HTTPS nel mobile: i giochi stanno cambiando

Il protocollo HTTPS sta prendendo il sopravvento.
Il protocollo HTTPS sta prendendo il sopravvento.
La Redazione
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Pubblicato il: 11/06/2015
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Le soluzioni di traffic management per gli operatori mobili dovranno fronteggiare una nuova sfida: quella di gestire sessioni cifrate, ormai parte della realtà di traffico.

Roma – Secondo una stima di ATIS Open Web Alliance, che ne ha analizzato lo scorso anno i dati, circa il 25 per cento del traffico Web si è svolto in modalità cifrata, sfruttando il protocollo HTTPS. Oggi la tendenza è in forte aumento, per via dei grandi player come Google, Facebook, YouTube, Netflix ed altri, e le più recenti osservazioni hanno rilevato una percentuale, specie in Europa, giunta al 65 per cento, tendente a salire ancora. Per gli operatori cellulari questo è un problema, perché le vecchie soluzioni di traffic management possono poco o nulla su tale tipo di traffico.

Gestire il traffico HTTPS in una situazione di alta densità o di congestione è una sfida notevole: il traffico “si vede”, ma non è possibile manipolarlo in alcun modo, spiega a Telecoms.com John Reister, VP marketing e product management di Vasona Networks. Svolgere anche una semplice ottimizzazione, sotto forma di trascodifica di file (per esempio in relazione a uno streaming video, ndR) diventa impossibile.

Né è pensabile l’adozione di Proxy: essendo il traffico cifrato, non se ne ricaverebbe null’altro che uno “sguardo sommario” su cosa sta transitando. Ottenerne poco più che le semplici proprietà della sessione non aiuterebbe e il non poter intervenire rappresenta, per gli operatori, un passo indietro sulla qualità di rete che possono offrire ai loro clienti: il semplice aumento della banda può non bastare.

Secondo Reister una possibile soluzione consiste nell’adozione del DRCF, sigla di Dynamic Rate Control with Feedback. In alcune installazioni la soluzione ha portato fino al 25 per cento di riduzione dei tempi di latenza e di portata, sia per quanto concerne i flussi video che la normale navigazione.

Questo approccio – chiarisce il dirigente – consente all’operatore di variare la capacità di banda per ogni sessione, tenendo in considerazione tutti i tipi di traffico in una cella sotto congestione e sfruttando informazioni in tempo reale su come si sta comportando ogni singola sessione.

La soluzione si sta dimostrando valida anche per gestire il traffico HTTPS, dal momento che non richiede di conoscere il contenuto dei dati in transito e considera tutte le sessioni in corso contemporaneamente. Il sistema, con metodologie avanzate combinate con tecniche euristiche, prende in considerazione diverse variabili: caratteristiche delle sessioni come la velocità di downstream (anche in rapporto a quella di upstream), i gap tra pacchetti, la dimensione dei pacchetti e molte altri dettagli attraverso cui riesce a stabilire che tipo di sessione è in corso, anche se cifrata.

L’impiego di una simile soluzione, secondo Reister, consentirebbe all’operatore di gestire efficacemente il traffico di ogni singola sessione assicurando la migliore esperienza possibile anche durante le congestioni e, per di più, senza alcuna necessità di modificare contenuti, eseguire trascodifiche, adattamenti di velocità e, soprattutto, senza tentare alcuna decodifica.

In una parola, il traffico resta sicuro (come deve essere) e all’operatore resta la possibilità di una sua gestione volta al miglior risultato possibile lato cliente.

Tutto ciò – conclude Reister – si dovrà tradurre in un nuovo approccio anche da parte dei vendor di soluzioni di mobile traffic management tenendo conto che il traffico HTTPS non sembra affatto voler arrestare la sua corsa all’adozione generalizzata. Dunque, per gli operatori sarebbe bene iniziare a occuparsene senza porre tempo in mezzo.


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