Femtocelle? In USA «non attaccano»

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 20/11/2009
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Gli studi lamentano che le femtocelle “non si vendono”. Costano troppo e non rappresentano, per chi dovesse adottarle, alcun vantaggio economico, anzi: gli operatori cellulari non fanno alcuno sconto per le telefonate che le attraversano. Così, moriranno

Roma – Secondo quanto emerge da uno studio condotto da ABI Research, la vendita sul mercato statunitense delle c.d. femtocelle nell’arco del 2009 è stata ben poco entusiasmante.

La femtocella è essenzialmente un apparecchio in grado di creare, all’interno della propria abitazione, una minuscola stazione radio base cellulare, completa a tutti gli effetti, ma di potenza bassissima, non in grado di superare le quattro mura dell’appartamento, al pari di un comune router WiFi domestico. Lo scopo è quello di rendere le conversazioni assolutamente prive di qualsiasi esitazione o caduta, proprio in quelle zone dove la copertura radio del proprio operatore non è tra le migliori.

Con un costo oscillante tra i 150 e i 200 dollari, spiega Telecompetitor, le femtocelle non si pongono di fronte ai possibili acquirenti nel modo giusto. Perché un cliente dovrebbe sborsare ulteriore denaro per avere un servizio che, in fin dei conti, dovrebbe già ottenere come risultato del pagamento dell’abbonamento al servizio telefonico cellulare? Questa la sintesi della protesta tra le righe citata dal sito, per la verità molto facilmente condivisibile.

Trattandosi, di fatto, di una funzionalità che avvantaggia il fornitore, risparmiandogli l’installazione di una ulteriore stazione radio base o il potenziamento / elevazione di quella già presente, sarebbe forse opportuno procedere verso la diffusione delle femtocelle con proposte verso gli eventuali utilizzatori completamente diverse.

Lo studio di ABI Research individua nel 2010 un anno in cui potrebbe verificarsi una lieve flessione verso l’alto nella diffusione di questa tecnica ma, come puntualizza anche DSLReports, occorrerebbe da parte degli operatori cellulari un approccio radicalmente diverso: giustamente, se le conversazioni al cellulare si svolgono attraverso la propria femtocella, pagata fior di dollari, non sembra troppo equo che tale conversazione divori ulteriore denaro sul proprio piano tariffario mobile, esattamente al pari di una conversazione svolta dove di tale supporto non vi è alcun bisogno e tenuto conto che tale conversazione si svolge sfruttando la propria connettività ADSL (o cable che sia, il concetto è identico) per dialogare con lo switching center dell’operatore.

Tecnicamente, l’idea della femtocella è senz’altro valida: aiuterebbe, tra l’altro, a ridurre sensibilmente l’elettrosmog, vista la sua potenza estremamente ridotta, di diversi ordini di grandezza inferiore a quella emessa dallo stesso telefono cellulare. Ma perché il concetto possa trovare spazio a casa delle clientele cellulari di tutto il mondo e perché i relativi padroni di casa acconsentano all’impiego, quanto meno sarebbe necessario che gli operatori fornissero le femtocelle su base volontaria e in comodato d’uso completamente gratuito. Inoltre, sembrerebbe molto più equo se applicassero a tutte le conversazioni che vi si svolgono a partire dal cellulare intestato al proprietario uno storno totale, limitandosi a incassare il corrispettivo solo da eventuali cellulari “ospiti”.

Vista in quest’ottica, forse, la femtocella potrebbe realmente decollare, e non solo negli Stati Uniti. Diversamente, sembra molto, molto difficile che possa ricavarsi uno spazio degno di essere classificato economicamente profittevole.

Marco Valerio Principato


Marco Valerio Principato (2067 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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