Cabine e schede Telecom, ecco l’Italia che se ne va

Due telefoni pubblici Telecom Italia vicino al Vaticano, in corso di dismissione.
Due telefoni pubblici Telecom Italia vicino al Vaticano, in corso di dismissione.
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 23/03/2015
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Prosegue la dismissione dei PTP (Posti Telefonici Pubblici), lasciando a bocca asciutta turisti ed emergenze.

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Scheda per PTP serie San Valentino, anno 1999 (fronte).
Scheda per PTP serie San Valentino, anno 1999 (fronte).
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Scheda per PTP serie San Valentino, anno 1999 (retro, con area messaggio).
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Scheda per PTP serie San Valentino, anno 1999 (estratta dal cartoncino).
Scheda per PTP serie San Valentino, anno 1999 (estratta dal cartoncino).
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Roma – Sedici giugno duemilaquindici. Tra poco meno di tre mesi. In quella data Telecom Italia smantellerà degli apparecchi telefonici pubblici dislocati in strada. Nella foto in testa sono ripresi due apparecchi, installati a Roma nei pressi del Vaticano, a cui è riservata quella sorte.

La data ovviamente non è la sola: fa parte di un’intera agenda di dismissione, decisa neppure da Telecom Italia, ma dall’AGCOM, con la delibera n. 31/10/CONS, intitolata “Revisione dei criteri di distribuzione sul territorio nazionale delle postazioni telefoniche pubbliche nell’ambito del servizio universale”.

All’art. 2, comma 2, par. b si specifica: «la dicitura “QUESTA CABINA SARA’ RIMOSSA IL GIORNO….” con specificazione della data di rimozione, nel rispetto del termine di preavviso di cui al comma 1, redatta con caratteri in stampatello maiuscolo e grassetto di almeno 4 centimetri di altezza e di larghezza».

Il cartello apposto dall’operatore riporta altresì, come da disposizioni AGCOM, la procedura da seguire qualora si desideri che una determinata cabina resti attiva. Per farlo, occorre inviare un’email certificata a

cabinatelefonica@cert.agcom.it

indicando i propri dati, l’ubicazione e la motivazione per cui non se ne ravvisa la rimozione. Vi sono anche i numeri di telefono e fax presso cui richiedere ulteriori informazioni.

Purtroppo per il comune cittadino l’invio di un’email a quell’indirizzo è pressoché impossibile: per avere valore legale l’email deve provenire da un indirizzo email altrettanto certificato e oggi come oggi la stragrande maggioranza dei cittadini non ne dispone.

Viene da chiedersi se sia giusto, opportuno e ragionevole proseguire nella direzione indicata da AGCOM (e concordata, anche se nessuno lo dice, con Telecom Italia, sia chiaro), procedendo fino a privare completamente il territorio di qualsiasi “PTP”, sigla di Posto Telefonico Pubblico, un tempo molto in uso ma oggi ritenuto anacronistico.

Certamente è vero che oggi la stragrande maggioranza delle persone dispone di un cellulare, magari non necessariamente smart, ma lo ha. E con esso dispone, in linea di massima, di una tariffa voce e SMS “forfettaria”, che per un tot al mese fa usufruire di un tot di “minuti” e un tot di SMS indipendentemente dalla tipologia di utenza che si intenda chiamare (fisso o mobile): la sola condizione è che sia un numero italiano. Ciò porterebbe a dire: “tutti hanno il cellulare, dunque le cabine non le usa nessuno”.

Non si tratta di una conclusione errata, ma è una conclusione miope. Perché non tiene conto di una serie di fattori, come ad esempio la comunicazione di emergenza e quella turistica. Un turista che ha bisogno di comunicare con il proprio albergo è costretto a utilizzare il proprio cellulare in roaming (dunque a spendere molto di più), oppure a dotarsi di una scheda SIM ricaricabile locale, con una spesa non inferiore ai dieci euro e, in alcuni casi, qualche difficoltà di attivazione a causa della cittadinanza non italiana. Viceversa, con qualche semplice monetina da 10 €c potrebbe essere in condizione di comunicare agevolmente.

Indubbiamente il passato è passato: non avrebbe più molto senso far circolare le schede telefoniche usa e getta. Vent’anni fa Telecom Italia ne produceva ancora, di ogni foggia, come ad esempio quelle stampate in occasione di San Valentino, con tanto di messaggio per chi eventualmente l’avesse ricevuta in regalo, del valore di diecimila Lire (vedi immagini in colonna). Oggi sono semplice collezionismo.

Si potrebbe, però, fare altro: per esempio stabilire un QR-Code che, ripreso con uno smartphone e un’apposita App, abiliti il telefono pubblico su cui è affisso a effettuare una chiamata, addebitando il costo sul credito residuo. Ciò sarebbe la felicità assoluta per un turista, accanto alla possibilità per chiunque di effettuare una chiamata semplicemente inserendo una monetina, magari a fronte di un cellulare con batteria scarica o guasto.

Ma probabilmente altri interessi spingono per la rimozione, dunque mettiamoci l’animo in pace: i telefoni pubblici, in Italia, prima o poi vivranno solo nei ricordi, nei siti Web rievocativi e nei libri di storia.

Marco Valerio Principato

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Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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