Come i cellulari hanno trasformato il Kenya

The New Blog Times
Fred James Ferreri
Di
Pubblicato il: 16/03/2009
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In Kenya, la brillantezza della mente ha superato sé stessa. Un popolo che ha saputo fare del cellulare uno strumento irrinunciabile, trovandogli applicazioni incredibili

Boston – Kenya, Africa Est, bagnato dall’Oceano Indiano, tra Somalia e Tanzania. 582mila chilometri quadrati, clima tra arido e tropicale, quasi 38 milioni di abitanti. Per farsi un quadro completo, basta visitare questa completissima pagina dell’ormai proverbiale FactBook della CIA.

Un’area dove i cellulari hanno letteralmente cambiato il modo di vivere. Lo testimonia il ricercatore del Massachussetts Institute of Technology (MIT) Nathan Eagle, che nei suoi interventi alla O’Reilly Emerging Technology Conference ha regalato squarci di un quadro che ha dell’incredibile. “Il Kenya ha alcuni servizi di telefonia mobile anni avanti a ciò che noi abbiamo adesso”, ha detto Eagle.

La foto d'apertura del sito TxtEagle

La foto d'apertura del sito TxtEagle

Il ricercatore ha avviato in loco una startup chiamata TxtEagle. L’obbiettivo – ironizza Janko Roettgers su GigaOM – è molto simile a quello del Mechanical Turk di Amazon: far eseguire un numero sterminato di microlavori, ad un numero altrettanto sterminato di utenti che, in cambio, ottengono micropagamenti. Per avere un’idea più precisa della portata dell’iniziativa, Wired ha un articolo che spiega in dettaglio cosa accade e porta diversi esempi.

Ma l’aspetto più interessante che GigaOM sottolinea è il come i cellulari abbiano radicalmente cambiato un paese come il Kenya negli ultimi anni, rendendo possibile non solo l’esistenza di servizi come TxtEagle, ma di fatto scuotendo l’intero sistema economico del paese.

Il ricercatore ha fatto molti viaggi in Kenya ed ha raccontato che l’operatore cellulare dominante del posto, Safaricom, già da qualche anno ha commercializzato un servizio – difficile da definire – di «condivisione di ricariche».  L’idea alla base era quella di consentire alla gente di condividere parte del proprio credito telefonico, inviandolo alle persone residenti nelle aree rurali più sperdute, diversamente non in grado di acquistare credito in nessun posto.

La brillantezza del popolo è subito saltata fuori, facendo di questa possibilità diversi altri usi: ad esempio, “moltissime persone impiegano questa funzione esattamente come fosse moneta contante”, spiega Eagle. “Si può, letteralmente, pagare il Taxi cedendo ad esso l’importo della corsa sotto forma di «cessione» di parte della propria ricarica”.

Safaricom, vista la flessibilità del metodo, ha pensato subito di sfruttarlo commercialmente, creando un sistema completo chiamato M-PESA. Grazie a M-PESA, oltre a pagare il Taxi, si possono ottenere i soldi dal Bancomat (all’estero chiamato comunemente ATM, Automatic Teller Machine), si paga l’elettricità, i servizi, tutto. In pratica, un vero e proprio portafoglio, virtuale, che gestisce una moneta elettronica… inesistente, ma funzionante.

L’ultima trovata che Eagle racconta per bocca di GigaOM è forse la più brillante. Nelle zone rurali, avere acqua potabile può essere un problema, non solo per i costi di installazione dei sistemi di distribuzione, ma per l’indisponibilità stessa di moneta sul posto, utile per acquistare l’acqua. Ma ora, le aziende disposte ad installare gli impianti di potabilizzazione e distribuzione non mancano: perché li installano completi di apposito sistema integrato di pagamento, basato su M-PESA.

Si potrebbe dunque concludere che il Kenya, nel vero senso della parola, ha inventato di sana pianta il proprio denaro elettronico wireless.

Fred J. Ferreri


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Sezione in lettura: Telecomunicazioni

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