YouTube chiama i big delle news: mettete da me i vostri video

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Marco Valerio Principato
Di Marco Valerio Principato
Pubblicato il: 30/06/2009
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Olivia Ma, News Manager di YouTube
Olivia Ma, News Manager di YouTube

Roma – YouTube chiama produttori di notizie, giornali, riviste, blog e fonti qualificate già presenti in Google News: inserite i vostri contenuti video sul nostro portale. Otterrete posizionamenti privilegiati, maggiore visibilità e, in fin dei conti, un maggiore ritorno economico.

Questo il senso del messaggio che lancia Olivia Ma, news manager di YouTube, inquadrando lo scenario in perfetta filosofia con quanto è stato sempre sostenuto dalle parti di Mountain View: “Google è amico dei giornali” e di tutti i fornitori di contenuti.

Chi si unirà alla proposta, naturalmente, non ricaverà solo maggiore visibilità e posizionamenti privilegiati: nella mente degli uomini di Google c’è anche il revenue sharing, ovvero la condivisione degli introiti pubblicitari che BigG piazza su YouTube e che, grazie alla maggiore frequentazione, salirebbero vertiginosamente permettendo di spartire la torta anche con i fornitori di contenuti. Tenendo presente che YouTube dispone di una pagina dedicata proprio per le news.

Ma non basta: chi diventa partner, può utilizzare YouTube Insight, uno strumento che permette ai fornitori di contenuti di sapere molte, molte cose su chi visualizza i loro video. Grazie a tali dati e ad un minimo di inventiva, possono nascere community, che incoraggiano l’utenza a raccogliersi intorno ad una determinata notizia, commentarla, parlarne.

Un bellissimo programma, il cui principale scopo – è chiaro come uno specchio – non è solo quello di scuotere il mondo delle news unopuntozero per farlo avvicinare a quelle duepuntozero: piuttosto, è quello di rendere YouTube more profitable, più redditizio.

In altre parole, per Google è come se Murdoch non si fosse mai espresso sul tema, come se avesse sempre detto “ma certo, condividiamo”. E nulla conta anche quanto sostiene Barry Diller, secondo cui entro cinque anni qualunque informazione di valore circoli in Rete sarà pagata.

Eppure, riflettendoci, la proposta di YouTube – benché porti con sè evidenti vantaggi prima di tutto per Google – non è poi così scellerata. Ospitare contenuti video è un’operazione che costa, sottrae banda e richiede risorse. Rendere tale servizio al pubblico in modo degno costa, e molto.

Adagiandosi, invece, su questo nuovo scenario, alcuni dei costi scompaiono, alcune preoccupazioni per l’integrità dei contenuti e la loro disponibilità scompaiono, come si volatilizzano molti dei problemi di compatibilità e di protezione, che sarebbero curati dal portalone video per conto dei fornitori.

Potrà avere futuro una simile proposta, alla luce di quanto hanno affermato sinora i big delle news, compresa Associated Press? Dirlo ora è quasi impossibile. Ma una cosa è certa: il mondo online piega ogni giorno di più verso la filosofia duepuntozero. Resistergli a lungo potrebbe, alla fine, costare molto di più che “cedere”. Sarà mica meglio rifletterci un attimo?

Marco Valerio Principato

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