P2P, ecco il futuro. Che piaccia a qualcuno o no

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Marco Valerio Principato
Di Marco Valerio Principato
Pubblicato il: 27/01/2010
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Roma – Come puntualmente previsto, ecco il futuro per P2P, FileSharing e consimili: al già conosciuto OneSwarm si è aggiunto IPREDATOR, il circuito privato virtuale – meglio conosciuto come VPN – messo a punto dalla Baia dei Pirati al servizio di chi non ama veder ficcare il naso nei propri affari, anzi, nei propri scambi di file.

Premesso che nessun umano ragionevole intende appoggiare, men che meno incentivare lo scambio di materiale coperto da copyright, in questi ultimi tempi c’è stato un certo acuirsi dell’accanimento delle major contro chi impiega il Peer To Peer. Di tale accanimento, naturalmente, ne paga le conseguenze anche chi impiega BitTorrent, DC++ o e-Mule per scambiarsi file perfettamente legittimi.

Non bastasse, quella che il Governo italiano si ostina a declinare di ammettere l’essere un’ulteriore tassa, cioè l’estensione dell’Equo Compenso o, meglio, dell’Iniqua Estorsione a tutti i dispositivi Hi-Tek, di fatto fa pagare anche a chi si scambia file legittimi un balzello che dovrebbe andare a coprire il rischio di mancato introito per diritti non goduti a causa di chi si scambia file “illegali”.

Ma la Baia dei Pirati l’aveva promesso: avrebbe creato una VPN fatta apposta proprio per evitare che anche chi vuol fare uno scambio legale si veda mischiato a tutti gli altri. E proprio perché… non c’è peggior sordo di quello che non vuol sentire, ecco il risultato: collegandosi con Ipredator, si realizza appieno il concetto di Darknet. Impossibile mettere il naso in quei flussi, perché sono ben cifrati.

A questo punto, chi scambia file legali collegato a Ipredator avrà il grosso vantaggio di non vedersi “sotto controllo” per il solo fatto di utilizzare un qualsiasi protocollo di File Sharing, con buona pace degli smanettoni di banda, in tutto il mondo. Lo “scotto” da pagare, naturalmente, è che lo stesso mezzo sarà impiegato anche da chi, invece, con pochi scrupoli scambierà fior di materiale coperto da copyright. Con una differenza sostanziale, rispetto a prima: che sarà impossibile accorgersene dall’esterno.

Tutto questo ha un prezzo: Ipredator, utilizzabile sia con Linux, sia con Mac OSX, sia con Windows, costa 5 dollari al mese, pagabili con le normali carte di credito, dunque in linea di massima comprese ricaricabili e PostePay. Un prezzo tutto sommato onesto, considerato il servizio offerto e le sostanzialmente assenti limitazioni di banda (a parte quelle possibili tra il proprio provider e quello di Ipredator stesso, come spiegano sul sito), alla faccia della Dottrina Sarkozy francese e della IPRED svedese.

A questo punto, ha spiegato Peter Sunde, resta solo che la Svezia renda illegale cifrare i dati, un’evenienza al momento piuttosto remota, in Svezia come altrove. Intervenire sugli IP di Ipredator, restringendo i tubi da-verso di esso? Anche questo è poco probabile: esporrebbe chi lo fa a vedersi trascinare in giudizio con la certezza praticamente assoluta di soccombere, visto che mai potrebbe giustificare l’azione portando come prova lo svolgersi di traffico Peer To Peer, anche se illegittimo, perché occorrerebbe confessare di averlo in qualche modo intercettato e di averne forzato con successo la cifratura.

Tutto questo perché? Perché si insiste e si persevera nell’errore di non domandarsi qual’è la vera causa, come fare cioè in modo di rendere semplicemente superfluo l’atto del pirateggiare.

Era questo che si voleva? Eccolo, è arrivato. Palla al centro. Anzi, palla a The Pirate Bay, che adesso ci lucrerà essa stessa, altro che danni alle major.

Marco Valerio Principato

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  1. [...] This post was mentioned on Twitter by The New Blog Times, yanfry. yanfry said: #P2P, ecco il futuro. Che piaccia a qualcuno o no #vpn #filesharing #darknet #tpb http://bit.ly/9FQiXD [...]

  2. [...] già si è avuto modo di dire proprio su queste pagine, la strada continua a non essere quella giusta. Da ieri, tra l’altro, alcuni provider hanno [...]

  3. [...] dove ciò che si paga a parte passa e ciò che non si paga a parte resta in fila,  su cui prolificheranno sempre più le Darknet, sempre più cifrate e sempre più circoscritte. Almeno fin quando non si [...]