VoIP e Internet: in Italia c’è un freno, ma dall’estero non si vede
Milano – VoIP, ultima frontiera. Il traffico voce sta gradualmente migrando dalle soluzioni di telefonia tradizionale a quelle in grado di portare le conversazioni su Internet. È quanto osserva Om Malik su GigaOM, constatando la crescita di questo settore anche nel Vecchio Continente. Ma quanto è vera questa constatazione per il mercato italiano?
Secondo quanto evidenziato da uno studio pubblicato da TeleGeography, il 2008 ha visto il VoIP conquistare il 26 % del mercato europeo della telefonia fissa in Europa in termini di quota di mercato, ma solo il 10 % del volume d’affari. La ricerca evidenzia che anche al di qua delle Alpi questo business è in crescita, seppur moderata, e in buona parte questo è da accreditare all’introduzione – sul fronte del mercato wireline, ossia della telefonia fissa – di nuove soluzioni flat ADSL+fonia, che hanno superato le meno remunerative (per gli operatori che le rivendono) formule basate su hardware Telecom Italia con preselezione automatica. Niente a che vedere con il settore della telefonia mobile, in cui – in Italia, ma anche oltre confine – parlare di VoIP (e via VoIP) è più difficile, dal momento che gli operatori non offrono valide soluzioni Internet flat e non vedono di buon occhio soluzioni alternative a quelle tradizionali.
Uno dei motivi (o il Motivo, con la M maiuscola) di questa reticenza (che solo Tre Italia e gli altri operatori del gruppo Hutchison-Whampoa non mostrano, proponendo Skype sul 3Skypephone e negli smartphone legati all’offerta X-Series) risiede nel business originato dalle tariffe di terminazione. Si tratta dei prezzi che gli operatori di telecomunicazioni applicano per inoltrare una chiamata da un’altra rete sulla propria, particolarmente elevati nelle direzioni fisso-mobile e mobile-fisso: nei bilanci dei gestori, insieme ai profittevoli servizi SMS e MMS, rappresentano una fetta cospicua del volume d’affari, anche in virtù dell’elevato tasso di penetrazione della telefonia mobile. È dunque comprensibile che le aziende ne favoriscano la sopravvivenza.
Lo scenario potrebbe però cambiare, perché le attuali condizioni di questo mercato non sembrano destinate a perdurare in eterno, anzi: secondo quanto osserva Craig Moffett, analista di Sanford C. Bernstein & Company, il mercato sarebbe addirittura prossimo al collasso. Nel 2008, rileva Moffett analizzando la situazione USA, il numero degli utenti è aumentato del 5,9%, una crescita da attribuire alla maggior diffusione di cellulari e smartphone in grado di utilizzare servizi a valore aggiunto, che secondo l’analista è però destinata ad appiattirsi per un motivo sotto gli occhi di tutti, utenti e addetti ai lavori: la saturazione del mercato, derivante proprio dall’elevata diffusione di telefonini. Questo fattore, unito all’ormai accertata recessione che tocca ormai vari settori, sarebbe alla base dell’imminente crisi di mercato prefigurata da Moffett, che potrebbe costringere le compagnie telefoniche a correre ai ripari e giocarsi tutti i possibili jolly per garantirsi la sopravvivenza, spaziando da politiche tariffarie più aggressive a differenti approcci commerciali.
La crescita registrata dalla telefonia su Internet nel mercato italiano, dunque, potrebbe essere superiore se solo venissero perseguite politiche di mercato favorevoli, tanto sul fisso quanto sul mobile. In quest’ottica potrebbe fare scuola la ben diversa situazione rappresentata dalla Francia, in cui il VoIP ha raggiunto un tasso di penetrazione che sfiora il 50% delle utenze, e questo grazie all’introduzione di un elemento di rottura rappresentato da Iliad, operatore broadband che con le soluzioni flat triple-play vendute con il brand Free ha dato una scossa al mercato, costringendo altri operatori a seguire la medesima strada, contribuendo così alla diffusione delle soluzioni di telefonia su Internet.
Un’ultima considerazione, che evidenzia ancora una volta come le statistiche viste dall’estero possono non rappresentare con esattezza il reale scenario esistente nel Bel Paese. In questi giorni stanno circolando commenti su uno studio di Nielsen Online, dal quale emerge come le Member Community (i social media, fondamentalmente) stiano vivendo un periodo particolarmente florido, addirittura superando la stessa posta elettronica quale mezzo di comunicazione. E ciò principalmente grazie alla larga adozione di dispositivi mobili. Dallo studio si evince inoltre che l’Italia sarebbe tra i paesi più attivi nella crescita della popolarità di tali servizi (quasi il 10 per cento) ma, come a questo punto risulta chiaro, se crescita c’è stata, non è attribuibile in così larga misura all’uso dei social media a partire da dispositivi mobili: è sufficiente immaginare quanto poco tempo impiegherebbe ad azzerarsi un piano tariffario Internet mobile pseudo-flat all’italiana (ovvero con cap di traffico), specie con novità come i frequenti aggiornamenti di certe Home Page o, in campo mobile, con certi applicativi dedicati proprio a quel segmento d’utenza.
Dario Bonacina














