Router da 40 Gigabit/secondo? Eccolo, a pochi soldi
Un nuovo studio apre scenari di velocità notevoli per il routing del traffico di rete. Con una differenza fondamentale: costa molto meno, perché fatto con dei normalissimi Personal Computer. O quasi
Roma – Internet ha fame di velocità. Velocità significa avere tutto veloce: terminazioni utente, vettori di trasporto (doppini, fibra), dorsali, provider e siti. Ma soprattutto router, ossia quello strumento fondamentale che è lo svincolo del traffico di tutte le reti, compresa Internet. Il bisogno è decisamente sentito, tant’è che mostri come Cisco hanno sfoderato razzi da 322 Terabit/secondo. Peccato che per strumenti del genere occorre sborsare a partire da 90mila dollari. E allora? Semplice: l’hanno fatto con un personal computer. Non a quella velocità, ma a 40 Gigabit/secondo: molto meno, ma anche… a molti meno dollari.
La novità è invitante: i costi sono decisamente più contenuti visto che l’hardware, spiega Technology Review, in fin dei conti è quello di un normale PC. L’idea è di alcuni ricercatori sudcoreani, il cui lavoro si affianca ad altri esempi del genere: il cosiddetto “router software” (cioè un computer che svolge il lavoro di un router hardware non con dell’hardware dedicato ma con un programma appositamente scritto) è stato prodotto anche da case come Vyatta, ma le performance non superano i 3 Gbps.

Nuove ricerche aprono scenari di routing velocissimo ma a basso prezzo. Una minaccia per giganti come Cisco e Huawei?
Poco, secondo i ricercatori. “Abbiamo iniziato con l’obiettivo di essere i primi a realizzare un router software basato su PC capace di lavorare a 10 Gbps, ma ci siamo spinti fino a 40″, ha detto Sue Moon, leader del laboratorio nel quale è stata condotta la ricerca. I suoi studenti, Sangjin Han e Keon Jang, hanno sviluppato un software battezzato PacketShader che ha reso possibile l’evento.
PacketShader impiega tutta la potenza di calcolo che trova, compresa quella – oggi notevolissima – delle CPU delle schede grafiche, dette anche GPU (Graphic Processing Unit, cioè Unità centrale di Elaborazione Grafica), al fine di spedire i pacchetti alle proprie destinazioni il più rapidamente possibile.
I router moderni – continua la rivista del MIT – ormai raramente sono semplici “switch”. Sono sempre più frequentemente chiamati a svolgere funzioni addizionali come la traduzione di indirizzo (NAT) o la gestione della Qualità del Servizio (QoS), indispensabile per gestire correttamente il transito di servizi specifici come la telefonia (VoIP) e la TV (Broadcast).
Secondo i ricercatori, sfruttare la potenza delle GPU è l’ideale: esse hanno la capacità di trattare molti dati e di farlo in più operazioni parallele. Secondo Moon, con una GPU si fa molto prima che con altre normali CPU a gestire un processo di autenticazione o di crittografia.
Tale caratteristica, tra l’altro, ha il graditissimo effetto collaterale di lasciar tempo alla CPU vera e propria di “respirare” e di occuparsi di elaborazioni più tipicamente “seriali” (da svolgere cioè rapidamente ma in sequenza, una dopo l’altra).
Alcuni come il professor Mark Handley, che insegna sistemi in rete presso lo University College di Londra, sostengono che per le operazioni basilari di routing non c’è alcun vantaggio a “scomodare” una GPU pur riconoscendo che il suo impiego è eccellente proprio dove vi sia crittografia avanzata (esempio: le VPN) o meccanismi di autenticazione.
Entusiasta dell’idea è Gianluca Iannaccone, ingegnere degli Intel Labs di Berkeley, buon conoscitore del progetto: secondo Iannaccone il numero delle macchine “fisiche” necessarie per realizzare in questo modo un router da un terabit/secondo complessivi è circa un terzo di quanto occorre oggi.
Il valore nominato da Iannaccone (1 Tbps), secondo il ricercatore è da considerarsi un entry-level per qualsiasi router di classe enterprise. Anch’egli sta lavorando a un progetto, chiamato RouteBricks, che mira grosso modo lo stesso bersaglio: in esso lo scenario non prevede affatto router hardware specializzati, prevede piuttosto un pool di server dedicati su cui gira l’apposito software. A corollario, Iannaccone si dice convinto che questo sia il futuro, dove una maggiore velocità di routing si otterrà semplicemente con più server dedicati, tutto grazie al software.
KyoungSoo Park, professore al Korea Advanced Institute of Science and Technology, anticipa che le killer apps per un simile progetto arriverebbero prestissimo. Per esempio, “si potrebbe costruire un interessante sistema di gestione di pacchetti o di reti su un semplice PC che fa da router, impossibile da farsi con un router vero. E, ultimo ma non meno rilevante, si apre lo scenario della sperimentazione di nuovi protocolli fino a oggi mai usati”, dice il luminare.
Certo, qualora questo scenario progettuale decollasse concretamente, viene da domandarsi quale posizione assumeranno giganti come Cisco e Huawei: tuttavia, the show must go on, lo spettacolo deve continuare. E la velocità deve continuare a crescere, possibilmente spendendo qualcosa meno di un patrimonio.
Marco Valerio Principato





































