere ancora qualche tempo ma, inevitabilmente, scoppierà (gli altri sono già pressoché scoppiati): il social media scheduling.

Ossia, viene reso possibile programmare i post e farli uscire sui social selezionati ad una certa data e ora, indipendentemente dalla programmazione sul blog: una volta usciti come post, magari negli orari in cui si sa che c’è maggior frequentazione, l’inoltro sui social può essere differito a quegli orari in cui si sa che è lì la maggior frequentazione, così da garantire sia il traffico social (che porta maggiore esposizione nelle bacheche dei propri post sociali), sia un maggior traffico sul sito in orari “morti” per quest’ultimo.

Tutto bello, vero? Quasi quasi… alt. Ragioniamo, prima di abbandonarci a facili entusiasmi.

Riflessioni.

Vero che Wordpress è Open Source, ma Automattic è un’azienda commerciale. Non sta lì a cambiare aria. Mira al profitto per esistere, come insegna il marketing. E siccome da Wordpress in sé non guadagna un bel niente, o quasi, deve inventarsi qualcosa.

JetPack è un plugin che esiste già da tempo. Non è indispensabile, è opzionale. Implementa un numero di funzioni elevatissimo, tant’è – ne abbiamo già parlato – che le sue dimensioni sono talmente elevate da rappresentare, a tutti gli effetti, “un altro Wordpress”, con ovvie conseguenze sul carico di lavoro da svolgere per il computer in hosting (o proprio, cambia poco) e, conseguentemente, sulla velocità del proprio sito.

Dato che la maggior parte degli utilizzatori non lo paga, ma il suo sviluppo costa, Automattic deve ricavarci comunque qualcosa. Lo fa, come abbiamo già detto, intascando moltissime informazioni da tutti i siti dove è installato JetPack, riversandole presso l’azienda che poi – non avendo mai ufficializzato nulla al riguardo – non è dato sapere come le impieghi e cosa ci faccia, ma una cosa è certa: poiché è “gratis” e il gratis, come noto, non esiste, l’unica possibile risposta è che quelle informazioni se le venda. In forma aggregata, non aggregata, spezzata, integrata, come volete, ma di sicuro se le vende.

Ad oggi JetPack è l’unico plugin in grado di pubblicare su Google Plus: questo, per Automattic, è un asset importantissimo (anche se non altrettanto rilevante è la quota di coloro che credono ancora in quel morto che cammina del social network di Google). Ovvio che la pelle la debbano vender cara: lo sviluppo gli è costato investimenti in termini di tempo, denaro, test, confronti tra sviluppatori, verifiche e implementazione di aggiornamenti, tenuta al passo con gli aggiornamenti di Google e via discorrendo.

Parrebbe lapalissiano concludere che Automattic impieghi ogni e qualsiasi stratagemma per cercare di ricavare profitto dal suo impiego: di qui la notevole quantità di funzioni, molte delle quali effettivamente pratiche, utili ed auspicabili, che ben si guarda, però, dall’implementare direttamente in Wordpress.

Ecco dunque il contentino presente alla fine dell’email: inviaci la tua storia! Sarà esposta sul nostro blog per condividerla con gli altri (e per invogliarli a scaricare anche loro JetPack, così si aggiungono altri polli da spennare come fornitori di dati, ma questo non lo dicono).

Conclusioni.

State attenti. Ormai è ben noto che, in Rete, “gratis” è una parola inesistente e inapplicabile. Lo disse il magnate Barry Diller in tempi non (ancora) sospetti: era il 2009.

Dunque, evitate JetPack come la peste. Più tentano di circuirvi, più fanno gli imbonitori, dipingendo le loro acrobazie computerecce con vernice dorata per farvi brillare gli occhi, più incuneano – attraverso JetPack – funzioni che trasformano un innocuo, aperto, sincero, tranquillo e sicuro sistema Open Source in un agglomerato di una marea di funzioni sulle quali, se non si esamina tutto fino all’ultimo byte, si sa ben poco. E nessuno, oggi, se non pagato o “spinto da necessità”, si mette a spulciare centinaia di migliaia di righe di codice.

È altresì molto sospetto che una delle funzioni oggi più interessanti nell’immediato, cioè quella del filtraggio dello spam, sia inclusa solo nella versione a pagamento.

Non ci cascate: esistono fior di Plugin gratuiti, scritti da volontari, capaci di svolgere ugualmente quello sporco lavoro, senza per questo regalare ad Automattic (oltre ai soldi) migliaia di informazioni personali, proprie e degli avventori del proprio sito.

E – salvo la pubblicazione su Google Plus, davvero non indispensabile quanto Google Plus stesso – assai difficilmente è ammissibile l’esistenza di un blogger che abbia un bisogno irrefrenabile di tutte le funzioni di JetPack, che le ritenga tutte indispensabili, insostituibili, irrinunciabili. Se così fosse, farà forse meglio a chiedersi come mai ha tempo di pensare a tutte quelle funzioni più di quanto, magari, ne dedichi a scrivere post e contenuti di reale interesse.

Marco Valerio Principato

(Articolo in PDF)

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Marco Valerio Principato (2099 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.

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