Digitale terrestre: più canali in TV, meno sugli smartphone
Mentre si accendono i ripetitori che portano la TV sul segnale digitale, si spegne il digitale terrestre sui telefonini degli utenti TIM. Le frequenze liberate saranno utilizzate per il DTT “per le TV” e, probabilmente, per la banda larga mobile
Milano – La marcia del digitale terrestre prosegue il suo percorso: fra l’attività di spegnimento dei ripetitori del sistema analogico e l’accensione di quelli con sistema digitale si inserisce la fase di confusione generale, con cui utenti ed emittenti – per motivi diversi – si trovano a dover fare i conti. Ma anche il digitale terrestre è già pronto a spegnersi: , su un fronte particolare: il mercato della telefonia mobile.
Mentre nelle regioni dove è già stato attuato il passaggio definitivo non dovrebbero esserci più problemi, nel resto del Belpaese – tra switch-over e switch-off – sono ancora in molti a non capire cosa accade: c’è chi ha sintonizzato il proprio decoder (o televisore abilitato) da tempo anche se non ha avuto inizio il primo step (e di conseguenza neppure il secondo, che da programma tronca definitivamente le possibilità di visione su segnale analogico) e si lamenta perché non vede nulla, ma c’è anche chi lo ha fatto nella fase di switch-over (quando i due segnali ancora convivono), e tra questi c’è chi vede oltre 100 nuovi canali e chi vede molto meno.
L’ondata in questi giorni si trova nel nord Italia e si sta spostando da Ovest a Est: allo switch-off previsto per la Lombardia il 26 novembre farà seguito quello per il Veneto fissato per il 30, ma – come già si è verificato in altre zone – nelle aree di sovrapposizione dei segnali si potrà assistere a problemi imprevisti di mancanza o intermittenza della ricezione. Chi ha un piccolo televisore dotato di una vecchia antenna da interno, ossia non collegato all’antenna posizionata sul tetto, potrà patire un certo isolamento anche a lavori ultimati ed avere bisogno di acquistarne una nuova.
Prima di dannarsi l’anima, comunque, è opportuno attendere proprio la data che corrisponde agli interventi finali che decretano l’effettivo switch-off per una determinatra zona o regione e sul sito www.decoder.comunicazioni.it è possibile trovare tutte le indicazioni – comune per comune – sul temuto passaggio.
L’interesse che tutti dimostrano per una tecnologia che va a toccare lo strumento di intrattenimento leader nelle case degli italiani è inversamente proporzionale a quello che gli stessi utenti del Belpaese – che vanta una media di 1,5 telefoni cellulari per ogni cittadino – prestano alla tecnologia DVB-H, che è sempre TV e sempre digitale terrestre, ma trasmesso agli handheld (da cui la H che segue la sigla DVB), cioè i dispositivi portatili come i telefonini abilitati a riceverne il segnale: la miniaturizzazione del mercato televisivo ha portato a una nicchia talmente piccola che si vede a stento, tant’è che TIM ha preso la ferale decisione di chiudere la propria offerta.
Come riferito da Repubblica.it, infatti, l’operatore mobile del gruppo Telecom Italia ha deciso che le trasmissioni sui propri telefonini cesseranno alla fine di quest’anno. Uno smacco per un’azienda che – come Vodafone – aveva stipulato nel 2006 un contratto quinquennale con Mediaset per l’utilizzo delle relative frequenze e della rete DVB-H, che valeva 14 milioni di euro ogni anno, a cui si dovevano aggiungere i contenuti (che Mediaset ha fatto pagare a TIM 140 milioni di euro). Il DVB-H di TIM chiude dunque i battenti con un anno di anticipo sulla scadenza dell’accordo con Mediaset. Da Vodafone ufficialmente non si sa ancora nulla, ma potrebbe essere solamente in attesa del termine del contratto.
La fine dell’effimera era del DVB-H potrebbe preludere a qualcosa di positivo: le frequenze non più utilizzate torneranno impiegabili per altre destinazioni. Mediaset sfrutterà quelle nella propria disponibilità per rimpinguare la propria già cospicua offerta televisiva, ma si prevede che le frequenze che corrispondono al dividendo digitale terrestre siano destinate all’asta WiFI che si terrà nel prossimo anno, in virtù della quale il Ministero dello Sviluppo Economico ha già considerato di poter ricavare una somma pari a circa 2,4 miliardi di euro.
Dario Bonacina




































