Il sito è lento? Può essere colpa di Facebook. Ma non solo

Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 22/11/2010
Commenti 2 commenti | Permalink

Un grosso editore ha stilato un grafico dei ritardi introdotti sulle pagine dei suoi siti a causa di gadget come il Pulsante Mi Piace di Facebook. Valori che possono preoccupare, ma vanno guardati con intelligenza. I dettagli

Roma – Ormai non è più un segreto per nessuno: l’impiego di widget, pulsanti, box e altri accessori di varia natura inseriti nel corpo delle pagine di un sito possono rallentarne il caricamento, anche in maniera sensibile.

A mettere le carte in tavola è proprio AllFacebook, un blog che segue praticamente passo-passo le attività di Facebook. Il sito ha saputo da un grande editore – che vuol restare però anonimo – che la presenza di strumenti come il box “Mi piace” o anche il semplice pulsante “Mi piace” di Facebook possono portare il caricamento della pagina a tempi molto, ma molto più lunghi di quelli originari del sito.

Purtroppo, va detto, questo problema lo si rileva a volte anche su questo stesso sito, il cui server è tutt’altro che lento o poco performante. AllFacebook chiarisce, comunque, che i tecnici del social network stanno lavorando al problema con ogni migliore intenzione di risolverlo al più presto: d’altro canto, è loro interesse farlo perché se la lentezza venisse rilevata da troppi e con troppa frequenza, inevitabilmente porterebbe alla “dismissione” dell’adozione dei loro gadget.

I tempi di caricamento in presenza di alcuni gadget di Facebook. Photo credit: AllFacebook (click per ingrandire)

I tempi di caricamento in presenza di alcuni gadget di Facebook. Photo credit: AllFacebook (click per ingrandire)

Come si può osservare dal grafico qui sulla destra, fornito ad AllFacebook dall’editore “anonimo”, la presenza del Box può portare il tempo di caricamento a due volte e mezzo quello originario, mentre quella del Pulsante è arrivata a determinare un aumento del tempo di caricamento di oltre 12 volte.

Tali tempi vanno ovviamente osservati con intelligenza: non si tratta affatto di un ritardo assoluto dovuto alla funzione in sé. Ci sono molti elementi che concorrono nel determinare l’eventuale ritardo: tra questi, per citare i più importanti, ci sono i tempi di risoluzione del nome a dominio da parte del DNS, la congestione del provider locale e della Rete in genere verso Facebook, gli aggiornamenti delle memorie cache locali e, da ultimo, il tempo di risposta dei server dai quali tali gadget provengono, anch’essi soggetti, naturalmente, a rispondere con celerità diverse a seconda del carico al quale sono sottoposti.

Va infatti ricordato – e ciò è vero in particolare per Facebook, ma non solo – che tali strumenti sono a tutti gli effetti delle inclusioni, che “agli occhi” del browser di chi sta navigando costituiscono un’interrogazione e una ricezione di dati contemporanea a quella richiesta dal sito sul quale si sta navigando, ma rivolta a tutti gli effetti a un altro sito. Poiché, però, si tratta di strumenti interposti ad altri elementi locali nel corpo di una pagina, il loro mancato arrivo – per qualsiasi ragione, vedi sopra – in molti casi di fatto impedisce la prosecuzione del caricamento della pagina, finché l’arrivo non si completa.

Va da sé che il meccanismo in questione può originarsi non solo dall’uso di strumenti di Facebook, ma di qualsiasi altra realtà Web: potrebbero creare gli stessi ritardi anche i Widget di Twitter, come di qualsiasi altro sito, incluse, naturalmente, le pubblicità. A proposito di queste ultime, tuttavia, va notato che i server pubblicitari quasi sempre nascono altamente performanti e profondamente ottimizzati in quanto la loro efficacia è direttamente proporzionale alla relativa vendibilità dei circuiti pubblicitari che servono.

In ogni modo, ove si riscontri un’inusitata lentezza, è bene certamente procedere a qualche controllo, eventualmente segnalando all’estensore dello strumento il comportamento anomalo. Non si creda di fare “un buco nell’acqua” inviando una segnalazione: solitamente, ogni estensore di strumenti simili ha tutto l’interesse a che essi funzionino correttamente e siano sempre fruibili, dando il minimo fastidio possibile.

Marco Valerio Principato


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Commenti
  1. Prima di far battute, provi a immaginare CHI potrebbe essere il “grande editore” che lo afferma (e lo misura)… E quale significato abbia una simile affermazione, tenendo presente che l’editore è anonimo per il pubblico, ma NON per AllFacebook, che ovviamente a Facebook glielo ha fatto sapere!

    Saluti

  2. Sandro scrive:

    Ma che scoperta. Mi meraviglio che ciò sia una notizia.


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