Portabilità dei numeri telefonici, come funziona?

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 04/04/2011
Commenti 12 commenti | Permalink

Molti se ne disinteressano, ma molti altri si chiedono: come può mai funzionare la portabilità dei numeri telefonici? Si può perdere il numero, costi nascosti e altro? Proviamo a rispondere con semplicità

Roma – Tutti sanno, più o meno, che nella realtà delle telecomunicazioni esiste il concetto di “portabilità del numero telefonico”, conosciuta anche come number portability. Che funzioni non c’è dubbio, anche in Italia, in special modo per i cellulari e, ultimamente, quasi del tutto anche per le linee di rete fissa. Molti però si chiedono come ciò sia possibile e dove potrebbero essere gli anelli deboli, nei quali si rischia di perdere il numero: con queste righe cercheremo proprio di chiarire questi concetti, senza tecnicismi, promesso. Anche chi non ha preparazione tecnica ha il diritto, ogni tanto, di sapere…

Isoliamoci per un attimo dallo stabilire se si parla di rete fissa o cellulare e consideriamo il numero telefonico in sé. Esso è esattamente come un indirizzo geografico, come quello di una cassetta postale in un portone. Ora faremo, per comodità, i nomi di alcuni operatori telefonici tra i più noti, per capire.

Supponiamo di avere come indirizzo Roma, Via Abruzzo 56 interno 5 e che questo indirizzo sia stato creato dal costruttore del palazzo, che è “Telecom Italia”. Questo indirizzo è fisico: non si può muovere da dove si trova. Se si trasloca e si va ad abitare in un “palazzo” costruito da “Infostrada”, che si trova a Roma in Via Marche 33 interno 6, per continuare a ricevere la posta (cioè le telefonate) occorrerà comunicare il nuovo indirizzo, cioè il nuovo numero. E se ci si trasferisce – ovvero si cambia operatore – e si vuole la portabilità?

Ecco il nocciolo: la portabilità è in effetti un omino immaginario, una sorta di usciere che lavora per entrambi i costruttori. Egli vigila in continuazione sul vecchio indirizzo (Via Abruzzo 56 interno 5) e, non appena vede infilare posta in cassetta, la prende e corre immediatamente a consegnarla al nuovo indirizzo, all’istante. Risultato: non si è comunicato alcun cambio di indirizzo, la posta arriva ugualmente.

Schema semplificato funzionamento portabilità su reti mobili (click per ingrandire)

Schema semplificato funzionamento portabilità su reti mobili (click per ingrandire)

Per le telefonate in uscita, ossia per la posta che si spedisce, sulla lettera ci si limiterà a scrivere – come mittente – il vecchio indirizzo. Il che è falso, perché non si abita più lì, ma non importa: chi riceve la busta legge l’indirizzo, non sa se è vecchio o nuovo né ha interesse a saperlo, e risponde a quello, che all’arrivo sarà subito intercettato dall’omino e la risposta arriverà ugualmente, con qualche millesimo di secondo di ritardo, assolutamente impercettibile e irrilevante, ma arriverà.

Potrà sembrare strano ma, se non si vuole entrare in dettagli tecnici, è tutto qui: questa è la portabilità dei numeri telefonici, sia per i fissi che per i cellulari, non c’è altro.

La “chiave” di lettura del meccanismo è più che completa: proviamo a esaminare i casi collegati.

Per esempio: si smette di essere clienti del nuovo operatore e si vuol tornare al vecchio. Semplice: si… licenzia l’omino, non serve più, si è tornati al “vecchio indirizzo”. Oppure: si vuol passare dal primo nuovo operatore (rispetto a quello originario) a un secondo nuovo operatore. Semplice: si comunica all’omino che l’indirizzo a cui girare la corrispondenza è cambiato, non è più “Via Marche 33 interno 6” ma “Via Basilicata 59 interno 2”, nel nuovo “palazzo” costruito, ad esempio, da Fastweb.

E anche qui dovrebbe ormai essere chiaro: sempre senza tecnicismi, è proprio tutto qui.

Possiamo già provare a trarre qualche conclusione più “formale”, sempre senza scendere nel tecnico. Innanzi tutto la staticità del numero telefonico: ognuno di essi “nasce” con l’operatore iniziale e con esso resta. Esattamente come un indirizzo geografico, nella realtà dei fatti esso non si può “muovere” da dove si trova: se il proprio indirizzo è “Roma, Via Abruzzo 56 interno 5”, tale resta, sempre e comunque, non lo si può “rietichettare” dandogli un nuovo nome. Ciò perché se così si facesse occorrerebbe cambiare la planimetria della città, ristampare tutti gli stradari e ridistribuirli, aggiornare tutti i servizi di cartografia, tutte le mappe (come ad esempio Google Maps e simili) e tutti i navigatori satellitari, ovunque siano.

Va da sé, dunque, che quando gli operatori dicono “ti puoi portare il numero telefonico” in realtà è una grossa menzogna (detta a fin di bene, ma sempre tale): il numero, fisicamente, non si “porta” da nessuna parte, resta sempre e comunque là dove si trova. Di qui emerge, per esempio, che se si dispone di un numero di cellulare che inizia con 328 esso è un numero “nato” Wind, e di Wind resta, proprio per quanto detto sopra. Stessa cosa per gli altri operatori: se il numero inizia con 338, è un numero TIM e di TIM resta, come resta di 3 Italia se inizia con 392 e come resta di Vodafone se inizia con 347. Vuol semplicemente dire che, quando per la prima volta in assoluto si è ottenuto quel numero, lo si è avuto dal gestore che lo “detiene” quale arco di numerazione assegnata, tutto qui.

Quando si effettua una chiamata in uscita, invece, come anticipato sopra negli esempi, l’operatore attualmente attivo con la propria utenza sa perfettamente se si è proprio suoi clienti “originali” o se si è in portabilità: in questo secondo caso, essendo un operatore telefonico, esso ha il “permesso” di inserire un identificativo chiamante (il numero presentato a chi viene chiamato) del tutto arbitrario. Dunque, inserirà un dato per alcuni aspetti “falso”, ma sempre a fin di bene: “dirà di essere” il numero che si possiede, anche se quel numero non è affatto “suo” né mai lo sarà. Chi riceve la chiamata non sa nulla né gli interessa: per richiamare, lo utilizzerà, nella centrale di destinazione ci sarà attivo il famoso “omino” che girerà la chiamata e tutto funziona ugualmente. E la medesima, identica cosa vale per la telefonia fissa, sia per le chiamate in ingresso che in uscita.

Ora chiariamo un “mistero”: se il meccanismo è identico, come è, sia per la rete fissa che mobile, per quale ragione è possibile transitare a ripetizione da un operatore all’altro con la telefonia mobile, portandosi sempre “dietro” il numero originario e nessuno batte ciglio, mentre con la telefonia fissa vi sono casi in cui questo non è possibile?

La risposta c’è, ma non è affatto tecnica: è un mero fatto di politica commerciale che sta, tra l’altro, pian piano appianandosi. Ad oggi, per esempio, è possibile fare la portabilità da Telecom Italia verso qualunque altro operatore di telefonia fissa, qualunque tecnologia usi per fornire il servizio. Come pure è possibile rientrare in Telecom Italia provenendo da qualunque operatore, purché il numero originario sia stato a suo tempo assegnato da Telecom Italia.

Non è (ancora), invece, possibile portare un numero “nato” con un altro operatore neppure presso Telecom Italia e men che meno verso un ulteriore operatore alternativo. Ciò ha una ragione tecnica alle spalle e, per farla molto breve e semplice, consiste in un diverso metodo di “catalogazione” dei numeri telefonici di rete mobile rispetto a quelli di rete fissa. Mentre i primi hanno una struttura centrale unica, una sorta di “anagrafe” indipendente e non legata ad alcun operatore, in cui sono registrati e assegnati, nel caso della telefonia fissa tale anagrafe esiste, ma a gestirla è Telecom Italia. Quando quest’ultima assegna un intero arco di numerazione a un operatore alternativo, lo fa con un metodo che non gli consente di farlo “per tutti i numeri tranne il tale numero”: ne deriva che se il proprio numero è “nato” – ad esempio – con Tiscali, Telecom Italia potrebbe riutilizzarlo ma dovrebbe riuscire a “non assegnare più” a Tiscali solo quel numero, lasciandogli assegnati tutti gli altri, cosa che – con l’attuale “struttura anagrafica” e i relativi metodi di funzionamento – è impossibile.

L’unica alternativa potrebbe essere – ad oggi – che Tiscali predisponga un normale trasferimento incondizionato di chiamata verso il nuovo numero assegnato dal nuovo operatore. Anche se fattibile, a differenza di quanto accade quando si impiega “l’omino” di cui sopra, tale soluzione comporta uno spreco di risorse in quanto le chiamate dovrebbero realmente arrivare presso Tiscali (impiegando così una linea) e da lì ripartire (impiegando una seconda linea) per giungere presso il proprio “nuovo” operatore. Naturalmente, neanche a dirlo, nessuno vuole né può farlo e la situazione si risolverà, sotto questo profilo, quando anche la telefonia fissa disporrà di una sua “anagrafe” indipendente, come quella della telefonia mobile.

Copia cache su Google di quanto affermava fino a poco tempo fa Eutelia (click per ingrandire)

Copia cache su Google di quanto affermava fino a poco tempo fa Eutelia (click per ingrandire)

Resta una domanda: “perché, allora, Eutelia diceva di essere attrezzata per la portabilità di un numero nativo Eutelia su Telecom Italia e su Fastweb (vero: vedi snapshot con copia cache di Google a destra, ndB), mentre ora tale precisazione non c’è più?” (qui). Domanda sensatissima e la risposta non è facile da dare senza scendere in dettagli. Diciamo che tutto ciò accade da un lato per effetto di nuove regole, che hanno imposto anche a Eutelia di assegnare un proprio codice di migrazione (benché questo sia attualmente pressoché fittizio, ma ormai è accettato anche se tale), dall’altro per via di particolari accordi, dall’altro ancora grazie ad alcune tecniche particolari, sfruttando le quali è possibile evitare il “doppio impiego di risorse” spiegato nell’esempio poco più su.

In breve, almeno per ora (anche se la situazione è destinata a cambiare): un numero telefonico nativo Telecom Italia e portato su un altro operatore può rientrare in Telecom Italia in qualsiasi momento. Un numero telefonico nativo di un altro operatore (e ora dovrebbe essere chiaro cosa si intende per nativo a proposito di un altro operatore che non sia Telecom) non può quasi mai essere portato su Telecom Italia o altri operatori, salvo casi particolari e gestori con cui vi sono accordi, come quello di Eutelia. Ciò spiega anche come mai, fino ai primi “spiragli” di oggi, è stato sempre impossibile fare una “seconda migrazione”, ossia portare un numero da Telecom Italia all’operatore alternativo A e poi, da questo, sempre mantenendo il numero, migrare ancora verso l’operatore alternativo B.

Pertanto: non ci sono costi nascosti, e questo ormai dovrebbe essere evidente. Anche il credito residuo, nel caso dei cellulari, pagando una piccola quota per il servizio richiesto, si “trasporta”. Quanto al “perdere il numero”, come si può concludere facilmente se si è giunti fin qui, è un evento alquanto raro: se si agisce con la consapevolezza del meccanismo, è assai difficile imbattervisi. In alcuni casi può essere “necessario” avere un nuovo numero per il non poter portare il vecchio ma, come spiegato quando si è parlato di Filodiffusione, se il numero “viene” da Telecom lo si può “salvare” portandolo in VoIP.

Infine, un caso “classico”: ci si dimentica di ricaricare la propria scheda cellulare, essa “scade” e non si riesce più a ricaricare. “Oddio, e adesso perdo il numero, che possiedo da dieci anni e me lo porto appresso da un operatore all’altro?”. No: bisogna semplicemente acquistare una nuova SIM card dello stesso operatore, specificando che si tratta di una “riattivazione” e, al contempo, scrivere (per raccomandata) all’operatore spiegando di voler rientrare in possesso di quel numero. In genere lo si fa allegando una copia scannerizzata (o una buona fotocopia) della nuova SIM e di un proprio documento: appena l’operatore riceverà la lettera, la nuova SIM card “perderà” il suo numero telefonico che verrà “sovrascritto” con il proprio precedente numero, anche se in portabilità. Questo accade perché le SIM card “dimenticate” – ossia non ricaricate entro il limite di 12 mesi – anche quando facevano funzionare un numero portato, hanno in genere circa altri 12 mesi di “limbo”, un periodo durante il quale il numero portato resta inattivo ma non viene restituito all’operatore “legittimo assegnatario” originale del numero, proprio per queste circostanze. Certo, se trascorrono anche quei 12 mesi il numero lo si può considerare definitivamente perso, è ovvio.

Con questo, speriamo di aver fatto un po’ di luce su una questione che, come si può osservare, è tutt’altro che semplice, è molto sfaccettata e le varie casistiche derivanti sono alquanto intrecciate: ne deriva che, per una loro corretta e produttiva gestione, non si può “fare a occhio” ma bisogna rifarsi a metodologie, protocolli e formalità tecniche ben precise, che non consentono alcuna “libertà” oltre a quanto la pianificazione della rete prevede. Pianificazione che, tra non molto tempo, dovrebbe acquisire – per effetto di una sua praticamente totale riscrittura – la stessa flessibilità di quella offerta dalle reti mobili.

Marco Valerio Principato

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Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.

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Commenti (locali)
  1. Markus Rindler ha detto:

    Salve,
    mi riferisco ad un commento abbastanza vecchio del sig. Principato, ma che ho trovato molto interessante, almeno per capire come funziona tecnicalmente il sistema. Letto e capito mi interesserebbe ancora capire a chi é possibile rivolgersi in caso di problemi di assegnazione del numero da parte di Telecom verso l’altro operatore, parlo di rete fissa. C’è un uffico Telecom direttamente contattabile via telefono o via email?
    Grazie!

    • Salve Markus, ovviamente no, non esiste alcun indirizzo email a cui rivolgersi e, anche se esistesse, non perverrebbe mai alcuna risposta perché le grandi aziende hanno trovato l’America con la Rete: la usano per sembrare amichevoli ma in realtà se ne servono per eclissarsi e sottrarsi dal rapporto diretto con il cliente.
      L’unica soluzione è: raccomandata con ricevuta di ritorno alla sede legale. A quella si sottraggono solo se la legge glielo consente, perché laddove non fosse così e l’utente abbia ragione, rischiano la querela e il risarcimento.
      Disarmante, lo so, ma è così.
      Saluti

  2. Roberto ha detto:

    E’ possibile risalire presso quale operatore è attiva una numerazione di rete fissa?
    Questo mi serve per sapere a chi attribuire le colpe di una mancata migrazione da BT Italia per rientro in Telecom Italia con numerazione risultante non più attiva.

    • In teoria sì, perché è un dato tecnicamente necessario per far funzionare l’instradamento delle chiamate. In pratica è piuttosto difficile: se a chiederlo è un avvocato che, per gista causa, lo chiede al Ministero delle Comunicazioni, quest’ultimo non può sottrarsi dal rispondere o dallo spiegare perché non risponde. Quel che rileva sono i tempi, che sono quelli italiani, della pubblica amministrazione italiana. Ossia, da spararsi. Mi spiace di averle dato una “cattiva” notizia, ma è così…
      Saluti
      MVP

  3. La Redazione ha detto:

    Nessuno ha parlato di codici non regolari, ma solo di codici “fittizi”: l’articolo, nell’appellarli tali, si riferisce esattamente a quanto lei ha precisato. Non sono stati citati né leggi, né incontri AGCOM né delibere proprio in virtù del target dell’articolo, destinato a chi non vuol riflettere su aspetti tutt’altro che semplici. L’essere “fittizi” non significa che quei codici non funzionino, significa solo che sono “diversi” da come sarebbero normalmente, potrebbero trarre in inganno l’inesperto e, lato “lavorazione”, comportano una diversa burocrazia alle spalle per essere onorati.

    Peraltro, il target a cui è destinato questo articolo non ha alcun interesse nel conoscere dettagli sino a questo punto. In ogni caso, la sua precisazione è utile per chi invece avesse avuto dubbi: il codice “fittizio” è stato definito esattamente dove e come ha citato lei.

    Un saluto

  4. Marco ha detto:

    Visto che si parla di codici fittizi etichettandoli come non “regolari” vi invito a leggervi la delibera 35/10/CIR dell’Agcom con attenzione (per chi non lo sa è la delibera che regola la NP Pura) con particolare attenzione alla pagina 8 dove si definisce come è fatto un codice migrazione. Cito Testualmente

    “Essendo il numero oggetto di portabilità ovviamente noto al cliente ne segue che la comunicazione esplicita, da parte del donating, di tale dato all’interno del COR (codice risorsa ovvero parte del codice migrazione) sia superflua. Tuttavia l’Autorità ritiene opportuno, al fine di mantenere la struttura del codice di trasferimento dell’utenza uguale a quella delle migrazioni (rif. ai codici della delibera 274), che tale campo COR sia comunque compilato con una stringa convenzionale”
    e per stringa convenzionale nella stessa pagina dice:
    “Gli Operatori hanno convenuto con la stringa “12345678” nel corso dell’audizione del 14 maggio 2010.”

    Direi pertanto che il codice che definite fittizio è perfettamente in linea con quanto definito dall’Agcom.

  5. La Redazione ha detto:

    E la si può affrontare, senza alcun problema: su queste pagine, così come si è dato ampio spazio alle problematiche di IPv6 (che resta un tasto dolente ancora oggi, purtroppo, vedasi milioni di dollari pagati da Microsoft per arraffare gli IPv4 di Nortel), c’è spazio anche per quello.

    Dunque, se ha piacere di farlo e di parlare di ADSL, invii un fax con i suoi recapiti diretti: eventualmente si potrà passare dal condizionale al presente, parlandone chiaramente e facendo sapere ai lettori cosa accade dalla viva voce di un operatore. Qualora decida, si prepari ai confronti… da queste parti di operatori ne circola più di uno.

    Saluti

  6. Francesco ha detto:

    Beh il mio commento è sicuramente da operatore del settore e aggiungo che sicuramente dal 7 febbraio abbiamo fatto un passo avanti non indifferente per quanto riguarda proprio le portabilità e ad oggi a noi non risultano grossi problemi di portabilità tra i grandi e dai grandi verso i piccoli almeno noi non abbiamo trovato nessuna difficoltà da questo punto di vista, cosa che era impensabile già un paio di mesi fa dove eravamo veramente in un mercato ingessato. Ora però che si è smosso dal punto di vista delle numerazioni Telecom sta cercando di ingessarlo lato adsl…..ma questa è un’altra storia…..che andrebbe però affrontata…….

  7. La Redazione ha detto:

    Bene, la sua precisazione – immaginiamo la faccia “da operatore” – non può che rallegrarci, ma ancor di più i lettori: vuol dire che quel cambiamento di situazione che avevamo anticipato si sta concretizzando sempre di più.

    Non possiamo fare altri nomi, ma Eutelia non è la sola a usare codici di migrazione pseudofittizi.

    Le nostre “fonti”, comunque, ci informano che ancora non è tutto proprio a posto, insomma non è esattamente come per i cellulari dove davvero si può fare il giro di tutti gli operatori più volte, mantenendo il numero: c’è ancora qualcosa da sistemare e affinare prima di poter dire “è fatta”.

    Ma il suo commento testimonia – e lo speriamo – che la strada sia quella giusta. A ben pensarci, sarebbe anche ora, no?

    Un saluto

  8. Francesco ha detto:

    Gentile Redazione la ringrazio per la pronta risposta, però precisiamo anche che i codici di migrazione non sono affatto fittizi, forse vi state riferendo ai codici Eutelia?! Eutelia utilizza una sintassi particolare per poter assegnare un solo codice di migrazione a tutte le numerazioni di un singolo cliente per questo usa i primi 3 codici per identificare se stesso poi le cifre dall’1 all’8 222 finale che viene chiuso da un codice da una lettera. Questo codice non è affatto fittizio e viene utilizzato per migrare tranquillamente le numerazioni native Eutelia verso altri operatori. Per quanto riguarda invece la scritta dove Eutelia non pubblicizza più la possibilità di migrare verso Telecom e Fastweb questo accade perchè è diventata superflua visto che si possono migrare verso tutti quelli che si sono attrezzati ed i grossi sono tutti attrezzati ad accettare numerazioni di altri operatori. In più siccome le numerazioni Eutelia sono gratuite è un modo per evitare il dissanguamento visto che ultimamente ha attraversato momenti bui.
    Cordialmente.

  9. La Redazione ha detto:

    Come lei sa perfettamente, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Nel testo si è accennato che la situazione sta cambiando e ci si riferiva proprio alla delibera da lei citata.

    Di fatto, però, non ancora tutti gli operatori sono realmente pronti, lo dimostrano i codici di migrazione del tutto fittizi che alcuni operatori hanno iniziato a usare, per onorare i quali Telecom Italia ancora oggi, come è stato confermato direttamente a questo sito, opera con autorizzazioni della direzione generale di volta in volta.

    Dunque, non c’è nessuna imprecisione: questo articolo è volutamente non tecnico e non specialistico, il suo scopo è far capire i meccanismi a chi non ha preparazione, le “licenze” che si concede vanno intese esclusivamente in tal senso.

    Un saluto

  10. Francesco ha detto:

    Chiedo scusa trovo molte imprecisioni in questo articolo che è stato scritto oggi 04.04.2011, soprattutto nella parte di portabilità che dal 07.02.2011 è stata modificata per ordine dell’AGCOM permettendo la migrazione tra operatori semplicemente dotandosi di codice di migrazione. Quindi trovo veramente forviante un articolo che dice il contrario a meno di aver capito male.




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