USA, lotta per le frequenze: per i «piccoli» basta così

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 26/06/2015
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Osservare il comportamento delle autorità USA nel dipanare la matassa della riassegnazione delle frequenze da TV a operatori cellulari può essere utile: fa riflettere sul modello europeo, non necessariamente vincente.

Roma – In tutto il mondo gli operatori cellulari stanno facendo pressioni sulle autorità dei rispettivi paesi. Lo scopo è di ottenere altre porzioni di spettro radio da destinare alle reti cellulari, sempre più affamate di spazio e di velocità. Ma a differenza di quanto accade in Europa, negli Stati Uniti la Federal Communication Commission ha detto no: va bene così com’è.

La ragione è presto detta. «Man mano che gli americani trascorrono sempre più tempo nell’impiego dei loro cellulari, la FCC cerca di riservare porzioni più ampie dello spettro disponibile al servizio cellulare», spiega il New York Times.

Per farlo – continua il quotidiano – la Commission sta riacquistando i diritti venduti ai broadcaster locali svariati anni fa. Successivamente, tali diritti vengono rivenduti dalla Commission agli operatori cellulari, così da permettere loro di migliorare il servizio nell’intera nazione e favorire una sana competizione.

Nel far questo, la Commission pone dei limiti nei confronti delle quantità di spettro da assegnare ad AT&T e Verizon, i due operatori “dominanti” (un po’ come TIM e Vodafone in Italia), i quali già dispongono delle fette migliori di spettro, idonee per svolgere il servizio radiotelefonico cellulare (e Internet, ovviamente).

Ai più piccoli, cioè T-Mobile USA e Sprint (un po’ come Wind e Tre in Italia) non resta che effettuare azioni di lobbying al fine di tentare di guadagnare altro “spazio radio”, possibilmente in quelle bande più basse, preziose per “allargare” il proprio raggio d’azione, e mirare alla crescita. Operazione che, racconta il New York Times, questo mese è stata compiuta e le “pressioni” sono arrivate alla Commission, con la richiesta di riservare ai “piccoli” una parte ancora più grande delle bande “preziose” all’asta che si terrà il prossimo anno.

Ma la risposta, scritta da presidente della FCC Tom Wheeler sul blog della Commission, sia pure in autentico burocratese, è stata un bel “no”. Certamente la Commission rivedrà le proprie regole sulle aste, in quanto sono norme del 2006 e, quindi, inadeguate in un contesto che, rispetto a nove anni fa, non guarda più al servizio cellulare come a un sistema 2G, bensì al 4G e, in prospettiva, al 5G.

Tuttavia, «ci sarà una significativa porzione di spettro resa disponibile in tutti i mercati della nazione a tutti i partecipanti», ha scritto il presidente della FCC. «Di conseguenza, i consumatori trarrano beneficio diretto dalla competizione in tutte le aree della nazione».

Il comportamento totalmente differente delle due realtà – USA ed Europa – costringe a ricordare le diverse situazioni geopolitiche. Negli USA le frequenze sono state vendute (e non concesse, come avviene in Europa) ai broadcaster, i quali ora possono rivenderle alla FCC, che poi ne farà l’uso ritenuto più idoneo (cioè rivenderle ad altri soggetti interessati).

Il ruolo della Commission è centrale, dunque, nel porsi come elemento di garanzia della concorrenza e di vigilanza su un’equa distribuzione delle frequenze volta a consentire una sana competizione sui mercati. Ma non ha interessi di tipo sostanzialmente economico-regolatorio come accade ad esempio in Italia, dove lo stato, “proprietario” delle frequenze radio, indìce le aste pensando in primo luogo agli importi più alti possibile e ne resta, comunque, titolare ed elemento di armonizzazione con l’Europa, rilasciando a chi si aggiudica lo spettro oggetto di gara una concessione di durata limitata nel tempo.

C’è da chiedersi, dei due, quale possa offrire migliori prospettive per il futuro e se non sia il caso, proprio osservando queste diversità, di ripensare almeno parte del sistema normativo italiano (ed europeo) in ottiche più aperte, che eviterebbero l’aggiudicazione a chi, sul punto, ha maggior potere d’acquisto ma non sia necessariamente, al contempo, il soggetto migliore ai fini di una crescita sana.


Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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