Cambio operatore e penali: perché gli italiani sono sciocchi

Un selfie di un tipico utilizzatore (esclusivo) di WhatsApp
Un selfie di un tipico utilizzatore (esclusivo) di WhatsApp
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 24/02/2015
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Gli operatori cellulari hanno vinto: adesso «lasciarli» in anticipo costerà caro. Il bello è che la soluzione c’è, ma siccome esiste solo WhatsApp, nessuno la adotta.

I nostri legislatori, a quanto sembra, in consiglio dei ministri si stanno piegando alle lobby degli operatori cellulari. Il disegno di legge sulla Concorrenza approvato venerdì 20 febbraio rimette in gioco i costi per il cambio anticipato dell’operatore: «Nel caso di risoluzione anticipata […] l’eventuale penale deve essere equa e proporzionata al valore del contratto e alla durata residua della promozione offerta». In poche parole, i vantaggi apportati a suo tempo dal decreto Bersani vanno in fumo.

Al di là di ogni possibile j’accuse all’indirizzo della compagine governativa, ormai interamente paragonabile a una zavorra, più che a una struttura rappresentativa della cittadinanza operante nelle veci e per conto della medesima, gli italiani sono sciocchi. Stupidi. Hanno i mezzi per difendersi, gratis, con uno sforzo minimo, ma non lo fanno.

Ragioniamo. Perché vogliamo cambiare operatore? Perché oggi si va da chi offre di più a meno soldi. Ovvio. E oggi lo si fa – grazie al decreto Bersani – con poche remore, perché non presenta costi importanti e fa mantenere il numero telefonico. Con la novità di venerdì scorso diventerà costoso, perché gli operatori potranno “ricattare” la clientela negando la portabilità in assenza di una penale per recesso anticipato.

Se vogliamo i servigi di un altro operatore, possiamo comprare una nuova SIM che, però, avrà un altro numero. Il che ci disturba, ma perché? Perché poi bisogna chiamare tutti e comunicare il nuovo numero, altrimenti tutti i nostri corrispondenti non ci troveranno più e, soprattutto, non avremo più nessun nome in WhatsApp.

Già. WhatsApp. L’unica App di Instant Messaging esistente al mondo. Perché tutti hanno WhatsApp, quindi anche noi dobbiamo avere WhatsApp. Quindi non si può cambiare numero telefonico, altrimenti è una scocciatura. Governo e operatori cellulari ci hanno fregati.

Bene. “Resettiamo” un attimo il cervello, proprio con un CTRL-ALT-CANC di beata memoria e lasciamo andare la fantasia.

WhatsApp? Non sappiamo neanche cos’è: come sistema di Instant Messaging usiamo BBM, alias BlackBerry Messenger, esistente per tutte le piattaforme mobili (iOS, Android, Windows Phone e, naturalmente, BlackBerry).

Abbiamo le nostre SIM complete di 1 Gigabit di piano dati in 3,5G o meglio ancora 4G. Per telefonarci, utilizziamo BBM: basta scorrere la sua rubrica, indipendente da quella dello smartphone, toccare il contatto desiderato e quindi la cornetta verde in alto sullo schermo. Il corrispondente riceve la chiamata e parliamo, una normalissima telefonata che si svolge transitando sulla connessione Internet. A fine telefonata, sempre via BBM, ci scambiamo una foto e qualche riga di chat.

Che numero telefonico ha la nostra SIM? Mah, non ce lo ricordiamo, ma non importa: non ci serve. Anzi, domani cambiamo operatore, perché l’operatore X ci fa un prezzo migliore, ma l’operatore Y, da cui proveniamo, dice che ci rifiuta la portabilità perché non accetta il recesso anticipato.

E chissenefrega: va bene qualsiasi ricaricabile, con qualsiasi numero, purché dotata di Internet. Andiamo, l’acquistiamo, la inseriamo al posto di quella vecchia e riaccendiamo lo smartphone. Quella vecchia? Stoppati i pagamenti e abbandonata, semplice.

Poi vogliamo di nuovo telefonare: apriamo BBM e la rubrica è lì, ancora integra, tutti i corrispondenti presenti, anche se abbiamo cambiato SIM (e quindi numero). Tocchiamo il contatto desiderato e parliamo. I nostri corrispondenti non si sono neanche accorti che abbiamo cambiato numero di cellulare: eh no, perché non gli occorre conoscerlo per parlare con noi. Medesimo discorso per chat e gruppi: sono ancora tutti lì, esattamente come con la SIM precedente.

Fine della storiella. Che non è fantasia, è realtà. Questo scenario è possibile adesso, per chiunque abbia uno smartphone (e un po’ di cervello). Basta usare BBM. Si, proprio BBM, perché tutte le altre App che fanno “parlare” (Viber, per esempio, e tra poco anche WhatsApp che, mannaggia, ancora non lo fa), offrono – o offriranno – la possibilità di parlare, ma sono tutte legate al numero di telefono. BBM è l’unica a non esserlo, è una tecnologia ormai collaudata, stabile e perfettamente funzionale.

Invece no: tutti a lamentarsi. E tutti ad aspettare, bava alla bocca, che l’unico Instant Messaging degno di considerazione, WhatsApp, si degni di regalare al mondo il servizio di conversazione vocale.

Siamo o non siamo degli autentici trogloditi, idioti e deficienti?

Marco Valerio Principato

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Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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