Il “Modus Vivendi” dei francesi: il caso Vivendi-Mediaset

Sede Vivendi (credit: Flickr)
Sede Vivendi (credit: Flickr)
Di
Pubblicato il: 29/04/2015
Commenti Commenta | Permalink

Non esiste una stagione particolare per gli acquisti, quando si parla di grosse società. Anche loro, come le persone comuni, si guardano intorno per cercare sconti e occasioni. Soprattutto in Italia.

Roma – È circolata lunedì mattina la notizia del forte interessamento della francese Vivendi, società anonima (data la sua frammentazione non ha una proprietà stabile ad essa riconducibile) attiva nel campo dei media e delle comunicazioni, per la nostrana Mediaset, che ha quindi conseguito un’ottima performance in borsa (+8,23%). Partiamo dalla Francia. Agli inizi del nuovo millennio Vivendi si presentava come un puzzle da ricomporre, che subiva perdite annue miliardarie (22 mld di euro nel 2002). Grazie ad una delle più riuscite ristrutturazioni aziendali dei tempi moderni, la suddivisione odierna del colosso francese è riassumibile in: Universal Music Group (la più grande major discografica del mondo, per quota di mercato) con il 100%; Canal+ (la prima emittente a portare la tv satellitare in mezza Europa) con il 100%; SFR (seconda società telefonica mobile in Francia), anch’essa al 100%. Non bisogna dimenticare la sovrabbondanza di liquidità attualmente presente nelle casse di Vivendi, in attesa di essere spesa.

Torniamo in Italia. Per quanto riguarda Mediaset, l’interessamento dei francesi, spinti da Vincent Bolloré (in quanto azionista di maggioranza del gruppo con il 14,5%, ma con il doppio dei diritti di voto assembleari, grazie alla legge Florange), è ovviamente dettato dal successo ottenuto nell’ultima acquisizione per i diritti sportivi. Infatti, se fino ad adesso SKY Italia ha dominato incontrastata tra i provider satellitari, con la trasmissione in diretta di tutti i principali eventi sportivi del mondo, ora è arrivato il turno di Mediaset. Con la controllata Mediaset Premium (in profondo rosso dalla nascita) ora c’è la possibilità concreta di rinfoltire la rosa dei clienti, recuperandoli magari tra i delusi di SKY (poco meno di 5 milioni di abbonati). Tuttavia, qui la storia si complica, visto che Mediaset vorrebbe pure approdare nel satellite, per ampliare l’offerta di canali in HD e per coprire la diretta di tutti gli eventi, non possedendo abbastanza canali terrestri. Ovviamente la contromossa di SKY è quella di comprare il 100% di Premium, ma è giunto il “problema” Vivendi.

Il piano francese sarebbe non solo quello di realizzare quanto appena elencato, ma anche di andare alla ricerca di nuovi clienti con lo stesso metodo intrapreso da SKY Italia negli ultimi anni (cambiando troppo spesso partner, purtroppo): offrendo i pacchetti completi di telefono, internet e tv. Questo tipo di abbonamenti, inoltre, consentirebbe di evitare l’installazione di parabole (costo di manodopera e permessi) se la rete supportasse almeno il flusso di dati in HD (Netflix trasmette le autoprodotte serie tv in 4K per i dispositivi compatibili, in America), in tutto il territorio. Per questo Lunedì si sarebbe anche dovuto parlare dell’avvicendamento come azionista di maggioranza in Telecom Italia, dopo l’uscita di Telefonica, con quasi il 9% di monsieur Bolloré.

Che i grandi numeri facciano la notizia più appetibile è risaputo, ma sarebbe utile accorgersi in tempo di quanta italianità ci sia ancora rimasta.


Riccardo Donini (24 articoli)

Amante della tecnologia, in particolare crittografia e sicurezza. Attento alla discrezione, schivo del frastuono della Rete.


Commenti (Facebook)
Commenti (locali)




Nota: La moderazione in uso potrebbe ritardare la pubblicazione del commento. Non è necessario reinviarlo.